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02 Giu 2014

Abbiamo incontrato i fratelli Carbone presso il loro stand per un saluto e per degustare le nuove annate dei loro vini. Ma chi sono Sara e Luca Carbone?

Da un decennio hanno rilanciato il vigneto di famiglia, che si trova nella zona di Melfi, nel bel mezzo del Vulture. Tra i terreni vulcanici delle Contrade Piani dell’Incoronata, Montelapis e Braide si distendono i 10 ettari di vigne di età d’impianto variabile e già produttivi. Le viti più vecchie raggiungono i 40 anni, mentre le più giovani non superano i dieci. Altri otto ettari sono stati messi a dimora. Il vigneto è quasi interamente coltivato ad Aglianico, da cui si ottengono 4 dei 5 vini prodotti in azienda.

Tenacemente hanno cominciato ad imbottigliare l’Aglianico, quindi il Fiano, mentre da poco si coltiva anche il Moscato. Poi è stata la volta della cantina situata proprio nel cuore di Melfi, dove, in un alcuni suggestivi locali scavati nel tufo, trova spazio la bottaia. La cantina di vinificazione e imbottigliamento si trova invece a Braide.

Attualmente sono 35.000 le bottiglie prodotte in azienda. La particolare morfologia del territorio vulcanico, il clima che può essere tranquillamente definito continentale, le importanti escursioni termiche tra estate e inverno e tra giorno e notte favoriscono l’assoluto livello qualitativo delle uve del vigneto. La perizia dei fratelli Carbone in cantina, con l’ausilio di Sergio Paternoster, fanno sì che la qualità si trasferisca dentro le bottiglie.

Assaggiamone il contenuto.

 

Fiano 2012
La prima annata di questa etichetta è stata il 2008. Il vino è di colore paglierino intenso con riflessi dorati, assolutamente cristallino. Il naso si caratterizza di sentori floreali, di frutta esotica, agrumi con nuance vegetali e di erbe aromatiche su un sottofondo minerale. In bocca il vino si caratterizza per la notevole spalla fresco-sapida, ben bilanciata da un alcol ben presente. Piacevolissimi i ritorni retrolfattivi di ananas. Bella struttura, sosta
per sei mesi sulle fecce fini.

Rosa Carbone 2013
È l’ultimo nato della cantina Carbone. Dal cristallino colore corallo, il colore è dovuto alla semplice pressatura soffice delle uve. Segno evidente delle grandissime capacità tintoree dell’uva Aglianico. Praticamente un rosato fatto senza alcun contatto con le bucce in macerazione. Profumi ammalianti di fragoline e – manco a dirlo – rosa, grande la beva contraddistinta da una bellissima acidità. Esperimento riuscito di cosa è capace quest’uva messa in mani sapienti.

Aglianico del Vulture Terra dei Fuochi 2011
Il nome evoca ciò che era il Vulture quando rovesciava la sua lava infuocata. Abito rubino violaceo luminoso, presenta sentori che spaziano dalle viole all’amarena, dalla marasca alla visciola, fino a sentori di sottobosco, felce, tabacco con un finale di liquirizia. Al palato l’immediata freschezza, la vivacità del frutto, un tannino misurato, mai duro e in buona integrazione garantiscono una grande bevibilità. È un vino apparentemente semplice, sincero e diretto, ma mai rustico. La misura e l’immediatezza sono i suoi punti di forza assieme al vigore, tanto da lasciare una sensazione molto dinamica e stimolante dopo la deglutizione. La marasca ritorna con quello spunto amarognolo, ammandorlato che giova, non stanca, stimola a berne ancora.

Aglianico del Vulture 400 some 2011
Il vino ricorda Carlo d'Angiò che, dopo un soggiorno sulle colline del Vulture, apprezzò a tal punto il vino ivi prodotto che ne richiese 400 some ogni anno per la propria cantina. Di colore rubino profondo e compatto, presenta nel bicchiere una lacrima spessa, consistente. La trama olfattiva stupisce per l’estrema finezza ed eleganza espressiva. Qui l’uso del legno è magnificamente dosato. Il perfetto equilibrio del frutto, con sentori di mirtillo e mora matura si fondono ai sentori di tabacco; gli accenti pepati, di liquirizia e cannella ai tratti minerali, di grafite. In bocca il tannino setoso e la duratura freschezza rendono la persistenza lunga e di grande nitidezza con un ritorno di rosa appassita nel finale. Vino incredibilmente accattivante.

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2009
Dedicato a Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi” del XIII secolo, si presenta con una veste rubino cupo. All’olfatto presenta sentori di frutta in confettura, mora, mirtillo, a cui vanno ad affiancarsi toni pepati, di cuoio, piacevoli note di sottobosco, liquirizia e balsamici nel finale. L'assaggio denota una consistenza importante, una forza tannica preziosa, una mineralità ferrosa che si fonde magnificamente con il frutto. La succosità e la freschezza, capaci di sostenere oltre 14 gradi di alcol senza nulla togliere alla bevibilità, confermano che degustiamo un vino certamente longevo, ancora in evoluzione ed in grado di aprirsi con il tempo a complessità ulteriori. Due gli anni di botte per un grandissimo Aglianico, profondo e complesso.
Abbiamo assaggiato anche il 2011 appena imbottigliato e non ancora in commercio. Di questo campione colpisce il tannino enorme, forse ancora troppo duro, ma di grande stoffa, che denota una notevole gioventù ma ancora una grande prospettiva.

Salutiamo e andiamo via consci che la via tracciata è quella giusta: qualità e perseveranza.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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