Vini piemontesi

Tutto sulla produzione di vino di qualità ed eccellenza piemontese. Degustazioni e descrizione dettagliata dei principali vini della regione.

Incastonato tra le colline senza fine che sembrano rincorrersi in un susseguirsi di vigneti e campi coltivati, il Castello di Neive, con superba eleganza, sembra quasi volerle sorvegliare. Lo sguardo si perde in quel panorama, tra torri e borghi,come se il tempo si fosse fermato.
Sarei stata per ore a guardare il mondo oltre il muretto della città anche se, durante la mia visita, un velo di nebbia copriva con dolcezza tutto quel paradiso piemontese; anche il Castello era avvolto in un alone di mistero e fascino.
Come ogni sommelier, amo toccare, sentire con le orecchie e con il naso ed assaggiare emozionandomi nel luogo e nell'azienda dove il vino viene prodotto.
Questa voglia, stavolta è amplificata e lo sarebbe forse per chiunque, sapendo che ad accoglierti in azienda c'è un impagabile Italo Stupino e il suo enologo Claudio Roggero.
Italo Stupino attuale proprietario della "Azienda Agricola Castello di Neive", ha il merito di aver riscoperto l'Arneis come vitigno di qualità, poiché aveva compreso l'importanza e la tipicità del vino che se ne ricavava.
Si rivolse ai docenti della facoltà di agraria di Torino, in particolare al professor Eynard, che gli suggerì di impiantare un vigneto sperimentale per poter meglio studiare e scegliere così i giusti cloni. Da quel giorno fino ad oggi l'Arneis si è installato nel vigneto chiamato Cascina Montebertotto, parte integrante della Cascina Messoirano.
Questi territori furono acquistati dal nonno di Italo poiché ritenuti idonei alla coltivazione della vite come tutti gli altri ettari in possesso del Castello.
Claudio Roggero, durante la mia visita alla nuova cantina, mi ha spiegato che " i territori del Castello di Neive sono stati tutti acquisiti secondo una corretta visione enologica ed un corretto studio del terroir e dell’esposizione, per favorire le esigenze di ogni singolo vitigno. Altri territori appartenenti all'azienda ritenuti però inadatti per la coltivazione della vite sono stati occupati dai noccioleti ".

Oggi vogliamo proporvi una ricetta semplicissima da realizzare e che richiede poco tempo ed ingradienti.
Il protagonista di oggi è l’asparago!
Il nostro ingrediente principe trae nome dal persiano “sperega” che significa germoglio, successivamente venne chiamato “asparaghos” dai greci ovvero “pieno di linfa”.
Gli asparagi appartengono alla famiglia delle Liliaceae come l’aglio e la cipolla ma possiedono più clorofilla.
Essendo composti dal 90% di acqua ed avendo uno scarsissimo apporto calorico sono molto utilizzati nelle diete.

Gli asparagi hanno anche interessanti proprietà diuretiche e depurative, aiutano la pulizia di intestino, fegato, reni, pelle e polmoni, rafforzano i vasi sanguigni grazie alla rutina e sono ricchi di antiossidanti, acido folico (da assumere in gravidanza per ridurre malformazioni come la spina bifida nel feto) e vitamina B9 (utile per il rinnovamento cellulare).
Hanno anche l’effetto detossificante, contrastano i radicali liberi ed aiutano ad inibire le cellule tumorali al colon.
Insomma oggi vi offriamo un toccasana!

 

Bagna cauda accompagnato dal Barbera d’Asti Superiore Favà della Tenuta Garetto

La bagna cauda (salsa calda in italiano) è uno dei tanti piatti della tradizione regionale italiana che rendono unica la nostra cucina in tutto il mondo.
Una pietanza particolare e carica di personalità e proprio per questo è uno di quei piatti che già da subito o li si ama o li odia, non esistono le vie di mezzo.

Preparato con ingredienti “poveri” e rustici, ma che una volta miscelati e lasciati cuocere a fuoco lento rendono questa portata inimitabile.

La preparazione e la cottura richiedono molte ore, gli ingredienti base sono: aglio, acciughe e abbondante olio; anche se, nelle varie versioni e rivisitazioni moderne, sono comparsi ingredienti come la panna che hanno la sola funzione di rendere più delicati i sapori e mitigare gli effetti postumi.

Una cosa può saltare all’occhio è: perché tra gli ingredienti di un piatto tradizionale piemontese, ritroviamo le acciughe?

La risposta sta nel fatto che questo pesce azzurro si presta bene alla conservazione sotto sale e veniva largamente utilizzato come merce di scambio, moneta dell’epoca,  dai commercianti liguri che venivano a far provviste in Piemonte.

Il Sauvignon monferrino di Guido Zampaglione

Ci sono vini che prima di stapparli mi convinco che debbano avere l'interlocutore giusto con il quale riuscire a parlare la stessa lingua, ci sono, mie, false convinzioni che mi spingono spesso a fare un passo indietro se non sono sicuro che ciò che ritengo sublime per il mio palato possa esserlo anche per gli altri e non solo per una questione di presunzione, ma all'opposto come forma di rispetto verso gli altri, evitando di mettere in difficoltà chi ha delle aspettative gustative differenti dalle mie, in un determinato momento e per uno specifico sorso.
Così quando due amici mi sono venuti a trovare a casa per un progetto sul quale lavorare insieme, mi sono domandato se potevamo dissetarci con il Sauvignon Monferrino di Cascina Grillo in accompagnamento a un po' di salame piccante prodotto nella zona di Battipaglia, della soppressata calabrese e del Reggiano 30 mesi.
Guido ed Igiea Zampaglione di  Tenuta Grillo sono viticoltori, e non solo (anche produttori di riso e co.), in Monferrato; conosco i vini di Giudo da oltre 10 anni e nel corso del tempo ho apprezzato sempre di più la sua filosofia produttiva e lo spirito libero da schemi precostituiti, producono in una vigna di circa 17 ettari (Freisa, Dolcetto, Barbera, Merlot, Cortese, Chardonnay e Sauvignon) dal terreno sabbioso, limoso e non particolarmente ricco di minerali, seguono i dettami dell'agricoltura biologica ma sono soprattutto produttori nei quali l'assenza di temperature controllate in fermentazione, la presenza di lieviti autoctoni e le lunghe macerazioni sulle bucce sono l'elemento discriminante dei loro prodotti.

L'Aur-oura un eccellenza del Monferrato

Tra le dolci colline dell’Alto Monferrato recentemente è stata terminata una nuova cantina, anzi quasi un piccolo gioiello: Rocco di Carpeneto.
Un luogo di pace circondato da vigneti che lascia spazio sia alla meditazione che alla degustazione di vini d’eccellenza.
Si tratta di un’area che comprende poco più di 5 ettari di vigneti, disposti in modo da cingere la cantina sul vasto pianalto del fluviale antico che contraddistingue questo piccolo terroir a nord del villaggio di Carpeneto.

Il Ruché sta a Montalbera come Montalbera sta al Ruché. E’ stata una vera e propria sfida, possiamo dire ormai vinta, visto che ormai il vino è riconosciuto dal mercato e nel 2010 ha persino ottenuto l’ambita DOCG. Anche se in azienda si fanno altri vini dalla Barbera al Moscato d’Asti, dal Grignolino al Barolo che abbiamo degustato e recensito, è innegabile che l’azienda sia indissolubilmente legata al sorprendente vitigno autoctono ( approfondimenti nell'intervista a Montalbera ).

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