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01 Dic 2014

Incastonato tra le colline senza fine che sembrano rincorrersi in un susseguirsi di vigneti e campi coltivati, il Castello di Neive, con superba eleganza, sembra quasi volerle sorvegliare. Lo sguardo si perde in quel panorama, tra torri e borghi,come se il tempo si fosse fermato.
Sarei stata per ore a guardare il mondo oltre il muretto della città anche se, durante la mia visita, un velo di nebbia copriva con dolcezza tutto quel paradiso piemontese; anche il Castello era avvolto in un alone di mistero e fascino.
Come ogni sommelier, amo toccare, sentire con le orecchie e con il naso ed assaggiare emozionandomi nel luogo e nell'azienda dove il vino viene prodotto.
Questa voglia, stavolta è amplificata e lo sarebbe forse per chiunque, sapendo che ad accoglierti in azienda c'è un impagabile Italo Stupino e il suo enologo Claudio Roggero.
Italo Stupino attuale proprietario della "Azienda Agricola Castello di Neive", ha il merito di aver riscoperto l'Arneis come vitigno di qualità, poiché aveva compreso l'importanza e la tipicità del vino che se ne ricavava.
Si rivolse ai docenti della facoltà di agraria di Torino, in particolare al professor Eynard, che gli suggerì di impiantare un vigneto sperimentale per poter meglio studiare e scegliere così i giusti cloni. Da quel giorno fino ad oggi l'Arneis si è installato nel vigneto chiamato Cascina Montebertotto, parte integrante della Cascina Messoirano.
Questi territori furono acquistati dal nonno di Italo poiché ritenuti idonei alla coltivazione della vite come tutti gli altri ettari in possesso del Castello.
Claudio Roggero, durante la mia visita alla nuova cantina, mi ha spiegato che " i territori del Castello di Neive sono stati tutti acquisiti secondo una corretta visione enologica ed un corretto studio del terroir e dell’esposizione, per favorire le esigenze di ogni singolo vitigno. Altri territori appartenenti all'azienda ritenuti però inadatti per la coltivazione della vite sono stati occupati dai noccioleti ".

Le uve impiegate per Langhe Doc Arneis prosperano su un terreno marnoso calcareo con un esposizione sud-sud/est e degustarlo è semplicemente un piacere che inizia dalla vista e termina con una incredibile persistenza gustativa. 
Impreziosito da eleganti arredi, il Castello ospita nelle sue cantine le barriques e le botti in legno destinate all'invecchiamento dei rossi ed in particolare del pluripremiato Barbaresco. Proseguendo il corridoio tufaceo, delle pupitres accolgono le bottiglie del metodo classico Pinot nero in purezza e, nelle nicchie ricoperte dalla sabbia, riposano delle bottiglie di Arneis annate 1982 e 1999! I fortunati che le hanno degustate sono rimasti rapiti dal bouquet intenso e dalla piacevole acidità rimasti integri nel tempo, merito dell'ottima uva Arneis e dell'invecchiamento sotto sabbia. 
La cantina nuova di certo più funzionale e più tecnica accoglie macchinari e vasche d’acciaio Inox; certo non sarà affascinante come i corridoi infiniti del Castello, ma di certo utile, efficiente e divisa in modo pratico. I vari ambienti sono sapientemente ripartiti seguendo le varie fasi del processo di vinificazione, dando particolare importanza all'arrivo dell'uva in cantina per evitare traumi e garantire così una materia prima sana al cento per cento. Per meglio conservare il vino imbottigliato ed etichettato, la struttura dispone di un grande ambiente chiuso, tenuto a temperatura costante monitorata da un display esterno. 
L'etichetta di ciascun vino come le bottiglie, riprendono lo stile impero degli interni del Castello. Per Italo è molto importante sottolineare il profondo collegamento tra vino e luogo di origine servendosi anche della prestigiosa icona del Castello. 

Tutta la sua produzione rispecchia il pensiero dell'azienda: tradizione millenaria, ma anche sperimentazione a servizio della valorizzazione delle tecniche di vinificazione
Il mio vitigno preferito, il Pinot Nero, è stato espresso egregiamente con il Langhe Doc Pinot Nero Vigna i Cortini 2012. Elegante nei profumi e al gusto nonostante sia un vino corposo; i gradi alcolici non disturbano i sentori netti di frutti rossi e visciole con sfumature speziate dovute anche dagli 8 mesi di affinamento in barriques di rovere francese. 

Interessante e piacevole il Dolcetto D'Alba Doc Basarin 2012 che esprime tutta l'essenza di questo vitigno spesso messo in ombra dal Barbaresco, ma, se lavorato a questi livelli diventa un rosso di eccellenza. Esplodono al naso sentori di frutta a bacca rossa e nera con un contorno di fiori di viola. Carezzevole al palato abbinamento perfetto della cucina tipica Piemontese.

Eleonora Baldassini

Eleonora 23 anni,Sommelier Master Class AIS delegazione di Roma. Sommelier ed organizzatrice di eventi e degustazioni nelle location più prestigiose di Roma.

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