A casa da amici mi sono imbattuto in una bottiglia-mito, il Brunello di Montalcino Biondi Santi 2001 che vi voglio raccontare. Un vino che dopo oltre 15 anni era ancora perfettamente integro, con sentori persino floreali ma non di fiori appassiti, fruttati ma non così maturi o soltanto in confettura.


Ma andiamo con ordine. La storia del Brunello inizia negli anni ’80 del XIX secolo proprio grazie alla famiglia Biondi Santi nella Tenuta del Greppo a Montalcino. Era il tempo in cui il Barone Ricasoli codificava la ricetta del Chianti come vino a base Sangiovese ma che non doveva mai presentarsi in purezza. Dove, anzi, nell’uvaggio trovavano spazio anche uve a bacca bianca.


Ferruccio Biondi Santi, invece, selezionò i migliori cloni di Sangiovese grosso, impiantandone le barbatelle su piede americano e li vinificò in purezza. Instaurò standard produttivi molto severi tagliando drasticamente le rese per ettaro del vigneto, tanto che la pratica della selezione manuale dei migliori frutti si è tramandata fino ai giorni nostri.

Tignanello, la verticale

il: 22 Ottobre 2015

Ho partecipato ad una straordinaria verticale di Tignanello, brand del vino italiano più conosciuto nel mondo e perla della cantina Marchesi Antinori di cui ho recentemente raccontato il Cervaro della Sala 2005.

Il Tignanello nasce agli albori degli anni ’70 del secolo scorso come risposta all’immobilismo del consorzio che si ostina – e lo farà ancora per anni – a imporre l’aggiunta di uve bianche accanto al Sangiovese nell’uvaggio del Chianti Classico. Vino che, preceduto soltanto dal Vigorello dell’Agricola San Felice, contribuirà in modo decisivo alla schiera di vini a base Sangiovese dei Supertuscan. Dal ’75 l’uvaggio del vino si stabilizza, con qualche oscillazione, in un 80% di Sangiovese e la rimanente parte di Cabernet.

Il podere Tignanello si trova a Mercatale nel comune di San Casciano Val di Pesa. È un vigneto di 57 ettari, esposto a sud, sud-est e situato a un’altitudine di 350-400 m slm. Presenta pendenze molto importanti che garantiscono un ottimo drenaggio, con un terreno composto da galestro e alberese in prevalenza, assieme a un po’ d’argilla. Grandi anche le escursioni termiche tra giorno e notte, oltre che tra le stagioni, elemento che contribuisce in modo determinante agli aromi del vino. Nel complesso le piante sono sempre un po’ sotto stress, condizione essenziale per la produzione di uve di qualità.

La grandezza del vino sta anche nella dimensione del fenomeno. Ogni anno vengono prodotte un numero di bottiglie che varia tra le 350.000 e le 400.000. Non esattamente un vin de garage. Fare qualità elevatissima con queste quantità non è per nulla semplice.

Newsletter/Iscriviti







Metti Mi Piace e segui la tua passione per il Vino