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23 Gen 2014

L’Italia terra da sempre vocata alla coltivazione della vite grazie anche a condizioni pedoclimatiche favorevoli, offre uno scenario veramente vantaggioso per colture di qualità. Molte cantine infatti, mosse da passione e caparbietà, rivalutano dei territori spesso purtroppo dimenticati, come accade per la cantina vitivinicola Monte Somma Vesuvio. Sempre legati alle meravigliose radici di provenienza, misero a vite dei terreni abbandonati immersi nel Parco Nazionale del Vesuvio. Giuseppe Campanile nonchè fondatore dell’azienda, capì che questi territori sottovalutati erano in realtà fertili e capaci di donare dei vini di pregio ancora oggi. La nascita dell’azienda rappresenta dunque una significativa valorizzazione di questo terroir e di quei vitigni autoctoni messi nel dimenticatoio. Nicola Campanile titolare dell’azienda, ci lascia un’interessante intervista, dove spiega il lavoro che svolgono per tenere sempre alta la qualità dei vini e l’onore di questo paese chiamato “Pollena Trocchia”. Dalle risposte che ci sono state date, traspare anche una grande energia e soddisfazione di chi, nonostante tutto, riesce a realizzare un’azienda vitivinicola solo con le proprie forze.

Pollena Trocchia, luogo ricco di storia e tradizione. Raccontaci questo Vostro paese.
Paese ubicato nella provincia di Napoli, precisamente alle pendici del monte Somma, parte integrante del Parco Nazionale del Vesuvio. Fino alla metà del ‘900 meta di ricche famiglie che qui trascorrevano periodi di villeggiatura. Il paese, anticamente, era formato da due borghi che vantavano origini comuni, etrusche, sannite e osche; questi popoli, attratti dal clima mite e dal terreno fertile, si stabilirono in questo territorio. Successivamente arrivarono i Romani, che oltre a dedicarsi all’agricoltura, fecero della zona un luogo di villeggiatura e di cura termale; in questo periodo, ai due borghi, venne dato il nome di Apolline, dal tempio dedicato ad Apollo, e Trocla, dal latino torchio perché si coltivavano principalmente vigneti e si produceva già un ottimo vino. Poi ci pensò Gioacchino Murat, nel 1811, ad unificare i due borghi in un unico paese dandogli il nome di Pollena Trocchia.

Come nasce questa riscoperta degli autoctoni? Solo per amore della tradizione?
Purtroppo, nonostante il clima mite ed il suolo fertile, l’agricoltura locale è rimasta ancorata a vecchi principi. E’ predominante la promiscuità delle coltivazioni, dalle albicocche alle noci, dalle nocciole alle viti, dai piselli alle fave e pomodori, ecc. Siccome il territorio offre notevoli potenzialità l’azienda Montesommavesuvio ha pensato di invertire la rotta valorizzandolo, con il recupero di terreni abbandonati e dei vigneti autoctoni esistenti in loco, non trascurando neanche la tradizione come bagaglio culturale del luogo in cui si vive.

Etichette eleganti ed originali, cosa c’è dietro la loro realizzazione?
La ricerca estetica di elementi in grado di rappresentare ciò che più caratterizza le radici di provenienza dei Nostri vini, associata al rispetto della professionalità e alla creatività. Tutti questi presupposti sono in grado di donare quel valore aggiunto che rende le idee semplici ed eleganti.

Come è organizzata la vostra cantina? Chi ci lavora e di cosa si occupa?
La cantina strutturalmente è composta da due locali, uno come laboratorio, dove avviene la lavorazione delle uve e dei vini, l’altro adibito a punto vendita aziendale. Nel laboratorio si trovano i macchinari atti alla trasformazione più i contenitori di acciaio per lo stoccaggio dei vini; inoltre esiste un locale interrato adibito a barricaia. Qui vengono affinati i vini Catalanesca I.G.P. e Lacryma Christid.o.c. rosso. Essendo l’azienda a conduzione familiare gli operatori sono tutti provenienti da questo ambito, inoltre è coadiuvata da un giovane ed esperto enologo.

L’organigramma aziendale è il seguente:
Campanile Giuseppe, perito agrario, promotore dell’idea, si occupa prevalentemente della direzione tecnica e lavori di campagna e cantina;
Campanile Nicola, titolare, si occupa della parte commerciale e lavori di campagna e cantina;
Rollo Linda, graphicdesigner, si occupa del marketing e della comunicazione e lavori di cantina;

Gli enti pubblici vi offrono supporto nella vostra opera di valorizzazione del territorio?
Gli enti pubblici sono completamente assenti perché incompetenti e non rispettosi delle iniziative che non portano a loro visibilità.

