Casa di Grazia, giovane azienda vitivinicola siciliana, si estende per una cinquantina di ettari ed è condotta da una dozzina d’anni da una donna del vino, Maria Grazia Di Francesco Brunetti. L’azienda, che opera a Gela nel comparto del Cerasuolo di Vittoria, si trova in prossimità della Riserva Naturale Orientata del Lago di Biviere, un lago salato separato dal mare da un complesso sistema di dune ampio poco più di un chilometro. Questo ambiente gode di un microclima particolarmente favorevole per la coltivazione della vite: le forti escursioni termiche garantiscono lo sviluppo degli aromi nelle uve, mentre la vicinanza al mare permette alla brezza di accarezzare le vigne asciugandone l’umidità.

L’Emiryam è un Syrah in purezza, uva che alcuni storici ampelografi riconducono ad un antico vitigno mediorientale portato, in epoca greco-romana, nella zona di Siracusa. Esiste persino una leggenda che lega il Syrah alla città siciliana: si narra, infatti, che fu l’imperatore romano Marco Aurelio Probo ad importare il vitigno dall’Egitto con l'intenzione di coltivarlo in Gallia. Le sue legioni passarono dal siracusano e quii il Syrah avrebbe messo solide radici, anche se il toponimo “Syra”, come nome della città aretusea, risulta già attestato fin dai tempi dell'Antica Grecia. “Emiryam” deriva invece dalla congiunzione di Emilio e Miryam, i nomi dei figli di Maria Grazia.

Il Syrah, con cui è fatto l’Emiryam, è allevato a cordone speronato a 120 metri di altitudine, su terreni calcarei e sabbiosi, profondi, ben drenati e di origine alluvionale. L’esposizione del vigneto è a sud, con una elevata densità d’impianto di 5000 ceppi per ettaro. Le uve, selezionate in vigna, sono raccolte manualmente nel mese di settembre in piccole cassette, in modo da evitare il più possibile il danneggiamento degli acini. Le rese sono particolarmente basse, intorno ai 40 quintali per ettaro. Dopo la diraspa-pigiatura soffice, il vino fermenta in vasche d’acciaio per una decina di giorni a 25°C, per sostare poi sulle fecce per tre settimane circa. Dopo la fermentazione alcolica, il vino svolge la malolattica in barrique, dove rimane ancora per soli tre mesi, prima di affinare in acciaio più o meno per un anno. Dopo l’imbottigliamento, il vino riposa all'incirca per sei mesi prima di essere messo in commercio.

Il nome Donnafugata – letteralmente "donna in fuga" – è legato alla regina Maria Carolina di Borbone che, durante l’invasione napoleonica, si rifugiò in Sicilia dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, a chiamare così questo territorio.

In tempi più recenti, nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, Giacomo Rallo, improvvisamente mancato nel maggio di quest’anno, fondò l’azienda insieme alla moglie Gabriella. Oggi Donnafugata è diretta dai figli José e Antonio, neo-presidente dell’Unione Italiana Vini.

L’azienda ha fatto della qualità il focus della propria filosofia produttiva. Emblema di questa continua ricerca è l’attenzione allo sviluppo eco-compatibile e culturale del territorio. Oltre ad essere una delle prime aziende ad aver utilizzato impianti fotovoltaici, Donnafugata quantifica le emissioni di gas serra dalla vigna all'imbottigliamento. Negli ultimi anni le emissioni di anidride carbonica sono diminuite, migliorando così l’efficienza energetica in ogni attività.

Il vigneto si estende per oltre 300 ettari in diversi siti produttivi in Sicilia. Le vigne si trovano in zone altamente vocate per suolo, esposizioni e altitudini. Le uve sono sottoposte ad assaggi durante tutto il processo di maturazione, individuando il momento migliore per la vendemmia di ogni varietà. Per cultivar precoci come lo Chardonnay la raccolta può cominciare a metà agosto, con temperature che superano i 35° C. In casi come questi le attività vendemmiali vengono svolte di notte, preservando gli aromi delle uve ed evitando il rischio di fermentazioni indesiderate.

