Frutto di un attento e peculiare studio sulle potenzialità e caratteristiche delle zone montane, lo spumante dei Nebrodi è ormai una realtà. In tali aree montane della Sicilia, il vigneto, utilizzato prevalentemente per l’autoconsumo, era presente in piccoli appezzamenti anche a quote significative (800-1000 metri sul livello del mare).

Firriato è una cantina d’eccellenza, emblema di una Sicilia moderna che mostra il miglior volto. Sin dagli inizi degli anni ’80, la famiglia Di Gaetano ha migliorato la qualità dei vini e la presenza sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando, con la propria offerta, molti dei terroir dell’isola, spesso molto differenti tra loro.
In costante crescita ormai da un trentennio, oggi Firriato riunisce 6 tenute sparse per la Sicilia per un totale di 320 ettari di vigneto. L’azienda presenta ben 32 differenti etichette per un totale di 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte. Le molteplici morfologie dei territori dove si trovano i vigneti di proprietà, ha consentito di esaltare le diverse vocazioni produttive, con la valorizzazione non soltanto dei vitigni autoctoni ma anche di quelli internazionali.
Dai tre dei quattro possedimenti che si trovano nel trapanese vengono prodotti i vini che hanno fatto la storia della cantina. Da Borgo Guarini viene prodotto l’Harmonium, dalla Tenuta Pianoro Cuddia il Ribeca, da Baglio Sorìa il Camelot. La quarta tenuta del trapanese è Dagala Borromeo a cui si aggiungono la Tenuta Calamoni, proprietà che si trova nell’isola di Favignana e la Tenuta Cavanera a Castiglione di Sicilia sulle pendici dell’Etna.
Abbiamo visitato la cantina che si trova a Paceco, a due passi da Trapani. Abbiamo visto i locali che contengono i silos di acciaio, la barriccaia, l’impianto d’imbottigliamento. Abbiamo quindi degustato una dozzina di etichette preventivamente concordate con Federico Mammoli tra quelle dell’immensa offerta aziendale. Ringrazio anzi Federico per la gentilezza e la disponibilità che ha dimostrato guidando la visita in cantina.

C'è una terra che vive e freme nel profondo mare e si specchia, rispecchia nel sole che senza tregua batte. E scorre nel suo sangue, nella maestria delle genti, l'arte di fare vino. E dico “fare” perché c'è differenza accesa nel raffronto con il verbo produrre. Il fare è delle mani sapienti, e parlo di mani antiche, che forgiano l'uva come spade di difesa e non di conquista. Parlo della fatica che non si sottomette al nome in etichetta, il fare per se stessi ancor prima del baratto in soldi. Mi piace chi pianta e coglie, chi ci mette la passione. Chi alla terra sa dare ancor prima di pretendere.

Siamo nei pressi di Modica... Quasi quasi ci farei una scappata. La tentazione di saggiare al palato un bel pezzo di “ciucculatti murucanu” mi lascia affranto nel non voler portare a buon fine l'intento di viziarmi col gusto. Zuccheroso regalo, a quanto pare, degli Spagnoli e non troppo alla lontana degli Aztechi, in una specie di ciclo che claustrofobico non trova pace.

Vino e Cioccolato? Abbinamento dai difficili compromessi, confine labile fra azzardi e audaci contorsionismi, ma non è ancor giunta l'ora di palarne. Come al solito, son già preso da mille divagazioni sul tema, sublimi angherie a cui soccombere. 

Ci sarebbero botti intere da trascinare meco da queste brulle lande, ma nonostante le mie sbandate per i Rosati, non parlerò del Cerasuolo di Vittoria. Il Cerasuolo per me è quello d'Abruzzo e nulla stride in questo dire con la sua controparte siciliana; trattasi di mera infatuazione giovanile e non di alcuna sorta d'attaccamento esagerato e fazioso per un luogo, che sia nativo che sia d'elezione. 

Incastrato fra le dita, un grappolo di Frappato. Framezzi di violetto s'imbizzarriscono soggiogando un cremisi scarno, sembiante d'un Caravaggio.

Etnella - Notti stellate 2010 Etna Rosso

Testaccio (RM), marzo2014, Vini di Vignaioli, è li che ho conosciuto Davide Bentivegna dell'azienda agricola Etnella, con vigneti nella zona nord-orientale del grande vulcano attivo: Presa, Linguaglossa e Passopisciaro tra i 600 e i 1.000 metri di altezza sono le zone dei vigneti di proprietà su terreni basaltici.

Davide ha un fare casinista, gioviale, ha modi semplici e amorevoli, è arruffone ma concreto allo stesso tempo, mi fa provare i suoi vini insieme con altri amici di bevuta e di trasferta e tutto quello che lui esprime come persona appena conosciuta lo ritrovo in Notti Stellate 2010, un Etna rosso con prevalenza Nerello Mascalese (90%) e residuo di Nerello Cappuccio (7%) e altre varietà autoctone, affina in barrique di terzo passaggio e viene lavorato in vigna e in cantina con metodi assolutamente naturali.

In poco più di tredici anni, i fratelli Cusumano si sono imposti nel panorama nazionale e internazionale come una delle cantine siciliane e italiane sempre più importanti e capaci di recitare un ruolo di primo piano. E ci sono riusciti con costanza, perseguendo una corretta programmazione e una strategia di espansione sapiente e rispettosa della qualità del frutto e dell’esaltazione del terroir siciliano. Dei terroir siciliani. Ma andiamo con ordine.

Siamo andati a trovare Cusumano presso la cantina di imbottigliamento situata alla periferia di Partinico, a una trentina di chilometri da Palermo. La cantina è stata costruita attorno alla Torre San Carlo, edificio del diciannovesimo secolo che dà il nome alla contrada.

Ci accoglie e ci guida Mayra Bina, che su occupa dell’accoglienza e delle visite in cantina. Cantina tra l’altro modernissima e autonoma dal punto di vista energetico. La cantina è infatti alimentata da un impianto a pannelli solari fotovoltaici.

Visitiamo assieme l’impianto d’imbottigliamento all’avanguardia, dove vengono confezionate le quasi 3 milioni di bottiglie prodotte; la barriccaia dove maturano molti dei vini provenienti dai diversi territori siciliani di produzione.

Il Soave nel Veneto, nel Lazio i vini dei Castelli Romani,l’Aglianico in Campania o il Moscato di Pantelleria.
Che cosa hanno in comune questi vini?

Apparentemente nulla, ma sotto sotto, precisamente nel terreno troviamo il comun denominatore che rendono questi vini unici nel panorama enologico italiano e direi mondiale.
Il suolo vulcanico. L’Italia, a differenza dei cugini d’oltralpe, annovera  una varietà incredibile di uve e di terroir, dalle vigne estreme in Val d’Aosta con altezze che sfiorano i 1500 mt. alle viti ad alberello di Pantelleria spazzate del vento.
Riusciamo a produrre vini  in qualsiasi luogo accessibile basta andare in Liguria sui terrazzamenti strappati dall’uomo alla terra per vedere delle miniseggiovie che vengono utilizzate per trasportare l’uva  nei punti di raccolta.

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