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Scopriamo chi ha lavorato al vino

Il nome Donnafugata – letteralmente "donna in fuga" – è legato alla regina Maria Carolina di Borbone che, durante l’invasione napoleonica, si rifugiò in Sicilia dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, a chiamare così questo territorio.

In tempi più recenti, nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, Giacomo Rallo, improvvisamente mancato nel maggio di quest’anno, fondò l’azienda insieme alla moglie Gabriella. Oggi Donnafugata è diretta dai figli José e Antonio, neo-presidente dell’Unione Italiana Vini.

L’azienda ha fatto della qualità il focus della propria filosofia produttiva. Emblema di questa continua ricerca è l’attenzione allo sviluppo eco-compatibile e culturale del territorio. Oltre ad essere una delle prime aziende ad aver utilizzato impianti fotovoltaici, Donnafugata quantifica le emissioni di gas serra dalla vigna all'imbottigliamento. Negli ultimi anni le emissioni di anidride carbonica sono diminuite, migliorando così l’efficienza energetica in ogni attività.

Il vigneto si estende per oltre 300 ettari in diversi siti produttivi in Sicilia. Le vigne si trovano in zone altamente vocate per suolo, esposizioni e altitudini. Le uve sono sottoposte ad assaggi durante tutto il processo di maturazione, individuando il momento migliore per la vendemmia di ogni varietà. Per cultivar precoci come lo Chardonnay la raccolta può cominciare a metà agosto, con temperature che superano i 35° C. In casi come questi le attività vendemmiali vengono svolte di notte, preservando gli aromi delle uve ed evitando il rischio di fermentazioni indesiderate.

Les Crêtes, la Valle d’Aosta eroica e del progresso

Giunta in Valle d’Aosta dalla Savoia a metà del diciottesimo secolo, la famiglia Charrère si è sempre distinta per il suo spirito operoso e lungimirante al tempo stesso, esercitando diverse attività legate all’agricoltura e contribuendo alla storia e all’evoluzione della viticoltura nella regione. Obiettivo perseguito osservando da sempre il massimo rispetto del territorio con il continuo miglioramento dei suoi prodotti: tanto che Les Crêtes è oggi un punto di riferimento imprescindibile della viticultura della Valle.

L’azienda vinicola Les Crêtes si trova ai piedi del Monte Bianco nei pressi del comune di Aymaville, in un ambiente tipicamente alpino caratterizzato da terrazzamenti, dalle forti pendenze dei vigneti e, nel complesso, da condizioni della viticultura definite "eroiche". Il clima è continentale con brevi estati calde e notevoli escursioni termiche tra estate e inverno e tra notte e giorno, a tutto vantaggio dello sviluppo dei precursori aromatici nelle uve. Il clima è in genere secco e ventilato e si registrano precipitazioni atmosferiche tra le più basse d’Europa. Per queste ragioni, i vigneti della Valle d’Aosta subiscono raramente gli attacchi delle muffe che si formano normalmente con l’umidità.

Sono andato a trovare Mariacristina Oddero nella storica cantina, in frazione Santa Maria nel comune di La Morra. E ho vissuto una delle esperienze più belle del mio viaggio nelle Langhe del Barolo.

Poderi e Cantine Oddero è uno degli storici e più noti produttori del Barolo. La cantina è stata fondata oltre 150 anni or sono e, di generazione in generazione, continua a trasmettere alcuni valori molto importanti nei vini che produce, nel completo rispetto della tradizione e del territorio. Oggi l’azienda è condotta da Mariacristina e Mariavittoria, figlie di Giacomo Oddero, personalità stimata non soltanto in terra di Langa, che ha avuto un ruolo molto attivo nello progresso del comparto del Barolo.

I vigneti situati nei comuni più importanti nelle zone del Barolo e del Barbaresco, appartengono alla famiglia Oddero in alcuni casi da oltre due secoli, come attestano alcuni antichi documenti comunali del XVIII secolo. A cavallo del Settecento e l’Ottocento si iniziano a vinificare le uve prodotte nei vigneti di proprietà nel comune di La Morra. A quel periodo risale l’edificazione della parte più antica della cantina. Poi, a partire dal 1878, Oddero comincia ad imbottigliare.

Una storia iniziata trent’anni fa quella dell’azienda di Giuseppe Sedilesu e dei suoi figli.

Quindici ettari a Mamoiada, nel centro della regione della Barbagia, a circa seicentocinquanta metri sul livello del mare e 16km di distanza da Nuoro; siamo vicini al Gennargentu ed al Supramonte.

