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Terrazas Reserva Malbec 2009: quando il vino buono viene dal nuovo mondo

Io sono italiano e molto legato alla mia nazione, nonostante tutto, nonostante le incongruenze, i difetti, la classe politica e tanti altri aspetti negativi della nostra nazione. Viviamo in un Paese meraviglioso, che ha dato i natali a geni ed artisti, fatto di paesaggi mozzafiato e di luoghi suggestivi.

Anche quando bevo vino io sono orgogliosamente nazionalista, ma non per questo, quando mi viene proposto un vino estero, parto prevenuto.
Una sera, per caso, in enoteca viene proposto, questo vino argentino: Terrazas Reserva, Malbec 2009.

Come tutti i Paesi dell’America Latina che si trovano sotto la linea dell’Equatore, l’Argentina ha le stagioni invertite rispetto al nostro emisfero settentrionale e questo consente ad addetti ai lavori, esperti ed in cerca di esperienza, di partecipare spesso a due vendemmie! Ovviamente in questo periodo, a Mendoza, capoluogo dell’omonima regione, si celebra la “Festa de la Vendimia” durante la quale si incorona la Principessa del Vino.

Questo Vitigno sta rubando il posto al Malbec in Argentina, con un costante apprezzamento dai mercati stranieri. Se invecchiato in botte, puo dare dei risultati davvero incredibili, in termini di profumi e struttura.

La Bonarda argentina, la quale si trasforma in Il Bonarda , quando l'uva si tramuta in vino, da quando ho cominciato a lavorare per questa azienda Argentina mi sono sempre chiesto da dove veramente provenisse . 

 

Domini Dauni è un’azienda giovane che, come suggerisce il nome, ha sede nei pressi dell’Appennino Dauno, nel foggiano e precisamente a San Severo.
I monti vicino ai quali ci troviamo costituiscono il naturale prolungamento dell’Appennino Sannita e sono caratterizzati da foreste di querce e faggi tra i quali di tanto in tanto si scorge qualche casa in pietra o qualche paesino arroccato e ricco di storia.
San Severo proprio come D’Araprì e Teanum della quale abbiamo degustato più vini tra cui anche il loro metodo classico.
L’azienda è giovane, piccola ma con le idee ben chiare! In Puglia a piantare Pinot Nero ed a produrre degli ottimi “metodo classico”; scelte coraggiose ma portate avanti con dedizione e qualità!
L’enologo della cantina è Cosimo Cristiano Chiloiro, che ha lavorato in molte cantine anche a contatto con Cotarella e tra queste mi fa piacere menzionare una delle realtà campane che preferisco: Azienda Agricola San Salvatore.  2013, invitato dal Prof. Luigi Moio, nome di spicco del panorama enologico internazionale, e docente Ordinario di Enologia presso l’Università degli studi Federico II di Napoli, ha tenuto un seminario sulla spumantizzazione nella sede distaccata di Avellino.

Mi ero totalmente scordato di questa notizia, del Cannonau, della vite più vecchia del Mediterraneo. Succede tutto qualche giorno fa, mentre leggo un magazine che parla di vino. Sono quelle notizie che ti riaprono la memoria dei tuoi studi passati, come quando si dialoga di vino con un esperto o si apre un libro o si leggono notizie dai vari siti internet che trattano la questione del Wine Business. Da scavi effettuati molto tempo fa, cominciati nel 2002 per la precisione, come per esempio a Borore nel sito nuragico ‘Duos Nuraghes’, sono stati ritrovati semi di vite risalenti dal 1300 avanti Cristo al 300 dopo Cristo, quindi più di 3000 anni fa!

I semi erano carbonizzati e fossilizzati, ma in un buon stato di conservazione. Sono stati fatti anazlizzare da laboratori enologici e il risultato fu sorprendente: Il vinacciolo apparteneva ad un'uva che a tutti gli effetti era il Cannonau, risalente a MOLTO prima che gli spagnoli, nel 1500 circa, arrivassero sull'isola importando ( come molti ancora credono ) la prima uva da coltivare, che come tutti sanno fu la Garnacha.

Ho avuto, molto tempo fa, una chiacchierata con dei mie clienti al ristorante riguardo al vino in generale e proprio loro, i quali erano di ritorno da un viaggio a Bali, mi hanno raccontato questa fantastica storia di vino e coltivazione della vita in un ambiente che mai mi sarei aspettato producesse vino.

L'Isola di Bali è la più piccola provincia dell'Indonesia ed include alcune isole vicine , più piccole, di nome Nusa e Penida. E' la destinazione più gettonata dai turisti che visitano l'indonesia , non solo per le spiaggie e la paradisiaca vegetazione, ma per l'arte la quale include sia danza tradizionale che moderna, scultura, pittura eccetera. E sapete cosa c'è di interessante pure a Bali ? Il vino, naturalmente. Ne avevo sentito nominare da alcuni miei clienti molte settimane fa e ne sono rimasto affascinato. Come si fa a pensare di produrre vino in un clima cosi' particolarmente non adatto alla produzione di vino ? Eccovi cosa ho scoperto. Ho avuto, molto tempo fa, una chiacchierata con dei mie clienti al ristorante riguardo al vino in generale e proprio loro, i quali erano di ritorno da un viaggio a Bali, mi hanno raccontato questa fantastica storia di vino e coltivazione della vita in un ambiente che mai mi sarei aspettato producesse vino. Per la produzione usano un'uva originaria della zona ( si originaria di Bali ) che il nome ha dell'assurdo : Probolinggo Biru, uva bianca . Usano in realtà altre due uve, una di origine francese e credo quasi dimenticata come l'Alphonse-Lavallèe ( nera ) e la balinese Belgia ( bianca ) , clone del moscato di alessandria . Il Propolinggo Biru, del quale non trovo informazioni a sufficienza e quindi mi limito a citarla .

Conservazione degli “Avanzi di Vino”

Nella nostra guida ABC del vino abbiamo parlato di conservazione nella GDO , vi abbiamo aiutato man mano nella lettura dell’etichetta e nella decisione, nell’apertura del vino e nella scelta del giusto bicchiere; ma cosa fare per conservare “gli avanzi di vino”?
Noi di WineatWine siamo convinti che la soluzione migliore sia sempre svuotare la bottiglia, ma all’occorrenza esistono alcune accortezze che mirano ad “allungare la vita” di un prodotto già aperto.
Il principale nemico del nostro vino è l’ossigeno responsabile dell’ossidazione che ne altera profumi e sapori.
Conservare un vino aperto si può, ma esistono ovviamente dei tempi “limite” entro i quali finire gli avanzi; ciò perché il processo di ossidazione ed acetificazione è inarrestabile.
Il nostro obiettivo sarà quindi limitare il contatto con l’ossigeno e gli effetti dell’ossidazione.
Sfatiamo subito i miti: il cucchiaino infilato nel collo della bottiglia serve praticamente a nulla!

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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