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Scopriamo chi ha lavorato al vino

Korsic - Collio Bianco 2012 e Collio Rosso 2010

Spesso mi trovo a consultare per acquisti o per curiosità, il listino, o meglio la gamma dei vini prodotti da un'azienda e sempre più frequentemente sono basito dalla quantità di etichette che anche le piccole realtà produttive riescono a sfornare per soddisfare il mercato, quello strano mostro che è il mercato, capace di creare e distruggere nel giro di pochi anni aziende senza i fondamentali, senza un'adeguata storia e programmazione.

La domanda allora mi sorge spontanea: "ma la specializzazione per chi ha meno di 10 ettari non sarebbe consigliabile come elemento distintivo rispetto alla concorrenza? Tre, diciamo cinque tipologie di vino prodotti non potrebbero essere un buon compromesso per la riconoscibilità e la qualità in un mercato e in una congiuntura economica sempre più cannibalizzante?"

I Korsic non nascono come famiglia produttrice di vini in Giabrana, provincia di Gorizia, a cavallo tra il Collio friulano e la Brda slovena, ma sono li da più di 150 anni, nella ristorazione, occupati nel settore agricolo e con le leve più giovani nel lavoro d'impianto di vigneti in varie parti d'Italia.

 

Incontriamo l’azienda vinicola Montalbera, ormai affermata realtà che opera nelle Langhe e nel Monferrato. Franco Morando continua la tradizione di famiglia e, con passione e serietà, sviluppa il lavoro già avviato seguendo canoni di eccellenza.
La storia di successo si basa sulla riscoperta e la conseguente valorizzazione del Ruché, antico vitigno della tradizione piemontese. La sfida è vinta, il Ruché inizia ad avere notorietà ma soprattutto il riconoscimento del mercato e legislativa che merita: le vendite sono in crescita e nel 2010 arriva la DOCG. Quindi l’azienda completa la gamma rilevando alcuni vigneti a di Nebbiolo da Barolo Castiglione Falletto. Completa la gamma, se così si può dire.
Chiediamo quindi a Franco di raccontarci Montalbera, certi che la sua storia possa essere di nostro interesse.

Ciao Franco. Quanti ettari vitati conduci? In quali comuni?
Le cantine sono tre. La prima si trova a Castagnole Monferrato e si estende per 140 ettari in un unico appezzamento. È una terra vocata per il Ruché, antico vitigno autoctono piemontese, il cui vino ha recentemente ottenuto la DOCG. La seconda cantina è a Castiglione Tinella con un vigneto di 15 ettari. È la nostra cantina storica, casa natale di mio nonno Enrico Riccardo, rivolta esclusivamente alla coltivazione del grande Moscato d’Asti. La terza si trova a Castiglione Falletto, un piccolo fazzoletto di 3 ettari di soli vigneti che sconfinano nel comune di La Morra, dedicati alla produzione di Nebbiolo da Barolo.

In percentuale, qual è la composizione del vigneto per vitigno?
A Castagnole Monferrato la suddivisione è la seguente: circa 75 ettari di Ruché, 18 di Grignolino, 20 di Barbera d’Asti, 5 di Chardonnay, 10 di Viognier, 5 di Sauvignon e 7 ettari in mix di altri vitigni internazionali. La cantina di Castiglione Tinella è riservata solo alla coltura del Moscato d’Asti e quella di Castiglione Falletto al Nebbiolo da Barolo.

Gianni e Silvia Scaglione con il loro lavoro e con il costante impegno portano avanti un progetto ambizioso. Un progetto che, passo dopo passo, ha condotto la loro azienda a diventare nel 2007 BIO e contestualmente una OASI riconosciuta dal WWF, la prima in Italia ricavata in una azienda agricola.
Un percorso sicuramente impegnativo e che non prevede deroghe ma che, lasciando inalterata la qualità dei loro prodotti, riesce a creare la giusta simbiosi tra uomo e territorio.

