Si confesso, sono uno che si lascia sedurre dalle etichette e dai nomi dei vini!

Un giorno mi aggiravo in un supermercato e sfogliando il volantino alla pagina dei vini mi accordo di questo vino dal nome strano EST!EST!EST! di Cantina Bigi, davvero uno sconosciuto per me!

Mi avvicino incuriosito allo scaffale e noto dietro l’etichetta una storia interessante:

Nel 1111 il prelato bavarese Johannes Defuc, diretto a Roma, si faceva precedere da un servo a nome Martino che aveva il compito di indicargli dove si beveva del buon vino, segnando all’ingresso dell’osteria il monosillabo “EST” oppure, nel caso il vino fosse di particolare pregio, “EST EST”. A Montefiascone l’esperto servitore trovò un vino così delizioso da scrivere il fatidico “EST” per ben tre volte.

Il Soave nel Veneto, nel Lazio i vini dei Castelli Romani,l’Aglianico in Campania o il Moscato di Pantelleria.
Che cosa hanno in comune questi vini?

Apparentemente nulla, ma sotto sotto, precisamente nel terreno troviamo il comun denominatore che rendono questi vini unici nel panorama enologico italiano e direi mondiale.
Il suolo vulcanico. L’Italia, a differenza dei cugini d’oltralpe, annovera  una varietà incredibile di uve e di terroir, dalle vigne estreme in Val d’Aosta con altezze che sfiorano i 1500 mt. alle viti ad alberello di Pantelleria spazzate del vento.
Riusciamo a produrre vini  in qualsiasi luogo accessibile basta andare in Liguria sui terrazzamenti strappati dall’uomo alla terra per vedere delle miniseggiovie che vengono utilizzate per trasportare l’uva  nei punti di raccolta.

Partiamo dal territorio e la storia di questo vino frascati

Agronomi, enologi,vignaioli e la storia secolare del Frascati ci dicono che i Castelli Romani rappresentano un territorio ad altissima vocazione enoica.
I suoli vulcanici capaci di regalare finezza al vino,la giacitura collinare dei vigneti, un clima mediterraneo e ventilato che garantiscono sanità e perfetta maturazione delle uve ed inoltre un’importante escursione termica che agevola lo sviluppo della componente aromatica uniti alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e tradizionali che hanno dato nobiltà al Frascati in un passato ormai un po’ lontano, e penso soprattutto a Malvasia Puntinata, Greco e Bellone, costituiscono uno straordinario potenziale per la realizzazione di vini di qualità superiore. Purtroppo per lungo tempo, ed in gran parte ancora oggi, quest’ enorme potenziale è stato mortificato da una sovrabbondante produzione di vini mediocri ed a basso costo che finivano e finiscono sugli scaffali della Grossa Distribuzione italiana ed estera(soprattutto inglese)e su molte tavole di una certa ristorazione romana ancora impreparata e spesso anche un po’ cialtrona che lo vende come vino da tavola.

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