In poco più di tredici anni, i fratelli Cusumano si sono imposti nel panorama nazionale e internazionale come una delle cantine siciliane e italiane sempre più importanti e capaci di recitare un ruolo di primo piano. E ci sono riusciti con costanza, perseguendo una corretta programmazione e una strategia di espansione sapiente e rispettosa della qualità del frutto e dell’esaltazione del terroir siciliano. Dei terroir siciliani. Ma andiamo con ordine.

Siamo andati a trovare Cusumano presso la cantina di imbottigliamento situata alla periferia di Partinico, a una trentina di chilometri da Palermo. La cantina è stata costruita attorno alla Torre San Carlo, edificio del diciannovesimo secolo che dà il nome alla contrada.

Ci accoglie e ci guida Mayra Bina, che su occupa dell’accoglienza e delle visite in cantina. Cantina tra l’altro modernissima e autonoma dal punto di vista energetico. La cantina è infatti alimentata da un impianto a pannelli solari fotovoltaici.

Visitiamo assieme l’impianto d’imbottigliamento all’avanguardia, dove vengono confezionate le quasi 3 milioni di bottiglie prodotte; la barriccaia dove maturano molti dei vini provenienti dai diversi territori siciliani di produzione.

Il Soave nel Veneto, nel Lazio i vini dei Castelli Romani,l’Aglianico in Campania o il Moscato di Pantelleria.
Che cosa hanno in comune questi vini?

Apparentemente nulla, ma sotto sotto, precisamente nel terreno troviamo il comun denominatore che rendono questi vini unici nel panorama enologico italiano e direi mondiale.
Il suolo vulcanico. L’Italia, a differenza dei cugini d’oltralpe, annovera  una varietà incredibile di uve e di terroir, dalle vigne estreme in Val d’Aosta con altezze che sfiorano i 1500 mt. alle viti ad alberello di Pantelleria spazzate del vento.
Riusciamo a produrre vini  in qualsiasi luogo accessibile basta andare in Liguria sui terrazzamenti strappati dall’uomo alla terra per vedere delle miniseggiovie che vengono utilizzate per trasportare l’uva  nei punti di raccolta.

Agosto 2013, dopo un lungo viaggio in treno, arrivo finalmente sulle pendici dell’Etna. Il vulcano, che sembra non abbia ancora perso il vizio, mi accoglie fumando. Il sole alto e caldo illumina con una vivissima luce le vigne etnee. Da qui inizia il mio breve racconto sui giorni in cui sono stato ospite del vulcano più alto d’Europa. Per gli spostamenti uso una vecchia, quanto indistruttibile panda bianca di primi anni ’90, senza autoradio, senza aria condizionata. Autovettura che nelle grandi metropoli trova spazio solamente nelle mostre e concorsi di auto appassionati, qui è uno tra i veicoli più diffusi e richiesti; sembra che il mercato di una panda old style si aggiri sui millecinquecento euro!...insomma un vero affare per chi non riuscendo a capire la grandiosità di una incrollabile meccanica, lascia arrugginire il modello più in voga nelle strade etnee, in scuri garage.

 

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