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06 Ott 2016

Il nome Donnafugata – letteralmente "donna in fuga" – è legato alla regina Maria Carolina di Borbone che, durante l’invasione napoleonica, si rifugiò in Sicilia dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, a chiamare così questo territorio.

In tempi più recenti, nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, Giacomo Rallo, improvvisamente mancato nel maggio di quest’anno, fondò l’azienda insieme alla moglie Gabriella. Oggi Donnafugata è diretta dai figli José e Antonio, neo-presidente dell’Unione Italiana Vini.

L’azienda ha fatto della qualità il focus della propria filosofia produttiva. Emblema di questa continua ricerca è l’attenzione allo sviluppo eco-compatibile e culturale del territorio. Oltre ad essere una delle prime aziende ad aver utilizzato impianti fotovoltaici, Donnafugata quantifica le emissioni di gas serra dalla vigna all'imbottigliamento. Negli ultimi anni le emissioni di anidride carbonica sono diminuite, migliorando così l’efficienza energetica in ogni attività.

Il vigneto si estende per oltre 300 ettari in diversi siti produttivi in Sicilia. Le vigne si trovano in zone altamente vocate per suolo, esposizioni e altitudini. Le uve sono sottoposte ad assaggi durante tutto il processo di maturazione, individuando il momento migliore per la vendemmia di ogni varietà. Per cultivar precoci come lo Chardonnay la raccolta può cominciare a metà agosto, con temperature che superano i 35° C. In casi come questi le attività vendemmiali vengono svolte di notte, preservando gli aromi delle uve ed evitando il rischio di fermentazioni indesiderate.

A Contessa Entellina, nell’entroterra della Sicilia occidentale, le vigne di Donnafugata sono costantemente monitorate da una centralina che analizza le precipitazioni, l’umidità, le temperature, l’irradiamento solare e l’impatto dei venti. Si riescono così a minimizzare i trattamenti fitosanitari prevenendo l’insorgenza di malattie come la peronospora o l’oidio. A Santa Margherita del Belice un vigneto sperimentale permette il recupero di vitigni quasi estinti come il Nocera. Nella cantina di Khamma nell’isola di Pantelleria, dove si trovano i vigneti di Zibibbo, si conduce una viticoltura eroica. A causa del clima arido e ventoso, il vigneto è condotto ad alberello pantesco, molto basso, con piccoli terrazzamenti e muretti a secco. I costi di produzione sono elevati, con impiego di manodopera tre volte superiore rispetto a Contessa Entellina. Accanto a questi territori citiamo le recenti acquisizioni sull’Etna e nel comprensorio di Vittoria, nella Sicilia orientale.

Le cantine storiche della famiglia Rallo, visitate quest’estate, si trovano a Marsala. Qui confluiscono i prodotti ottenuti nelle varie tenute e hanno luogo i processi di affinamento e di imbottigliamento. E proprio nella cantina di Marsala abbiamo assaggiato alcuni dei vini dell'azienda Donnafugata, rappresentativi soltanto in parte dell’ampia gamma.

Prio 2015

Cataratto in purezza, da uve provenienti dal comprensorio di Contessa Entellina. Di colore giallo paglierino, al naso si caratterizza per intensi profumi floreali, note agrumate e di erbe aromatiche. La bocca si distingue per la vena fresco-sapida che lo rende vivo e godibile, oltre che discretamente persistente. Prio, che in dialetto siciliano significa gioia, allegria, è il vino del buon umore da bere sempre, non soltanto d’estate.

Lighea 2015

Da uve Moscato d’Alessandria o Zibibbo prodotte a Pantelleria e vinificate in versione secca. Dal colore paglierino cristallino con bagliori verdolini, colpisce immediatamente per i sentori aromatici del Moscato: rosa, geranio, gelsomino, quindi agrumi e macchia mediterranea. In bocca la mineralità prevale sulla freschezza, comunque buona. Chiude lungo ancora su note aromatiche. Lighea è la sirena descritta da Tomasi di Lampedusa, seducente come questo vino.

Lumera 2015

Uvaggio di Nero d’Avola, Syrah, Tannat e Pinot Nero, il Lumera è un rosato ricco e di struttura, prodotto con uve provenienti dalla zona di Contessa Entellina. Dal bellissimo colore corallo, il vino colpisce per i profumi fruttati di fragoline e lamponi, ricordi di rosa e un finale speziato. Al palato prevalgono le componenti dure con l’acidità in evidenza. Finale sapido. Dal nome evocativo di donna, il Lumera è un vino piacevole ed appagante.

Sherazade 2015

Lo Sherazade è emblematico dell’eclettismo del Nero d’Avola, in grado di dare grandi rossi come vini di pronta beva. Rubino intenso con bagliori violacei, percepiamo in evidenza sentori fruttati di amarena e mora, quindi violetta con una chiusura di pepe. In bocca è ricco, già in equilibrio con un tannino setoso e una buona morbidezza glicerica. Sherazade, personaggio femminile delle “Mille e una notte”, è un vino dalla piacevole beva e pensato per essere degustato giovane.

Angheli 2012

È un uvaggio di vitigni internazionali provenienti dai vigneti di Contessa Entellina, con leggera prevalenza del Merlot sul Cabernet Sauvignon. Il vino affina in legno piccolo per un anno e riposa in bottiglia per almeno altri due. Di colore rosso rubino intenso, il naso si caratterizza per un ventaglio olfattivo articolato. I toni fruttati di prugna matura e confettura di ciliegie lasciano spazio a sentori di tabacco, tostati e balsamici nel finale. In bocca il tannino è importante e finissimo, bilanciato dalla morbidezza e dall’alcol molto ben presente. Il vino, il cui nome evoca l’Angelica dell’Orlando furioso, può essere degustato anche dopo molti anni.

Mille e Una Notte 2011

Uvaggio di Nero d’Avola, Petit Verdot e Sirah dai vigneti di Contessa Entellina. Le rese sono di soli 40 q/ha, pari a 750 g di uva per pianta. Il vino affina per 14 mesi in barrique e per almeno tre anni in bottiglia. Veste color rubino cupo, spettro olfattivo ampio. Attacco di confettura di frutti rossi, poi pepe, liquirizia, tabacco e sottobosco. Bocca larga, con la morbidezza bilanciata da una freschezza che lo rende vivo e giovanissimo. Lunga la chiusura su toni ancora di liquirizia. Vino davvero da Mille e Una Notte che va pazientemente aspettato perché possa evolvere ancora.

Ben Ryè 2013

Grande vino, archetipo dei passiti di Pantelleria, fatto unicamente con uve Zibibbo. L’uva fresca viene appassita su graticci per poi essere selezionata manualmente prima della vinificazione. Di colore giallo ambra luminoso, il vino forma lacrime spesse nel bicchiere, segno di una struttura importante. Naso monumentale, con sensazioni fruttate tipiche dell’appassimento come fichi secchi, datteri e frutta candita. Quindi sentori minerali, spezie dolci con nuance agrumate. Assaggio segnato da una dolce piacevolezza mai stucchevole ma supportato da una vibrante acidità. Dall’arabo “figlio del vento”, il Ben Ryè è la degna conclusione di questa bella degustazione.

Terminiamo la visita della cantina con la consapevolezza di aver assaggiato un pezzo di storia e di eccellenza siciliana. Una storia che continua e che si rinnova nel tempo.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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