Vini piemontesi

Tutto sulla produzione di vino di qualità ed eccellenza piemontese. Degustazioni e descrizione dettagliata dei principali vini della regione.

Chi capisce di vino o chi pensa di capirne (almeno un po’) vorrebbe sempre scegliere cosa bere: tipologia di vino, cantina, annata e chi più ne ha più ne metta. La scelta è spesso complessa e si tengono in considerazione svariati parametri, molti dei quali non misurabili e non oggettivi, accompagnati anche dal coinvolgimento emotivo che spesso la fa da padrone.

Succede però che alle volte non sia il soggetto a scegliere, può infatti capitare che ci si affidi a chi si ritiene più competente, si ceda alla voglia di scoprire qualcosa di consigliato che non si conosce, si accetti educatamente ciò che il padrone di casa ci propone e così via.
Il vino che vi presenterò oggi, invece, mi è stato di fatto imposto in un ristorante “c’è rimasto solo questo”: Dolcetto d’Alba Terre di Aleramo.
Il Dolcetto è il terzo vitigno piemontese per diffusione dopo il Barbera ed il Moscato, tra le cui DOC quella di Alba è certamente la più nota. Di dolce c’è solo l’acino che in realtà da’ alla luce vini rossi secchi e dal finale amarognolo. Fuori confine regionale è meno noto rispetto ai suoi “nobili cugini” probabilmente a causa del suo status di “vino di tutti i giorni”.
E’ un “vino da tutto pasto” e considerato che in tavola ci saranno Pansotti in crema di noci e involtini di speck e carne bianca potrebbe andar bene.

Lontano da enoteche e non avendo tempo per visitare cantine sono finito in un centro commerciale: posto che noi del settore non amiamo ma dove forse, buona parte dei consumatori acquistano.
Ne abbiamo parlato nella nostra guida ABC del vino, nella GDO le bottiglie non vengono trattate con cura ma spesso alla stregua di una qualsiasi scatoletta di tonno! Volevo quindi comprare prodotti non particolarmente dispendiosi ma comunque buoni.
Ho preso tre tipi di Barbera, una Freisa, un Ruchè, un Grignolino ed un Moscato d’Asti ed ho cercato (invano) un Alta Langa.
Quando ho scelto questo vino di cui sto per parlarvi ero alla ricerca di un prodotto semplice da poter bere in tranquillità con qualsiasi tipo di commensale; volevo qualcosa che si abbinasse a carni rosse e salumi, ma anche alle castagne di cui avevo gran voglia; ero in Piemonte e cercavo, ovviamente, qualcosa che fosse piemontese.

Quest’anno il freddo in Italia si è fatto un po’ attendere, ma alla fine è arrivato!
Non sono uno che preferisce una stagione all’altra, mi piacciono tutte nel loro alternarsi sereno ed amo i particolari di ciascuna di esse.
Dell’inverno mi piace dormire e stringere a me le coperte, sentire la pioggia battere sui tetti, l’odore dell’ambiente, il camino con la legna scoppiettante e tante altre cose tra le quali i piatti fumanti che ti riscaldano le serate.
Uno dei miei preferiti è il semplice brodo di carne preparato da mia madre.

Ingredienti utilizzati per 5 persone:

Incastonato tra le colline senza fine che sembrano rincorrersi in un susseguirsi di vigneti e campi coltivati, il Castello di Neive, con superba eleganza, sembra quasi volerle sorvegliare. Lo sguardo si perde in quel panorama, tra torri e borghi,come se il tempo si fosse fermato.
Sarei stata per ore a guardare il mondo oltre il muretto della città anche se, durante la mia visita, un velo di nebbia copriva con dolcezza tutto quel paradiso piemontese; anche il Castello era avvolto in un alone di mistero e fascino.
Come ogni sommelier, amo toccare, sentire con le orecchie e con il naso ed assaggiare emozionandomi nel luogo e nell'azienda dove il vino viene prodotto.
Questa voglia, stavolta è amplificata e lo sarebbe forse per chiunque, sapendo che ad accoglierti in azienda c'è un impagabile Italo Stupino e il suo enologo Claudio Roggero.
Italo Stupino attuale proprietario della "Azienda Agricola Castello di Neive", ha il merito di aver riscoperto l'Arneis come vitigno di qualità, poiché aveva compreso l'importanza e la tipicità del vino che se ne ricavava.
Si rivolse ai docenti della facoltà di agraria di Torino, in particolare al professor Eynard, che gli suggerì di impiantare un vigneto sperimentale per poter meglio studiare e scegliere così i giusti cloni. Da quel giorno fino ad oggi l'Arneis si è installato nel vigneto chiamato Cascina Montebertotto, parte integrante della Cascina Messoirano.
Questi territori furono acquistati dal nonno di Italo poiché ritenuti idonei alla coltivazione della vite come tutti gli altri ettari in possesso del Castello.
Claudio Roggero, durante la mia visita alla nuova cantina, mi ha spiegato che " i territori del Castello di Neive sono stati tutti acquisiti secondo una corretta visione enologica ed un corretto studio del terroir e dell’esposizione, per favorire le esigenze di ogni singolo vitigno. Altri territori appartenenti all'azienda ritenuti però inadatti per la coltivazione della vite sono stati occupati dai noccioleti ".

Oggi vogliamo proporvi una ricetta semplicissima da realizzare e che richiede poco tempo ed ingradienti.
Il protagonista di oggi è l’asparago!
Il nostro ingrediente principe trae nome dal persiano “sperega” che significa germoglio, successivamente venne chiamato “asparaghos” dai greci ovvero “pieno di linfa”.
Gli asparagi appartengono alla famiglia delle Liliaceae come l’aglio e la cipolla ma possiedono più clorofilla.
Essendo composti dal 90% di acqua ed avendo uno scarsissimo apporto calorico sono molto utilizzati nelle diete.

Gli asparagi hanno anche interessanti proprietà diuretiche e depurative, aiutano la pulizia di intestino, fegato, reni, pelle e polmoni, rafforzano i vasi sanguigni grazie alla rutina e sono ricchi di antiossidanti, acido folico (da assumere in gravidanza per ridurre malformazioni come la spina bifida nel feto) e vitamina B9 (utile per il rinnovamento cellulare).
Hanno anche l’effetto detossificante, contrastano i radicali liberi ed aiutano ad inibire le cellule tumorali al colon.
Insomma oggi vi offriamo un toccasana!

 

Bagna cauda accompagnato dal Barbera d’Asti Superiore Favà della Tenuta Garetto

La bagna cauda (salsa calda in italiano) è uno dei tanti piatti della tradizione regionale italiana che rendono unica la nostra cucina in tutto il mondo.
Una pietanza particolare e carica di personalità e proprio per questo è uno di quei piatti che già da subito o li si ama o li odia, non esistono le vie di mezzo.

Preparato con ingredienti “poveri” e rustici, ma che una volta miscelati e lasciati cuocere a fuoco lento rendono questa portata inimitabile.

La preparazione e la cottura richiedono molte ore, gli ingredienti base sono: aglio, acciughe e abbondante olio; anche se, nelle varie versioni e rivisitazioni moderne, sono comparsi ingredienti come la panna che hanno la sola funzione di rendere più delicati i sapori e mitigare gli effetti postumi.

Una cosa può saltare all’occhio è: perché tra gli ingredienti di un piatto tradizionale piemontese, ritroviamo le acciughe?

La risposta sta nel fatto che questo pesce azzurro si presta bene alla conservazione sotto sale e veniva largamente utilizzato come merce di scambio, moneta dell’epoca,  dai commercianti liguri che venivano a far provviste in Piemonte.

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