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23 Giu 2015

Siamo nella meravigliosa Puglia e di preciso in uno dei posti più belli di questa regione, la Valle D’Itria chiamata anche Valle dei Trulli, dove risulta impossibile non lasciare un pezzo di cuore. 

Siamo nella Puglia centrale, dove tre delle principali province della regione, Bari, Brindisi e Taranto, si amalgamano in una valle sola che probabilmente prende il nome dal culto della Madonna Odegitria, la Madonna che “indica la via”.
Locorotondo, Cisternino, Martina Franca, Alberobello, Ostuni, Ceglie Messapica: un tour tra mare, storia e … enogastronomia.

Oggi però non vi parleremo della Città Bianca (Ostuni), né dei trulli, né del capocollo di Martina Franca e tantomeno dei manicheretti gustosi di Ceglie… Il nostro interesse infatti è stato catturato da una genuina cantina della zona. L’azienda vitivinicola “I Pastini” nasce nel 1996, proprio qui nella valle, facendo vinificare da altre cantine le proprie uve fino al 2003 anno in cui si comincia a fare le cose da soli ed a puntare su un prodotto totalmente sconosciuto: il Fiano Minutolo.

Il nome deriva da Pastinum che in latino era la “zappa” ed indirettamente il terreno destinato alla vite.

Il nome fa comprendere il legame con il terreno e la scelta di coltivare e valorizzare i vitigni autoctoni come Verdeca, Bianco d’Alessano, Primitivo, Sussumaniello e Fiano Minutolo testimonia l’attaccamento alla propria terra.
I vitigni Cupa, Rampone e Faraone de “I Pastini” sono tutti tra i comuni di Locorotondo e Martina Franca beneficiano di un’esposizione ideale e di un clima adatto alle tipologie di vite.

L’azienda è gestita dalla famiglia Carparelli ed in particolare da Gianni, enologo la cui passione-lavoro è nata dall’influenza dello zio Pino, che gli ha fatto da mentore.
Mi accoglie il fratello di Gianni, che nella vita si occupa di tutt’altro, lavora nel settore tessile, ma dalla sua fantasia sono nate tutte le etichette di questi meravigliosi vini, che nascondono sempre una storia da raccontare e che testimoniano l’attaccamento forte che hanno questi ragazzi verso la loro azienda. Dopo aver ascoltato ogni singolo racconto con estrema curiosità, già pregusto l’opportunità di far provare i loro vini stupendo la compagnia. 
Il fratello di Gianni è molto emozionato, dice di caprine poco e di non sapermi spiegare chissà quante cose, in realtà è un pozzo di informazioni e di ospitalità, è umile, come lo spirito di tutta l’azienda di famiglia, e questo mi piace.
Ma ecco, si è liberato Gianni, ora non posso non parlarvi della storia del suo (Fiano) Minutolo. Questo tipo di uva è la prima cosa che mi salta in mente quando parlo di questa realtà, il loro vino si chiama Rampone ed è eccellente, come del resto gli altri prodotti, ma non è solo per questo…

Nelle descrizioni ampelografiche ottocentesche si legge già di “Fiano” (o “Latino”) associate a coltivazioni in Campania, Basilicata e Puglia. In quest’ultima regione veniva e viene coltivato nella zona Garganica ed in alcuni comuni dell’entroterra barese. Per vostra conoscenza bisogna precisare che prima si usava spesso piantare le viti miste, mischiate e così tra una pianta e l’altra di Primitivo, di Verdeca e di altri autoctoni ne appariva una di Fiano! Ah il Fiano, che vitigno meraviglioso! Ma questo pare diverso! Agli inizi del 2000 infatti, ci si rende conto (magicamente) che il biotipo campano e diverso dal Fiano della zona di Locorotondo e Crispiano. Diversi sono i germogli, le foglie sono più piccole e spigolose, gli acini hanno una circonferenza minore e l’aroma è evidentemente diverso. Non si tratta di un Fiano aromatico, ma stiamo parlando di un’uva completamente diversa! Sentori floreali, frutta gialla, gusto rotondo, più simile ad un Gewurztraminer che ad un Fiano!

In Puglia viene spesso sacrificato in favore di vitigni più produttivi, conosciuti e redditizi. La sua riscoperta e probabilmente salvezza, si deve all’enologo Pasquale Carparelli, zio di Gianni, che a quei tempi lavorava per Torrevento. Un lavoro certosino: mappatura di tutte le viti ancora non epurate, raccolta delle gemme ed impianto in un nuovo vitigno: stava nascendo il primo filare di Minutolo, stava nascendo la prima bottiglia di Rampone.
Nessuno prima de I Pastini e di Gianni si era interessato al “Piccolo Fiano”, finché, davanti all’evidenza ed alla perseveranza, qualcuno si è dovuto arrendere e riconoscere, grazie alla tenacia dei nostri ragazzi ed al lavoro degli esperti, che si trattava di un vino diverso: siamo davanti al Fiano Minutolo. Francamente fatichiamo a capire perché tenere quella parola “Fiano” che può indurre in confusione il consumatore poco attento, ma Gianni ha già imbracciato le armi per condurre questa nuova battaglia e far rimuovere quella dicitura.
Lavoro, esperti, impegno per scoprire l’ovvio: siamo in Italia. In questa storia ci sono tutte le pecche del nostro sistema: scarsa attenzione ed interesse verso autoctoni meno diffusi, frammentazione delle aziende vinicole (salvo poi raccogliere il frutto del lavoro altrui), scarsissima collaborazione tra “marinai sulla stessa barca” e lunghe attese.

Wine

Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

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