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28 Lug 2014

Korsic - Collio Bianco 2012 e Collio Rosso 2010

Spesso mi trovo a consultare per acquisti o per curiosità, il listino, o meglio la gamma dei vini prodotti da un'azienda e sempre più frequentemente sono basito dalla quantità di etichette che anche le piccole realtà produttive riescono a sfornare per soddisfare il mercato, quello strano mostro che è il mercato, capace di creare e distruggere nel giro di pochi anni aziende senza i fondamentali, senza un'adeguata storia e programmazione.

La domanda allora mi sorge spontanea: "ma la specializzazione per chi ha meno di 10 ettari non sarebbe consigliabile come elemento distintivo rispetto alla concorrenza? Tre, diciamo cinque tipologie di vino prodotti non potrebbero essere un buon compromesso per la riconoscibilità e la qualità in un mercato e in una congiuntura economica sempre più cannibalizzante?"

I Korsic non nascono come famiglia produttrice di vini in Giabrana, provincia di Gorizia, a cavallo tra il Collio friulano e la Brda slovena, ma sono li da più di 150 anni, nella ristorazione, occupati nel settore agricolo e con le leve più giovani nel lavoro d'impianto di vigneti in varie parti d'Italia.

 

Le uve fino a circa una decina di anni fa venivano conferite alla vicina cooperativa di San Floriano, poi la scelta di imbottigliare in proprio il prodotto dei 7 ettati di vigneto, curati in maniera naturale e con il minimo interventismo in cantina.

Due soli vini a catalogo, che Dio li ringrazi, entrambi imbottigliati nella classica bottiglia di vetro Collio con spallette molto squadrate e collo lungo, coltivati a circa 170 mslm godendo delle brezze calde dell'Adriatico e della protezione delle Alpi Giulie, oltre che di un terreno composto da marne ed arenarie stratificate.

Il Collio Bianco è un uvaggio di Friulano (50%) Ribolla Gialla (30%) e Chardonnay (20%), fermentazione controllata e acceni di macerazione sulle bucce per la Ribolla, tutto in acciaio e vetro l'affinamento; gli uvaggi sono un pò fuori moda, ma nel Collio hanno una storia e un significato, ogni vitigo da al risultato finale il suo contributo senza snaturare o forzare il tutto.

Millesimo 2012, colore ancor oggi paglierino con riflessi dorati, tutto è delicato e sussurrato, approccio olfattivo tenue: biancospino, pesca bianca, erba cipollina, al palato entra caldo, servito intorno ai 10° si riesce a valorizzare al meglio la sua freschezza agrumata e la sapidità calcarea, non è un sorso complesso o grandemente sfaccettato, ma di un'armonia disarmante, buona la persistenza su carnose sensazioni di prugna e pesca gialla, può essere un ottimo compagno di aperitivi scoppiettanti o per un inizio pasto decisamente delicato.

Il Collio rosso, annata 2010,  è un uvaggio in prevalenza di Merlot con un saldo del 5% di Cabernet Franc, le vigne come per le uve a bacca bianca hanno un'età media di 25 anni, l'uvaggio può far storcere il naso hai puristi della nouvelle vogue del bere, tutti autoctoni e monovitigno, ma invito a provare quasta boccia con animo puro.

Rubino cangiante di bella concentrazione cromatica ma di dinamica consistenza, ha un primo naso di vispa vegetalità e di fresca fruttosità: radice di geraneo e un'acidissima marasca emergono fin da subito, poi vira verso un deciso balsamico e su fiori disidratati piuttosto che su spezie.

Al palato come per il bianco ha un entrata larga ma al tempo stesso scorrevole, la spalla acida sorregge egregiamente il sorso, nonostante la setosità dei tannini ammorbiditi dal passaggio in barrique esauste, è un vino che non ha la presunzione di essere nè complesso nè persistente ma di sposare egregiamente la quotidianità della tavola, è un rosso da bere a 17/18° di sera insieme a salumi e formaggi di media stagionatura, ma anche fresco di cantina a 15/16° in un bel pranzo all'aperto accompagnando della pasta fresca con guanciale, pecorino, crema d'uovo e finocchietto selvatico.

La conclusione scontata per quanto semplice è spingere le forze dei piccoli produttori verso una specializzazione produttiva di qualità piuttosto che verso una differenziazione delle etichette nel vano inseguimento del volubile mercato!

Claudio Tenuta

Alla soglia dei quaranta dopo aver collezionato diplomi di ogni specie: Ais, Onaf, Onas, Onao, per citarne qualcuno e aver partecipato attivamente al mondo della eno-gastronomia in vari ruoli (sommerier, degustatore, comunicatore, blogger...), mi sono guardato allo specchio e detto: "basta associazioni e piccole corporazioni elitarie, voglio essere libero da qualsiasi vincolo che soffochi la mia fantasia e la mia personalità".
Per me l'enogastronomia sarà sempre: amore, passione e soprattutto condivisione di esperienze come di emozioni, perché bere e mangiare sono bisogni primordiali che dobbiamo assecondare al meglio delle nostre possibilità prediligendo la qualità e la territorialità dei prodotti consumati.
Laureato in Economia e bancario per sopravvivere, dedico tutto il mio tempo libero allo sport, alle preparazioni culinarie per me e i miei amici e ad assaporare buoni vini, soprattutto naturali, birre artigianali e sigari...

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