Toolbar
20 Dic 2013

Incontriamo l’azienda vinicola Bellicoso, emergente realtà dell’astigiano, che si trova nella frazione di Molisso di Montegrosso d’Asti. La storia inizia soltanto nel 2003, quando Antonio Bellicoso, enologo che da 15 anni aveva condotto la professione di tecnico agrario, decide di smettere il lavoro di consulente per iniziare quello di agricoltore. Così trasforma l’azienda dei genitori nell’attuale cantina, ubicata in una zona ricca di vigne tra le vocate per la produzione di vino piemontese.
Antonio Bellicoso, un sognatore innamorato della natura, capace di plasmarla al suo volere ma di assecondarla al tempo stesso. Che ha seguito personalmente gli scassi, gli squadri, l’impianto di ogni singolo tralcio di vite. Che durante la fermentazione si ferma di notte in cantina accanto alle vasche, per sentire ogni gorgheggio e ribollio del mosto.
Un grande vino non può nascere che da grandissime uve. Non può non nascere che da una grande passione, un grande amore per tutto ciò che si fa: ma questo è tanto più vero quando esiste il contatto vero e diretto tra l’uomo e il suo prodotto.

 

Antonio, quanti ettari vitati conduci?
L’azienda comprende circa 4 ettari di vigneto

In percentuale, quale composizione del vigneto per vitigno?
In linea di massima, l'80% del vigneto è costituito dalla barbera e il 20% dalla freisa: comunque i vini che sono prodotti da me sono sempre e assolutamente figli al 100% del nome che portano in etichetta.

Qual è la composizione del terreno del vigneto? Quale la grana della terra, divisa tra sabbia, limo e argilla?
Il mio è un terreno di medio impasto, leggermente calcareo, con PH lievemente acido. Terreni compatti che necessitano di poca concimazione. Buona la trama argillosa.


Qual è l'esposizione dei vigneti?
Generalmente sud, da sud-ovest a sud-est. Poi c’è un appezzamento sulla parte superiore della collina, che è il punto con massima esposizione e insolazione.


Qual è l'andamento climatico tipico?
Durante l’ultimo decennio: da 500 ml a 7-800 ml annui di piogge. Di fatto la stagione invernale si è posticipata. Il clima è mite fino ad inizio gennaio, mentre l’inverno certamente dura oltre l’equinozio di marzo. D’inverno si sono raggiunti i -20 ° C. D’altra, oggi d’estate abbiamo picchi caldissimi, quando si superano anche i 40°C. Relativamente ai vini che degusteremo, il 2010 è stata un’annata medio regolare. Il 2011 un’annata caldissima.


Quale densità d’impianto delle viti per ettaro?
La distanza di impianto è la seguente: 0,80 cm sulla linea, lungo lo stesso filare; 2,10 m tra i filari. Questa densità di impianto abbastanza elevata (6000 ceppi per ha), permette da un lato di eseguire potature cortissime con bassissime rese per pianta, ma dall'altro lato è proprio il numero elevato di viti a sopperire, anche se solo parzialmente, alla potatura corta. Inoltre l'alta densità di impianto, abbinata ad una bassa concimazione stimola l'apparato radicale e cercare in profondità le sostanze nutritive di cui necessita, vista la competizione naturale che esiste tra le piante per ottenere le stesse risorse contenute nel terreno. Tuttavia la sola elevata densità di piantagione è una condizione necessaria ma non sufficiente.


Qual è la resa di uve per ha? Quanta uva produce ogni pianta?
Normalmente nel mio vigneto non si produce più di 1 kg di uva per pianta, con una resa media di 60 q/ha. Le piante molto cariche comportano una cattiva maturazione delle bacche e la qualità del frutto decade nel suo complesso. La qualità e la finezza del vino si raggiungono soltanto se ogni singola pianta è poco produttiva. Quando cioè si ottiene una bassa carica di gemme per singola pianta e quindi per ettaro.


Qual è la forma di allevamento delle vigne? Quale l'altezza media delle piante dal terreno? quale portinnesti?
Le mie viti sono totalmente allevate a guyot basso. Il primo fil di ferro è posto a circa 40 cm dal suolo e su di esso, normalmente, il tralcio viene piegato in posizione orizzontale (piegatura dei capi a frutto); quindi la fascia dell'uva è posta a circa 60 cm dal suolo. Quando si dice “la terra è bassa”, questo è il tipo di allevamento della vite decisamente più faticoso da coltivare. Forme di allevamento basse consentono un certo grado di maturazione sfruttando anche il calore della terra. Infatti si possono avere elevate densità assieme a ceppi giganti, lontani dal terreno e molto produttivi, situazione che di fatto vanifica le alte densità d’impianto delle viti. Il Guyot basso è senz'altro una delle modalità di coltivazione più soddisfacente sotto il profilo qualitativo: tra l’altro ogni attività connessa alla coltivazione come la potatura, il piegamento dei tralci in modo orizzontale, la potatura delle gemme secondarie (sfemminellatura), la sfogliatura, il diradamento dei germogli, quello dei grappoli, tutto quello che concerne la lavorazione della chioma durante tutta la stagione viene eseguita esclusivamente a mano, come a mano viene eseguita la vendemmia sempre in casse da 18 kg: ogni singolo acino prodotto e sempre frutto di una fatica e di un sacrificio enormi!
In sintesi, l’alta densità di piantagione delle viti, il limitato peso dei grappoli per pianta e di bacche per singolo grappolo al tempo stesso, le forme di allevamento basse e poco espanse, in grado di sfruttare il calore del terreno, favoriscono l’elevazione del rapporto buccia/polpa, supporto sostanziale e indispensabile della qualità che risiede principalmente nella buccia e nelle sue sostanze (aromi, polifenoli ..).


