C'è chi non lo considera vino poiché deriva dall'incrocio tra Vitis Riparia e Vitis Lambrusca e non Vinifera, e c'è chi lo ricorda con piacere come il vino di famiglia.

Dal color viola impenetrabile e dal profumo fruttato intenso, il vino Clinton non è di certo un blasone, ma comunque in grado di far riscattare le sue caratteristiche anche in distillati di qualità .
Il suo territorio di elezione è quello Veneto, ( dialettalmente chiamato grintón ) , anche se le sue origini sono oltreoceano.

I vini rossi e gli spumanti metodo classico ottenuti da Pinot Nero , mi conquistano da sempre.

Non mi sento di definirli come i miei vini "preferiti ", in quanto ci sono infiniti prodotti italiani ed esteri con una propria personalità che conferiscono sensazioni ed emozioni diverse. Tuttavia , dal canto mio, il Pinot Nero è uno dei vitigni tra i più straordinari e difficili da coltivare, ma se lavorato da aziende abili , consapevoli di interpretarlo al meglio , coltivandolo anche in un ambiente pedoclimatico idoneo , questo vitigno è capace di esprimersi con qualità senza pari.

Caratteristiche del Pinot Nero

Il Pinot Nero germoglia precocemente e le gelate possono essere fatali ,anche perché disponendo di una buccia sottile , l'uva e' anche più sensibile a piogge ed umidità , con la possibilità di andare dunque incontro al marciume. Predilige invece terreni calcarei, climi freschi privi di gelate con caldo non eccessivo ,per preservare aromi ed acidità,qualità del Pinot Nero .

È importante avere un clima fresco appunto per favorire una giusta e lenta maturazione che gli consente di sviluppare un corredo aromatico inconfondibile e una buona spalla acida. L'esposizione deve essere ottimale tanto quanto la latitudine poiché un buon irraggiamento solare è indispensabile, come gli interventi in vigna mirati e scrupolosi che vanno ad agevolare una maturazione perfetta del frutto.

Il grappolo una volta pronto per la raccolta , risulterà molto compatto quasi a ricordare una pigna ed è proprio da questo che deriverebbe il nome del vitigno.

Il Molise è una regione troppo spesso bistrattata, ignorata; la più giovane del Paese istituita dopo la scissione della regione “Abruzzi e Molise” nel 1963. Ha due soli capoluoghi di provincia, Campobasso ed Isernia, ed è la seconda più piccola regione d’Italia dopo la Valle d’Aosta.

E’ equamente divisa tra collina e montagna, tra le quali ci si può trovare davanti a paesaggi selvaggi e mozzafiato. Enologicamente non ha ancora raccolto molta notorietà, anche se è situata in un posto strategico dove l’escursione termica ed il clima potrebbero dare grandi soddisfazioni!

Spaghetti all’Amatriciana tra mito e leggenda: la vera storia e la ricetta tradizionale

Girando per Roma, ma non solo, tutte le trattorie propongono al cliente questo piatto che, nell’immaginario collettivo, rappresenta la cucina romana in Italia e nel mondo.
Una preparazione che ho visto riproposta a New York come a Londra, ma pochi sanno che questo simbolo della gastronomia laziale non ha niente a che vedere con Roma ma è un piatto di chiara origine abruzzese.
Amatrice, paesotto di circa 2700 anime, in provincia di Rieti (Lazio) a due passi dal lago di Campotosto e all’interno del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga fino al 1927 faceva parte della provincia dell’Aquila e dal 1265 al 1861, per circa 600 anni, parte integrante del Giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo l’Aquila.
Fu Benito Mussolini a voler istituire la nuova provincia di Rieti a cui furono annessi anche i comuni abruzzesi di Amatrice, Cittaducale e Antrodoco.
L’Amatriciana era il piatto tipico dei pastori abruzzesi e in origine era senza pomodoro.
I prodotti indispensabili per la ricetta, il Guanciale* ed il Pecorino di Amatrice*, percorrevano i tratturi della transumanza insieme ai pastori verso i pascoli invernali della Puglia ma anche della campagna romana.
L’amatriciana senza pomodoro ( fino al 1700 ) prendeva il nome di “Gricia” forse per la presenza dell’abbondante pepe che ricopriva il guanciale tale da rendere grigia la preparazione. Solo nel novecento alcuni cuochi originari di Amatrice aprirono locande e trattorie a Roma riproponendo la loro cucina del territorio tra i quali i spaghetti all’amatriciana facendo conoscere al mondo intero un piatto semplice con pochi ingredienti, ma che non ammette errori sia nella preparazione che nell’uso dei prodotti tipici locali.
Vi ripropongo la ricetta originale, esposta al centro di Amatrice davanti ai giardini pubblici.

