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07 Apr 2014

In Italia spesso si pensa che i vini bianchi non abbiano la stessa importanza dei grandi rossi che oramai sono diventati famosi nel mondo, ci sono però delle realtà che dimostrano il contrario e fanno conoscere i loro prodotti d’eccellenza riscuotendo importanti consensi, come la cantina Quintodecimo.

Quintodecimo è l’antico nome di Mirabella Eclano, appunto perché il luogo dista 15 miglia da Benevento.
L’azienda è gestita dai Signori Luigi Moio e la moglie Laura, entrambi appassionati del loro lavoro e orgogliosi di quello che hanno creato sino ad oggi.

Il Signor Luigi è un grande ricercatore e sa tutto sulle componenti chimico-fisiche del vino, tanto che insegna all’Università di Napoli ricerca scientifica del vino e olfattologia. Ha speso 5 anni della sua vita a Dijone in Borgogna dove chiuso in un laboratorio ha approfondito la chimica degli odori e appreso l’importanza del “Terroir” che in Francia è da tempo fondamentale.
 
Al suo rientro in Italia, oltre a svolgere la professione di enologo presso l’azienda di famiglia, continua gli studi presso l’università di Napoli e nel frattempo pubblica anche i suoi lavori e collabora con altri enologi e cantine tra le quali Feudi di S. Gregorio.

Negli anni novanta non sta mai fermo e le sue consulenze e collaborazioni sono svariate,  tra le quali possiamo citare quella con Marisa Cuomo, Maffini, Caggiano, Villa Matilde, Cantine del Tabuno.
Per il Professor Moio arriva il momento di pensare alla sua azienda, poter avverare quel sogno che tiene nel cassetto da sempre: una vigna tutta sua, con una casa dove abitare con la famiglia.

L’occasione arriva dopo un’attenta ricerca sui terreni che dovevano rispondere a delle caratteristiche precise, ovvero trovarsi in una zona con un perfetto microclima, il suolo ricco di scheletro e circondato dal  verde.

La ricerca dà i suoi frutti e quel posto tanto ricercato lo trova in Irpinia, precisamente a Mirabella d’Eclano dove dopo tutte le analisi del caso fa nascere assieme alla moglie Laura, quella che diventerà l'azienda Quintodecimo.
 
Ovviamente il professore dedica tantissime energie alla sua azienda e impone subito la sua filosofia: posizionarsi in una fascia di mercato medio-alta, le uve devono essere quelle tradizionali e nel vino si deve riconoscere l’impronta territoriale, grazie ad una attenta cura dei dettagli e pulizia in cantina.
Nascono così da questa terra situata nel mezzo delle tre Docg Campane Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, i vini di Quintodecimo che sono: il Terra d’Eclano,  il Taurasi Riserva Quintodecimo,  il Cru Vigna del Grande Cerzito, “Via del Campo” da uve Falanghina, L’Exultet da uve fiano ed infine il Giallo d’Arles da uve greco.

I rossi sono senza dubbio dei vini di ottima fattura e qualità, ricchi di profumi,  struttura e eleganza garantendo longevità, ma la vera sorpresa sono i vini bianchi, che grazie al terreno assumono una bella mineralità e sapidità, oltre a delle interessanti note aromatiche di frutti e fiori, ovviamente in relazione al vitigno e alle annate ma comunque sono vini che riescono a suscitare emozioni sorso dopo sorso.

Per dettagli sulla degustazione ve nè parlerò in un prossimo articolo.
In riferimento ai sesti di impianto sono situati ad un’altezza compresa tra i 460 e i 490 m slm dove ci sono notevoli escursioni termiche tra giorno e notte, c’è grande rispetto della eco-sostenibilità e non c’è uso di diserbo e mai concimi chimici.

E’ importante sapere che i vigneti di Quintodecimo partecipano al progetto europeo di ricerca per la sostenibilità e continui monitoraggi con speciali attrezzature, vengono effettuati sia sulla vite che sui terreni.

Ecco quindi una realtà italiana ricca di tipicità, territorio, conoscenze e tradizione.
Complimenti alla famiglia Moio.

Antonello Baglioni

Sono Antonello, ho 37 anni e da quando ne ho 14, fin dai tempi della scuola, lavoro nel mondo alberghiero e della ristorazione collezionando esperienze importanti e molto formative, fino a raggiungere una soddisfacente preparazione. L'interesse nutrito poi per il vino mi ha spinto a fare dei corsi e prendere il diploma dell' A.I.S. Ho lavorato come sommelier in un ristorante stellato e ho avuto la possibilità di stappare e assaggiare grandi etichette. La passione per il vino deve essere cullata e non lasciata morire, ecco perchè mi piacerebbe continuare a parlare e scrivere sul vino, oltre che ovviamente a degustare

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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