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07 Ago 2015

Una storia iniziata trent’anni fa quella dell’azienda di Giuseppe Sedilesu e dei suoi figli.

Quindici ettari a Mamoiada, nel centro della regione della Barbagia, a circa seicentocinquanta metri sul livello del mare e 16km di distanza da Nuoro; siamo vicini al Gennargentu ed al Supramonte.

I terreni sono sabbiosi, granitici e talvolta argillosi; ricchi di potassio e fosforo.

Il clima qui è temperato, d’inverno c’è la neve; d’estate fa molto caldo! Come è ovvio che sia le escursioni termiche conferiscono ai vini particolari caratteristiche.

Ci troviamo in un posto suggestivo, di grande interesse archeologico-religioso.

Giuseppe e la moglie Grazia sono il germoglio dell’azienda, oggi hanno oltre settant’anni e ci lavorano ancora con amore e passione; per fortuna la natura è stata con loro generosa e gli ha donato tre figli: Antonietta, Francesco, enologo ed agronomo della cantina, e Salvatore, responsabile commerciale; che hanno fatto tesoro dei valori dei genitori ed oggi, con le loro famiglie aggiungono tasselli a questo puzzle fatto di sudore e amore.

Dopo un inizio come produttori di vino sfuso è col nuovo millennio che cominciarono ad imbottigliare il Cannonau Sedilesu! Che, Francesco ci tiene a dirlo a gran voce, “Non è un Cannonau di pianura!

I vitigni hanno quasi tutti più di cinquant’anni, tra le eccezioni uno più “attempatello” che ne ha 100 circa. Una parte dei nuovi impianti deriva dalle marze dei vigneti più antichi, con l’intento di preservare le caratteristiche, l’altra invece è fatta con cloni originari della Sardegna e moltiplicati in vivaio. Tutte le viti sono coltivate col sistema dell’alberello.

La potatura secca viene fatta interamente a mano.

La concimazione avviene, quando serve, col letame o il sovescio di essenze miste.

L’aratura viene effettuata due volte l’anno e dove si può viene ancora utilizzato l’aratro a buoi.

Non vengono utilizzati antiparassitari diversi dallo zolfo e dal (poco) rame, ma qui, qui su, anche i parassiti si stancano nel salire e mollano per strada; non rappresentano un grosso pericolo!

C’è anche da dire che il 40% delle uve lavorate non sono di produzione propria, ma vengono acquistati in zona da vigneti per i quali la cantina segue l’intero processo.

Rispetto del territorio e dei vitigni sono alla base della loro attività; ed è proprio grazie a questo che la Cantina Sedilesu ha ridato vita alla Granazza, varietà autoctona finita nel dimenticatoio perché soppiantata dal più famoso Cannonau.

Edilizia bio-sostenibile, utilizzo del foto-voltaico, attenzione anche all’estetica della struttura che rispetta il posto in cui l’azienda sorge.

Una cantina attaccata ai valori della tradizione, ma lungimirante, non chiusa (come in senso disprezzativo si dice dei sardi) ma aperta alle evoluzioni ed alle opportunità del nostro periodo.

L’utilizzo dei solfiti è ridotto all’osso, la massa non viene riscaldata e vengono utilizzati solo lieviti autoctoni, molti vini, come il Perda Pintà in una delle sue versioni, vengono lasciati a macerare a lungo sulle bucce.

I vini non sono filtrati ed i travasi sono rari. L’uso del legno è parsimonioso, non invasivo.

L’azienda produce tanti tipi di Cannonau (“Da noi parlare di vite e di vino significa parlare di Cannonau”): Eressia, un rosato; Sartiu, Mamuthone, Ballu Tundu, Carnevale, Grassia, Giuseppe Sedilese; oltre alla grappa di Cannonau: Abbardente Mamuthone.

Wine

Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

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