Qual è l'età media del vigneto? Ci sono alcuni appezzamenti che risalgono ad un'epoca completamente diversa o il vigneto risale interamente allo stesso periodo d’impianto? Qual è il comportamento produttivo del vigneto?
Tutti i vigneti sono stati piantati da me personalmente a partire dal 2003. Ma è proprio questo il segreto del grande vigneto: la gioventù. Più passano gli anni, più il viticoltore riesce a far rinnovare l'equilibrio vegeto-produttivo in modo simile alle giovani viti, più l'uva è di qualità: il fatto che si dica che siano le viti vecchie a produrre delle grandi uve, è perché in genere le viti riescono a raggiungere da sole, naturalmente, questo rapporto vegeto-produttivo. In pratica le viti vecchie è come se ridiventassero giovani: allora il bravo viticoltore è quello che fa mantenere per quanto più possibile le viti come se fossero giovani ovvero con un ottimale rapporto vegeto-produttivo! Tutto il vigneto deve essere immaginato come un muro verde colorato al 100% senza buchi, perché ogni buco, ogni spazio non verde costituisce un'occasione sprecata per la qualità. L’ampia superficie fogliare favorisce il processo di fotosintesi clorofilliana e quindi la formazione degli zuccheri negli acini. Ma contestualmente la stessa superficie fogliare, se esagerata e non controllata, paradossalmente costituisce un ostacolo alla maturazione dell’uva.


Che tipo di concimazione usi? chimica? biologica?
La concimazione viene fatta di rado con dei concimi minerali, i trattamenti fitosanitari vengono effettuati seguendo al massimo la lotta guidata: trattamenti frutto di continui studi, ricerca ed esperienza: non vengono eseguiti più di 5 trattamenti annui, dei quali l'ultimo a fine luglio. E comunque, ogni trattamento viene sospeso ad inizio invaiatura: anche se non certificata, la mia è molto di più di un’agricoltura biologica.


Qual è l'epoca vendemmiale dei vari vitigni da te coltivati?
Normalmente l'inizio della vendemmia sarebbe dal 20- 25 settembre con la freisa, a seguire con le barbere. Dico “sarebbe” ed utilizzo volutamente il condizionale, perché in queste due ultime vendemmie, l'estate caldissima ha anticipato ogni attività di almeno 15 giorni: ecco i cambiamenti climatici costituiscono la vera sfida per il viticoltore attento, perché ad essi ci si deve adattare immancabilmente, accomodando intelligentemente ogni lavorazione. E qui si potrebbe aprire un nuovo immenso capitolo: una ventina di anni fa in queste zone la barbera veniva vendemmiata ad ottobre inoltrato!


Ma spostiamoci in cantina e parliamo di vinificazione.
Come dicevo prima le uve vengono raccolte in casse di non più di 18 kg. Quindi vengono pigiate in vasche, non più capienti di 25 quintali: la pigia-diraspatura è la più soffice e delicata possibile.


