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16 Ott 2015

Sono andato a trovare Mariacristina Oddero nella storica cantina, in frazione Santa Maria nel comune di La Morra. E ho vissuto una delle esperienze più belle del mio viaggio nelle Langhe del Barolo.

Poderi e Cantine Oddero è uno degli storici e più noti produttori del Barolo. La cantina è stata fondata oltre 150 anni or sono e, di generazione in generazione, continua a trasmettere alcuni valori molto importanti nei vini che produce, nel completo rispetto della tradizione e del territorio. Oggi l’azienda è condotta da Mariacristina e Mariavittoria, figlie di Giacomo Oddero, personalità stimata non soltanto in terra di Langa, che ha avuto un ruolo molto attivo nello progresso del comparto del Barolo.

I vigneti situati nei comuni più importanti nelle zone del Barolo e del Barbaresco, appartengono alla famiglia Oddero in alcuni casi da oltre due secoli, come attestano alcuni antichi documenti comunali del XVIII secolo. A cavallo del Settecento e l’Ottocento si iniziano a vinificare le uve prodotte nei vigneti di proprietà nel comune di La Morra. A quel periodo risale l’edificazione della parte più antica della cantina. Poi, a partire dal 1878, Oddero comincia ad imbottigliare.

Oggi l’azienda possiede complessivamente 35 ettari di vigneti, circa metà dei quali coltivati a Nebbiolo da Barolo. In alcuni casi, parliamo di parcelle dei più prestigiosi cru di alcuni dei comuni del comparto. Vigna Rionda e Collaretto a Serralunga d'Alba, Mondoca di Bussia Soprana a Monforte d'Alba, Rocche di Castiglione, Fiasco e Villero a Castiglione Falletto. A La Morra, poi, l’azienda possiede vigne dei cru Roggeri, Capalot, San Biagio, Brunate e Bricco Chiesa, quest’ultimo posizionato proprio nelle adiacenze della cantina. Nelle Langhe, citiamo ancora il vigneto Gallina a Neive, dove si produce il Barbaresco. Altri vigneti di proprietà si trovano a Trezzo Tinella e a Vinchio d’Asti.

I valori della cantina si basano sul rispetto della natura e del territorio, oltre che della salute del consumatore. Così in azienda si applicano metodi di diserbo meccanico, tra i filari e tra i singoli ceppi; si impiegano concimi organici e, ove necessario, si utilizza rame e zolfo contro le classiche malattie della vite, gli unici composti ammessi dai protocolli di produzione biologica. Lo stesso impegno lo ritroviamo in cantina, mentre, tra le buone pratiche aziendali, cito il riciclo dei materiali che va dal vetro alla carta, dalla plastica, al metallo, finanche ai tappi in sughero.

L’azienda produce circa 160.000 bottiglie l’anno. In cantina ho avuto la possibilità di degustare una selezione dei vini piuttosto significativa: dal Langhe bianco 2011 al Langhe Nebbiolo 2011; dalla fresca Barbera d’Asti Superiore 2011 e 2012 allo splendido Barbaresco Gallina 2010. Quindi una spettacolare sequenza di Barolo, tra cui molti dei cru aziendali. Abbiamo iniziato con i Barolo 2010 e 2011 per passare ai cru Villero 2011, al Brunate 2006, al Bussia Soprana Vigna Mondoca dei millesimi 2008 e 2006 per terminare con il leggendario Vigna Rionda 2005. Un’esperienza difficilmente replicabile altrove.

In questo racconto mi occuperò del Barolo Bussia Soprana Vigna Mondoca 2006. La Bussia è una bellissima collina che si trova nel comune di Monforte d’Alba. Questo territorio, molto antico (risale al periodo elveziano), che potremmo considerare già come un cru, è stato ulteriormente suddiviso in parcelle più piccole. Come la Vigna Mondoca di Oddero che si trova a 380 m s.l.m. con esposizione a Sud-Ovest. Il suolo è calcareo e minerale, molto compatto. La densità di impianto non supera i 4500 ceppi/ha con allevamento a Guyot.

Grande è l’importanza data alla selezione manuale delle uve sia in vigna che in cantina. La fermentazione e la successiva macerazione avvengono in acciaio per una durata di 30 giorni circa a temperatura controllata di 28-29° C. Segue la fermentazione malolattica. L’affinamento viene condotto in botti di rovere austriaco da 30 ettolitri per una durata di 36 mesi con un’ulteriore maturazione in bottiglia che avviene in cantina per oltre un anno. Potremmo definirlo un Barolo “tradizionale”, ottenuto con lunghe macerazioni e affinamento in legno grande.

Vi racconto ora la degustazione.

Vino dal colore granato pieno senza alcun cedimento. Il naso, ampio e articolato, sprigiona inizialmente profumi floreali, freschi di violetta e gladioli. Quindi sentori di particolare piacevolezza di anice, liquirizia, tostati di caffè, cuoio. Man mano che il vino si ossigena, cambia nel bicchiere. Emergono ora note mentolate, di rabarbaro, con un fruttato in confettura sullo sfondo. Bocca larga, con un grandissimo tannino, acidità molto ben presente. Il vino, che si trova nel pieno della sua gioventù, ha davanti a sé una lunga storia ancora da scrivere. Chiude con una persistente scia minerale con nitidi ritorni di menta.

Un vino monumentale, una degustazione incredibile. Uno di quei casi in cui il vino occorre sorseggiarlo in tranquillità, disponendo del giusto tempo per poterlo apprezzare pienamente. Barolo emblema di grande tradizione e di rispetto del territorio.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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