Il mondo del vino perde una grande personalità: ieri mattina a Marsala è morto all'improvviso Giacomo Rallo, fondatore della cantina Donnafugata.

I funerali sono previsti per oggi pomeriggio alle 16 a Marsala, presso la Chiesa Madre.
Cavaliere del lavoro dal 2006, Giacomo Rallo era nato a Marsala il 18 ottobre 1937 ed era uno degli imprenditori vitivinicoli siciliani più conosciuti e apprezzati a livello internazionale. Laureato in legge, era esponente della quarta generazione di un’antica famiglia siciliana impegnata, sin dalla metà del XIX secolo, nella produzione di vini di qualità. Ancora giovane, partecipa alle attività dell'azienda di famiglia, essendo fermamente convinto delle straordinarie potenzialità enologiche della sua terra. 

Ho sempre amato la Sicilia, è una regione bellissima, suggestiva e piena di storia: una terra che ha fatto l’amore con tanti popoli che ne hanno lasciato tracce indelebili.

Ci sono ottimi vini siciliani, ma questa regione può fare ancora tanto specie in comunicazione ed in valorizzazione di un territorio meraviglioso.

Abbiamo degustato uno dei vini di punta dell’azienda vinicola Planeta. Questo produttore siciliano opera di fatto soltanto dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, nonostante la tradizione agricola della famiglia risalga addirittura al ‘500. Tanto che la proprietà dell’azienda è condivisa tra una quindicina di cugini.

Il vino degustato, in realtà, nel corso del tempo è diventato uno dei simboli più noti della rinascita enologica dell’isola: parliamo dello Chardonnay del millesimo 2005, annata ormai non più in commercio da tempo.

Oggi Planeta rappresenta una dei principali protagonisti del movimento vinicolo della Sicilia con oltre 360 ettari di vigneti distribuiti in sei differenti tenute situate nelle zone più vocate dell’isola: Ulmo a Sambuca di Sicilia, Dispensa a Menfi, Dorilli a Vittoria, Buonivini a Noto, Feudo di Mezzo sull'Etna a Castiglione di Sicilia e La Baronia a Capo Milazzo. Tutti i vigneti sono stati piantati direttamente dalla famiglia successivamente alle varie acquisizioni. Oltre due milioni le bottiglie prodotte, più della metà esportate.

Fusilli aromatizzati al cedro con salsa di calamari accompagnati da un rosè siciliano

La Calabria è una regione spesso trascurata, poco considerata e bistrattata.
L’economia non è certo florida e non è una regione ben collegata ma sa’ offrire scorci bellissimi di paesaggi dalla Sila e le sorgenti d’acqua fino ad arrivare al mare blu e profondo.
Una regione piena di prodotti culibari buoni e tipici, anche questi spesso offuscati soprattutto da quelli di regioni come la Campania e la Puglia.
Il peperoncino, la cipolla di Tropea, il tonno, la ‘Nduja ed il cedro su tutti.
Oggi vi mostreremo una ricetta nella quale sono utilizzati sia la cipolla che il cedro: i Fusilli aromatizzati al cedro con salsa di calamari.
Importante reperire le materie prime migliori per garantire un piatto unico, ma spesso sono gli stessi prodotti a far nascere le idee da cucinare.
Mi trovavo a Marcellina, frazione di Scalea, per fare una piccola scorta di prodotti dal pastificio di Vera Pignataro di cui vi ho già parlato in questa ricetta fusilli ; è più forte di me, quando passo di qui devo comprare questa pasta che solo qui posso mangiare. Mentre prendevo le solite cose sono stato colpito da un prodotto nuovo: i fusilli al cedro; che, senza pensare neanche a come cucinarli, decido di comprare; quando mi capita più un prodotto simile?

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