I terreni sono sabbiosi, granitici e talvolta argillosi; ricchi di potassio e fosforo.

Il clima qui è temperato, d’inverno c’è la neve; d’estate fa molto caldo! Come è ovvio che sia le escursioni termiche conferiscono ai vini particolari caratteristiche.

Ci troviamo in un posto suggestivo, di grande interesse archeologico-religioso.

Giuseppe e la moglie Grazia sono il germoglio dell’azienda, oggi hanno oltre settant’anni e ci lavorano ancora con amore e passione; per fortuna la natura è stata con loro generosa e gli ha donato tre figli: Antonietta, Francesco, enologo ed agronomo della cantina, e Salvatore, responsabile commerciale; che hanno fatto tesoro dei valori dei genitori ed oggi, con le loro famiglie aggiungono tasselli a questo puzzle fatto di sudore e amore.

Dopo un inizio come produttori di vino sfuso è col nuovo millennio che cominciarono ad imbottigliare il Cannonau Sedilesu! Che, Francesco ci tiene a dirlo a gran voce, “Non è un Cannonau di pianura!

L’incontro di venerdi 22 maggio 2015 nella sede dell’AIS di Tivoli con il produttore Stefano Casadei è stata l’occasione per conoscere un personaggio del mondo del vino schivo ma determinato nel perseguire tre ambiziosi progetti, accumunati dalla stessa filosofia: Qualità dalla terra al vino.

Le tre aziende sono: - Castello del Trebbio, splendida tenuta del 1400’ di 350 ettari nel cuore del Chianti Fiorentino; castello conosciuto per essere stato teatro della Congiura dè Pazzi contro la famiglia de’ Medici; - Tenuta Casa Dei, a Suvereto (LI) nella Toscana Meridionale con i suoi 15 ettari a conduzione Biologica; - Azienda Agricola Olianas a Gergei in Sardegna a 60 Km da Cagliari dove nei 14 ettari di terreno i vitigni autoctoni Cannonau, Bovale, Carignano e Vermentino, Nasco e Malvasia la fanno da padrone.

Casadei, specializzatosi in Enologia presso le facoltà di Bordeaux e Montpellier, persegue quello che lui stesso definisce il metodo Biointegrale, un protocollo di agricoltura etica che ha nella tutela dell’ambiente il perfetto equilibrio tra recupero di metodi tradizionali e moderna ricerca scientifica. Ricerca che l’ha portato a riscoprire una antica pratica enologica come il vino in anfora, grazie alla quale un personaggio come Josko Gravner ha costruito la sua celebrità all’interno del mondo del vino. All’interno delle anfore l’uva si trasforma in vino in modo naturale, scevro da tecniche enologiche che rischiano di omologare il gusto esaltando, invece le caratteristiche del terroir. 

Siamo nella meravigliosa Puglia e di preciso in uno dei posti più belli di questa regione, la Valle D’Itria chiamata anche Valle dei Trulli, dove risulta impossibile non lasciare un pezzo di cuore. 

Siamo nella Puglia centrale, dove tre delle principali province della regione, Bari, Brindisi e Taranto, si amalgamano in una valle sola che probabilmente prende il nome dal culto della Madonna Odegitria, la Madonna che “indica la via”.
Locorotondo, Cisternino, Martina Franca, Alberobello, Ostuni, Ceglie Messapica: un tour tra mare, storia e … enogastronomia.

Oggi però non vi parleremo della Città Bianca (Ostuni), né dei trulli, né del capocollo di Martina Franca e tantomeno dei manicheretti gustosi di Ceglie… Il nostro interesse infatti è stato catturato da una genuina cantina della zona. L’azienda vitivinicola “I Pastini” nasce nel 1996, proprio qui nella valle, facendo vinificare da altre cantine le proprie uve fino al 2003 anno in cui si comincia a fare le cose da soli ed a puntare su un prodotto totalmente sconosciuto: il Fiano Minutolo.

Il nome deriva da Pastinum che in latino era la “zappa” ed indirettamente il terreno destinato alla vite.

Il nome fa comprendere il legame con il terreno e la scelta di coltivare e valorizzare i vitigni autoctoni come Verdeca, Bianco d’Alessano, Primitivo, Sussumaniello e Fiano Minutolo testimonia l’attaccamento alla propria terra.
I vitigni Cupa, Rampone e Faraone de “I Pastini” sono tutti tra i comuni di Locorotondo e Martina Franca beneficiano di un’esposizione ideale e di un clima adatto alle tipologie di vite.

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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