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Alcune variabili che influenzano i vini

Territori dei vini italiani

Sezione dedicata a tutte le regioni italiane, un viaggio nelle terre del vino, alla ricerca di vitigni italiani dai meno ai più conosciuti. 

"Traversata una gola tra dossi boscati, e campi su cui la vite ha distesa una rete di fronzuti festoni, ci affacciammo a vasto verdeggiante bacino. Vedete com’è ubertosa, popolata e gioconda la mia Franciacorta!" come Tullio Dandolo, molti letterati hanno esaltato le dolci colline della Franciacorta, una rigogliosa isola felice dove il tempo si fa alleato e complice del vino spumante per eccellenza.

Il Soave nel Veneto, nel Lazio i vini dei Castelli Romani,l’Aglianico in Campania o il Moscato di Pantelleria.
Che cosa hanno in comune questi vini?

Apparentemente nulla, ma sotto sotto, precisamente nel terreno troviamo il comun denominatore che rendono questi vini unici nel panorama enologico italiano e direi mondiale.
Il suolo vulcanico. L’Italia, a differenza dei cugini d’oltralpe, annovera  una varietà incredibile di uve e di terroir, dalle vigne estreme in Val d’Aosta con altezze che sfiorano i 1500 mt. alle viti ad alberello di Pantelleria spazzate del vento.
Riusciamo a produrre vini  in qualsiasi luogo accessibile basta andare in Liguria sui terrazzamenti strappati dall’uomo alla terra per vedere delle miniseggiovie che vengono utilizzate per trasportare l’uva  nei punti di raccolta.

In una nazione, l’Italia, che produce vino da circa 3.500 anni, il Brunello di Montalcino puo’ essere considerato un’invenzione moderna. Non si tratta infatti di un vino prodotto in omaggio alle locali tradizioni, ma e’ il frutto degli studi di un singolo viticoltore, Ferruccio Biondi Santi. Intorno al 1870, Ferruccio Biondi Santi comincio’ a diffondere nei suoi vigneti un clone di Sangiovese, chiamato Brunello. Il giovane viticoltore aveva notato che una varieta’ di Sangiovese - chiamato “grosso” per distinguerlo da quello originario del Chianti, che aveva i grappoli piu’ piccoli - resisteva maggiormente agli attacchi di fillossera che tanto avevano flagellato i vigneti della zona. Alla fine, Ferruccio Biondi Santi reimpianto’ completamente i suoi vigneti e presto fu in grado di produrre con soddisfazione un vino ricavato da un solo vitigno. Ma fece di piu’, diede un taglio netto alle tradizioni del luogo: i toscani, al tempo, preferivano di gran lunga vini rossi giovani, rinvigoriti dalla pratica del “governo”, spesso addirittura frizzanti. Il Brunello veniva, e viene tutt’ora, invece, sottoposto ad un processo di affinamento di almeno quattro anni in botti di rovere, completato poi in bottiglia dove sviluppa nel corso del tempo le sue pregiate qualita’. Il Brunello comincio’ a far parlare di se’ a partire dal 1880. La prima grande annata” ufficiale” del Brunello fu il 1888, di cui esistono ancora cinque bottiglie, perfettamente integre, a riprova della sua grande longevita’: con il passare degli anni, acquista sempre maggiore fragranza, un sapore piu’ vellutato, una maggiore armonicita’ ed un profumo delicato e, allo stesso tempo, intenso. Ricordiamo a questo proposito un’affermazione del Barone Luigi Ricasoli, politico e grande produttore toscano (fu dettato da lui il disciplinare del Chianti), quando, nel 1930, assaggio’ del Brunello annata 1888: “Ecco, io a questo non ci arrivo”, disse, decretando cosi’ la qualita’ e la longevita’ di questo eccezionale vino. Nel 1988, e’ stato celebrato il Centenario di questo straordinario vino, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga.

La nostra penisola vanta enormi ricchezze culturali a partire dalle grandi varietà di paesaggi , di città ,cittadine e borghi che raccontano storie leggende e tradizioni.
La coltivazione della vite fa parte della nostra storia millenaria , occupando verdi e fresche colline, terrazzamenti scoscesi o soleggiate isole.
Regione dopo regione abbiamo un susseguirsi di territori e cantine che simboleggiano l’Italia del vino , esaltando vitigni e terroir unici.
Un veloce viaggio alla scoperta di qualche ricchezza del vino italiano ,per scoprire un Italia che produce e si appassiona.


Agosto 2013, dopo un lungo viaggio in treno, arrivo finalmente sulle pendici dell’Etna. Il vulcano, che sembra non abbia ancora perso il vizio, mi accoglie fumando. Il sole alto e caldo illumina con una vivissima luce le vigne etnee. Da qui inizia il mio breve racconto sui giorni in cui sono stato ospite del vulcano più alto d’Europa. Per gli spostamenti uso una vecchia, quanto indistruttibile panda bianca di primi anni ’90, senza autoradio, senza aria condizionata. Autovettura che nelle grandi metropoli trova spazio solamente nelle mostre e concorsi di auto appassionati, qui è uno tra i veicoli più diffusi e richiesti; sembra che il mercato di una panda old style si aggiri sui millecinquecento euro!...insomma un vero affare per chi non riuscendo a capire la grandiosità di una incrollabile meccanica, lascia arrugginire il modello più in voga nelle strade etnee, in scuri garage.

 

Lo scrigno d’Italia
Umbria: unica regione italiana, insieme all’alpina Valle d’Aosta e al bilingue Trentino Alto Adige, a non avere sbocchi sul mare, quasi a voler nascondere i suoi tesori dalle scorribande di frenetici e stagionali turisti. Quasi a voler tutelare il suo patrimonio di arte, storia, artigianato e sapiente viticoltura. Il territorio è montuoso per quasi il 30% della superficie e il restante 70% è coperto da un sinuoso susseguirsi di colline. Le poche pianure che troviamo coincidono con le valli dei numerosi fiumi che percorrono con pacata calma l’intero territorio. A nord della regione, troviamo la rinascimentale Città di Castello, circondata da verdi paesaggi e antichi borghi.

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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