Quanto dura la macerazione tumultuosa dei vari vini? Quante follature e rimontaggi? Quanto dura la macerazione lenta? Quanto la malolattica?
Durante i primi giorni di fermentazione vengono eseguiti almeno 2-3 rimontaggi giornalieri con lo scopo di distribuire equamente i lieviti nella massa, di raffreddare la stessa e di estrarre il più possibile le sostanze fenoliche dalle bucce, fase fondamentale e decisiva per la qualità finale del vino. Dopo i primi 3 giorni di fermentazione normalmente ci si limita ad effettuare i rimontaggi una volta al giorno. Il mosto cioè viene spillato dalla parte inferiore della vasca e spruzzato sulla parte alta della massa in fermentazione. Durante la fermentazione alcolica, le bucce e i vinaccioli tendono a stratificarsi in alto formando il cosiddetto “cappello”. Il sistema del rimontaggio fa sì che tutto il mosto entri in contatto con il cappello favorendo un intimo contatto fra le varie parti del mosto, determinando una maggiore estrazione dei diversi componenti presenti nelle parti solide ed evitando, tra l’altro, eventuali fermentazioni indesiderate. Un’altra attività fondamentale, al fine di preservare l'entità organolettica dell'uva non disperdendo la qualità, é quella di controllare costantemente il regolare corso della fermentazione primaria, seguendo quasi ora per ora il regolare smaltimento degli zuccheri. Di notte durante la fermentazione, almeno un paio di volte seguo personalmente tale svolgimento: la notte è infatti indispensabile soprattutto al termine della fermentazione, quando ogni cosa attorno tace si riesce a sentire anche i più piccoli movimenti del mosto, ogni gorgoglio. In effetti, portare a secco dei vini cosi ricchi di fenoli e zuccheri, a volte è veramente una sfida imponente: infatti ogni cosa che è  indice di qualità (colore, profumi, zuccheri, tannini dolci ecc.) in realtà è sempre un naturale ostacolo per il decorso fermentativo. Più il mosto è ricco, più bisogna avere cura e fare attenzione.
Normalmente la freisa finisce la fermentazione alcolica in 7-8 giorni. Per le barbere, in modo particolare per quelle destinate alla produzione della Merum è necessario attendere almeno una ventina di giorni di macerazione se non di più. La straordinaria bellezza, lo spessore, l’integrità delle bucce di queste uve, permettono di poter sostenere delle lunghissime macerazioni: ma saranno proprio queste macerazioni a garantire che i vini siano pronti sin da subito, ma adatti al tempo stesso anche a lunghissimi affinamenti. Appena finita la fermentazione i vini vengono svinati e travasati in vasche d'acciaio o vetroresina. Se è necessario si effettua un travaso ulteriore. Da questo momento in poi si aspetterà la stabilità biologica che si ottiene con l'avvio e conclusione della fermentazione malolattica. Essa deve avvenire spontaneamente, con batteri lattici indigeni. L’importante e che in questa fase la temperatura del vino non scenda al di sotto dei 20° C. Questo comporta un significativo investimento per il riscaldamento della cantina, tenendo conto, che la conclusione della fermentazione malolattica in molti casi coincide con il Natale o giù di li!


Quanti travasi sono necessari?
Appena raggiunta la stabilità biologica i vini vengono ancora travasati per togliere il fondo del vino ricco di batteri che, a questo punto, da indispensabili potrebbero divenire dannosissimi per la qualità. In generale, più i vini sono ricchi di sostanze fenoliche, più hanno bisogno di un travaso ulteriore. I miei vini questo punto quasi pronti per l’affinamento. Manca infatti ancora qualche travaso per evitare fenomeni riduttivi. Quindi si procederà all'imbottigliamento che avverrà nei mesi tardo primaverili o estivi per quello che riguarda la Freisa e la Barbera Amormio. Molto oltre per la Barbera Merum.


Parliamo giusto della Barbera Merum che viene sottoposta a un affinamento in legno. Per quanto tempo? E in quali legni?
Il vino destinato alla Barbera Merum, invece, all'inizio della stagione primaverile viene travasato nei tonneau, piccole botti dalla capacità di 500 litri, nei quali sosterà per circa 15 mesi. I miei tonneau sono o nuovi o di secondo passaggio al massimo. Dopo il vino trascorre un periodo di stabilizzazione in bottiglia di 6 mesi prima di essere messo in commercio.


I vini sono sottoposti all’azione della solforosa con funzione antisettica? Sono soggetti ad altri trattamenti?
I miei vini non subiscono alcuna chiarifica (colle proteiche, bentonite...), nessun trattamento termico, neanche la stabilizzazione a freddo: pratica assolutamente deleteria che compromette i profumi e i colori. Non viene condotto neanche un trattamento fisico (filtrazione, centrifugazione, etc.). Questi vini non conoscono la disacidificazione. Come per la conduzione del vigneto, i miei vini, anche se non sono certificati, sono molto molto di più che biologici, ma frutto anch'essi di passione sterminata, studi, ma soprattutto amore per ciò che la natura riesce a darci: ogni singola operazione di cantina, deve essere volta alla preservazione di ciò che la natura stessa riesce ha darci!


Qual è l’epoca ottimale per il consumo dei vini?
Data la gioventù della mia azienda, l’orizzonte di consumo dei vini che produco può essere soltanto intuito. Posto che io sono per i vini bevuti giovani, ad occhio la Freisa potrebbe essere bevuta circa 5-7 anni dopo l’epoca vendemmiale, per arrivare forse a 10. Discorso simile per la Barbera Amormio che dovrebbe essere consumata fino a 10-12 anni minimo. La Barbera Merum molto più a lungo. La longevità della Freisa è legata prevalentemente al tannino da vinacciolo. Quella della Barbera alla grande acidità e al tenore zuccherino delle uve.


Il vino è vita assoluta, colore, energia, gioia, naturalezza: questo è ciò che si trova nel bicchiere di un vino di Antonio Bellicoso.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Google+ https://www.linkedin.com/in/alessandro-genova-99b69637

Lascia un commento






Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

Newsletter/Iscriviti







Metti Mi Piace e segui la tua passione per il Vino