La bassa meccanizzazione in vigna,  il rispetto per la natura e la sua biodiversità non sono certo sinonimi di arretratezza, anzi!
I vini prodotti sono il frutto di una costante ricerca volta ad ottenere risultati di eccellenza. I riconoscimenti, nazionali ed  internazionali, ottenuti confermano che la strada intrapresa é quella giusta. Ma come sempre accade nel mondo del vino il vero risultato che conta per un produttore é il riscontro del consumatore, e questo é sempre stato decisamente positivo, al punto da creare veri e propri estimatori dei loro vini.

 

Quando si arriva da Paolo è sempre come tornare a casa.
Sia per chi lo conosce da anni, sia per chi giunge alla sua azienda per la prima volta, quando valichi la soglia della sua cantina percepisci subito quella tipica sensazione di familiarità ed accoglienza che solo la società contadina sa ancora trasmettere.

Dinamico ed attento produttore di vini tipici del territorio piemontese, la sua azienda è uno splendido esempio di equilibrio tra innovazione produttiva e rispetto delle tradizioni. Siamo a Vinchio (AT) nel cuore della zona produttiva della Barbera d’Asti DOCG, le strette colline ed i ripidi pendii fanno da casa ideale per questo vitigno che affonda le sue origini nella memoria storica di questo territorio.
L’ azienda, creata dal padre Guido circa settant’anni fa, è stata presa in mano alla fine degli anni 90 da Paolo che ha saputo fare suoi, tutti i preziosi insegnamenti ricevuti, riuscendo a lasciare da subito la propria impronta sui vini prodotti che, in un continuo e costante crescendo qualitativo, hanno potuto distinguersi per qualità e finezza.

 

Abbiamo incontrato i fratelli Carbone presso il loro stand per un saluto e per degustare le nuove annate dei loro vini. Ma chi sono Sara e Luca Carbone?

Da un decennio hanno rilanciato il vigneto di famiglia, che si trova nella zona di Melfi, nel bel mezzo del Vulture. Tra i terreni vulcanici delle Contrade Piani dell’Incoronata, Montelapis e Braide si distendono i 10 ettari di vigne di età d’impianto variabile e già produttivi. Le viti più vecchie raggiungono i 40 anni, mentre le più giovani non superano i dieci. Altri otto ettari sono stati messi a dimora. Il vigneto è quasi interamente coltivato ad Aglianico, da cui si ottengono 4 dei 5 vini prodotti in azienda.

Tenacemente hanno cominciato ad imbottigliare l’Aglianico, quindi il Fiano, mentre da poco si coltiva anche il Moscato. Poi è stata la volta della cantina situata proprio nel cuore di Melfi, dove, in un alcuni suggestivi locali scavati nel tufo, trova spazio la bottaia. La cantina di vinificazione e imbottigliamento si trova invece a Braide.

Attualmente sono 35.000 le bottiglie prodotte in azienda. La particolare morfologia del territorio vulcanico, il clima che può essere tranquillamente definito continentale, le importanti escursioni termiche tra estate e inverno e tra giorno e notte favoriscono l’assoluto livello qualitativo delle uve del vigneto. La perizia dei fratelli Carbone in cantina, con l’ausilio di Sergio Paternoster, fanno sì che la qualità si trasferisca dentro le bottiglie.

Assaggiamone il contenuto.

 

Ferghettina non può più essere considerata una sorpresa. Dobbiamo ormai parlare di cantina affermata, di uno dei principali riferimenti della Franciacorta e dei suoi pregiati vini.
L’azienda nasce agli albori degli anni ’90 dello scorso secolo e si sviluppa per 130 ettari sparsi in nove comuni della denominazione, sulle assolate colline che si affacciano sul lago Sebino. Pian piano l’azienda cresce sviluppando la sua offerta Franciacorta di qualità assieme ai vini fermi (Curtefranca) stilisticamente molto ben fatti.

La nuova cantina si estende per una superficie complessiva di 6.000 metri quadrati circa. I locali principali sono quelli dedicati al ricevimento delle uve e alla pressatura delle stesse. Quindi troviamo la cantina di fermentazione dei mosti e il magazzino di stoccaggio dei vini in lavorazione, la cantina di conservazione delle bottiglie durante la presa di spuma e dell’affinamento sur lies del Franciacorta. Poi la barriccaia, i locali d’imbottigliamento, dove avviene la sboccatura e il magazzino del vino finito.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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