Quali tecniche di lavorazione e conservazione adottate?
Durante il periodo della vendemmia le uve prelevate vengono portate in tempi rapidi in cantina che dista a poca distanza dai terreni coltivati. Le uve bianche, seguono appunto la tecnica di vinificazione in bianco, dunque vengono diraspate e passate nel torchio pneumatico, dove avviene la criomacerazione con ghiaccio secco, utilizzata per favorire il recupero degli aromi; successivamente il mosto fiore, utilizzato per l’imbottigliamento, viene separato dalla restante parte. Le masse vengono riversate in contenitori di acciaio, a temperatura controllata di circa 13° C. Dopo 24-36 ore viene effettuato un primo travaso per eliminare le parti solide che si sono accumulate sul fondo, poi vengono inoculati i lieviti che danno l’avvio ad una lenta e costante fermentazione che dura circa trenta giorni. Alle uve rosse dopo la pigio diraspaturaviene effettuato l’inoculo dei lieviti ed il mosto viene fatto fermentare a temperatura controllata di circa 22° C.

Quali vini producete?
Lacryma Christi d.o.c. bianco. Uvaggio: coda di volpe 80%, falanghina 10%, greco 10%.
Lacryma Christi d.o.c. rosso. Uvaggio: piedirosso 80%, aglianico 10%, sciascinoso 10%.
Lacryma Christi d.o.c.rosso affinato in barrique
Catalanesca I.G.P. del Monte Somma bianco, uva catalanesca 100%.
Catalanesca I.G.P. del Monte Somma passito. Fermentazione e affinamento in barrique.
Falanghina I.G.P. Campania bianco, uva falanghina 100%.
Passito di Catalanesca I.G.P. del Monte Somma
Affinamento prima in contenitori di acciaio per 4 mesi, poi un passaggio in barrique, per il Lacryma Christi rosso, di lieve tostatura, e infine in bottiglia per almeno 3 mesi.

Catalanesca è un vitigno poco conosciuto dal resto di Italia, quali sono le sue caratteristiche che lo rendono un gran vino monovarietale?
La storia di questo vitigno è particolare. Alla fine del 1400 venne portato da Alfonso I° d’Aragona dalla regione spagnola della Catalogna e venne impiantato nei territori del monte Somma dove ha attecchito molto bene. Forse è uno dei pochi vitigni non replicabile in altra parte del mondo, in Catalogna è quasi del tutto scomparso. Ha la particolarità di avere le bacche con l’epicarpo molto consistente e l’endocarpo molto denso, infatti la resa in vino è intorno al 60%, mentre per il passito è intorno al 30%. E’ caratterizzato dall’avere profumi complessi e intensi con netti sentori fruttati e floreali, mentre al gusto si presente con una struttura fresca e una decisa sapidità e mineralità.

Se ne producono poche bottiglie del Catalanesca, viene considerato quasi un Cru?
Sicuramente è un Cru e la produzione è limitata perché precedentemente l’uva veniva utilizzata prevalentemente come frutta da tavola in quanto non era consentita la vinificazione. Un altro motivo riguarda la maggior parte dei contadini dell’area di produzione che non hanno provveduto a denunciare le quote in loro possesso, anche perchè non hanno una visione imprenditoriale lungimirante.

Azienda biologica, perchè questa scelta di operare nel rispetto del biologico?
Il presupposto di produrre dei vini di qualità ci porta inevitabilmente a non usare pratiche invasive nella conduzione dei fondi, infatti non usiamo erbicidi, utilizziamo poco i prodotti sistemici, in un prossimo futuro li elimineremo completamente. Cerchiamo di rispettare la natura per poterne ricavare il meglio.

Quante bottiglie si producono l'anno?
Circa 15000 bottiglie.

Rese per ettaro?
Il disciplinare prevede che la resa massima per ettaro sia di 100 q.li, la nostra produzione si aggira su 70 q.li/ha.

Quali sono le difficoltà che incontra una piccola cantina?
Sicuramente occorre avere come dicevano i vecchi contadini un “coraggio barbaro” inseguire un’idea e metterla in pratica in una regione del sud, partendo da zero e basando il tutto sulle proprie forze sia fisiche che economiche. E’ chiaro che non avendo supporto dalle istituzioni, fare i conti con una burocrazia farraginosa, conquistare spazio e visibilità nei mercati, l’impossibilità di accedere al credito agevolato per i giovani imprenditori, creano notevoli difficoltà agli imprenditori agricoli e non.

Quali sono gli obiettivi raggiunti?
Inizialmente è stato già un successo rompere il “muro del silenzio” nell’ambito locale, perché nelle piccole realtà, una nuova iniziativa viene sempre accolta con grande scetticismo. Poi col tempo apprezzando la qualità dei nostri prodotti i clienti ci hanno dato fiducia, e col passa parola,abbiamo conquistato spazi sottraendolo anche ad altri che già operavano sul mercato prima di noi.

Come pensate di evolvere? Puntate anche ai mercati esteri?
Mantenere nel tempo il livello qualitativo alto è un’evoluzione continua. Esportiamo piccoli quantitativi in Svizzera e Repubblica Ceca, comunque siamo in attesa dell’apertura di un buon canale commerciale che possa far conoscere i nostri prodotti principalmente negli U.S.A e in Cina.

Eleonora Baldassini

Eleonora 23 anni,Sommelier Master Class AIS delegazione di Roma. Sommelier ed organizzatrice di eventi e degustazioni nelle location più prestigiose di Roma.

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