Rispondiamo alla famosa domanda: " Un bicchiere di vino rosso al giorno toglie il medico di torno? " 

Una trasmissione del 1991 della CBS analizzò la correlazione tra mortalità e malattie cardiovascolari ed il consumo di grassi saturi; il tasso era elevato in tutti i paesi la cui alimentazione portava ad abusarne a parte la regione di Tolosa; tale questione è nota come “Il Paradosso Francese”.
Fu così che, analizzando le abitudini della popolazione, si trovò una spiegazione nel moderato ma regolare e quotidiano consumo di vino rosso.
A seguito di questa indagine si cominciarono ad analizzare i componenti del vino in modo da provare ad isolarne gli effetti preventivi sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Si giunse alla conclusione che il resveratrolo (fitoalessina con attività antimircobica), contenuto nelle bucce dell’uva, fosse l’elisir contro i “problemi di cuore”.

Parliamo oggi di uno dei vitigni rossi più importanti del sud Italia, l’Aglianico, un'uva che dà luogo a grandi vini e che è coltivata in molti territori differenti. Vini che, considerando le differenti peculiarità territoriali e le diverse interpretazioni aziendali, sono certamente tra i più importanti d'Italia anche se non sempre tra i più conosciuti.
L’occasione che ci fornisce lo spunto di parlarne è stata durante un evento organizzato da Athenaeum, dove potrete trovare dettagli sulla degustazione di Aglianico a cui ho preso parte. Dove abbiamo degustato sette vini fatti con uve Aglianico e provenienti da ben quattro differenti territori: il Vulture in Basilicata, l’Irpinia, il Cilento, e infine il Sannio (Taburno) in Campania.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dall’inizio, ossia dall’Aglianico, uva portata nel sud Italia dai greci (l’antico Ellenico). È un vitigno tardivo, visto che la raccolta delle uve avviene normalmente ad ottobre inoltrato. Rispetto ad alcune varietà precoci come il Primitivo o il Merlot, che vengono vendemmiati a fine agosto-inizio di settembre, abbiamo con l’Aglianico un naturale ritardo vegetativo di 40-50 giorni con tutto ciò che può accadere nel frattempo. L’Aglianico rappresenta quindi un vitigno difficile da gestire e naturalmente sottoposto a numerosi rischi meteorologici.

Con la vendemmia che ha dunque luogo ad Ottobre, in alcune delle zone condotte ad Aglianico si può tranquillamente parlare di viticultura del freddo. In Irpinia e nel Vulture, non è difficile che si raggiungano i 4-6° C di differenza rispetto alle coste, dato che i Monti del Partenio e il Terminio ne separano nettamente le zone climatiche. Queste barriere naturali, hanno tra l’altro ritardato moltissimo l’arrivo della fillossera, nell’entroterra del sud-appennino. Il terribile insetto che si ciba dell’impianto radicale della vite è arrivato in zona soltanto nella metà degli anni ’30 del secolo scorso, con oltre mezzo secolo di ritardo rispetto al Piemonte e al Nord Italia. L’Irpinia, in quel periodo era uno dei più grandi territori vinicoli d’Italia. La fillossera prima, e la guerra poco dopo, ne cambiarono radicalmente il paesaggio.

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