Di vini e cantine abruzzesi ci piace parlare. L’Abruzzo è una terra piena di belle realtà, sia storiche che giovani, che producono ottimi vini.

Tra queste abbiamo già parlato di Torre dei Beati azienda emergente con sede a Loreto Apruntino e del loro Mazzamurello 2010.
In questi giorni ho avuto il piacere di conoscere Adriana Galasso e Fausto Albanesi, proprietari della cantina; persone molto gentili e pacate. Mi sono soffermato in particolare a scambiare delle un bel po’ di parole con Fausto, una persona che mi ha colpito molto.
Fausto ha quella comicità innata non fatta di battute esilaranti e fragorose risate. Fausto fa ridere e sorridere con la sua sottile ironia (ed autoironia), col suo fare pacato, il tono di voce e la mimica il tutto coadiuvato da una vena sarcastica ed il cervello di una persona molto intelligente.
Fausto è un ingegnere illuminato dalla passione per il vino e la sua azienda è il frutto di una miscela tra pratica, razionalità e “testa” da un lato e cuore dall’altro (che resta però sempre ben saldo al cervello!).
Torre dei beati è per la tradizione, ma anche per la sperimentazione; “Non per forza la tradizione da’ buoni risultati, su alcune cose per fortuna c’è stato il progresso”.
In questa azienda si produce in biologico per il bene di chi lavora in azienda, ma Fausto (ed anche io a dire il vero), non crede che sia un milligrammo di pesticidi a far male a chi consuma vino, ma il quantitativo utilizzato tra le viti lede certamente a chi ci lavora tutti i giorni a contatto ed all’ambiente.

“L’Abruzzo è famoso per due cose: Rocco Siffredi ed il Montepulciano” mi ha detto qualcuno recentemente ad un pranzo!

Oggi non vi parleremo ovviamente di Rocco Siffredi e delle sue esperienze sull’Isola dei Famosi, ma di un eccellente Montepulciano d’Abruzzo DOC.

L’azienda produttrice è Torre dei Beati, il cui nome deriva da un affresco del 1400 che si trova nella chiesa di Santa Maria in Piano raffigurante il Giudizio Universale; la torre dei beati è il traguardo a cui tendono le anime dell’aldilà.

L’azienda coltiva vitigni autoctoni nel territorio di Loreto Apruntino e vinifica esclusivamente uva propria. Il vino di oggi è il Mazzamurello 2010, vino premiato con il “Diploma Vini di Veronelli” 2014.

Ci sono tanti modi di rendere più piacevole il lavoro: uno di questi è la buona compagnia dei colleghi, un altro è rilassarsi a tavola con dell’ottimo cibo, l’ultimo che conosco è bere assieme al proprio team del buon vino.

Durante l’ultima riunione, e spesso anche nelle altre, siamo riusciti ad ottenere un giusto cocktail ed a portare a rinsaldare i legame tra noi e la dedizione verso il perseguimento degli obiettivi.
Nei pressi di Pescara c’è un bel ristorante, che non conoscevo: “Il diavolo e l’acqua santa”; hanno una buona cantina, ben fornita.

Spaghetti all’Amatriciana tra mito e leggenda: la vera storia e la ricetta tradizionale

Girando per Roma, ma non solo, tutte le trattorie propongono al cliente questo piatto che, nell’immaginario collettivo, rappresenta la cucina romana in Italia e nel mondo.
Una preparazione che ho visto riproposta a New York come a Londra, ma pochi sanno che questo simbolo della gastronomia laziale non ha niente a che vedere con Roma ma è un piatto di chiara origine abruzzese.
Amatrice, paesotto di circa 2700 anime, in provincia di Rieti (Lazio) a due passi dal lago di Campotosto e all’interno del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga fino al 1927 faceva parte della provincia dell’Aquila e dal 1265 al 1861, per circa 600 anni, parte integrante del Giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo l’Aquila.
Fu Benito Mussolini a voler istituire la nuova provincia di Rieti a cui furono annessi anche i comuni abruzzesi di Amatrice, Cittaducale e Antrodoco.
L’Amatriciana era il piatto tipico dei pastori abruzzesi e in origine era senza pomodoro.
I prodotti indispensabili per la ricetta, il Guanciale* ed il Pecorino di Amatrice*, percorrevano i tratturi della transumanza insieme ai pastori verso i pascoli invernali della Puglia ma anche della campagna romana.
L’amatriciana senza pomodoro ( fino al 1700 ) prendeva il nome di “Gricia” forse per la presenza dell’abbondante pepe che ricopriva il guanciale tale da rendere grigia la preparazione. Solo nel novecento alcuni cuochi originari di Amatrice aprirono locande e trattorie a Roma riproponendo la loro cucina del territorio tra i quali i spaghetti all’amatriciana facendo conoscere al mondo intero un piatto semplice con pochi ingredienti, ma che non ammette errori sia nella preparazione che nell’uso dei prodotti tipici locali.
Vi ripropongo la ricetta originale, esposta al centro di Amatrice davanti ai giardini pubblici.

Ci siamo visti presso l’enoteca Achilli, a due passi dal Parlamento. Questa volta, il gravoso compito era quello di capire come evolve nel tempo il Montepulciano d’Abruzzo Dante Marramiero Riserva, un vino che vede gli scaffali dell’enoteca dopo che siano trascorsi almeno dieci anni dalla vendemmia.
L’occasione è ghiotta, anche perché è prevista la degustazione di tutte le annate finora in commercio, sin dalla prima, la 1998. Tuttavia, vista la lunghissima gestazione del vino, che tra l’altro non vede la luce tutti gli anni, alla fine la verticale si riduce a soli cinque millesimi. Oltre al già citato 1998, parliamo del 1999, del 2001, del 2003 e del 2005.
Abbiamo già incontrato l’azienda Marramiero raccontando il Trebbiano Altare 1996 e i Montepulciano di Abruzzo Inferi 1994 e Inferi Riserva 1993. Abbiamo quindi compreso quali sono gli orizzonti temporali che i vini Marramiero sono in grado di contemplare. Ma il Dante Marramiero è un vino diverso, pensato sin dalla sua concezione per viaggiare nel tempo. Un vino ricco, potente, capace di sviluppare 14,5° alcolici. Ma facciamo un passo indietro, da dove tutto ha origine. Partiamo dal vigneto.
Le uve provengono da un vigneto di circa 50 anni in contrada Sant’Andrea a Rosciano, esposto a sud e caratterizzato da un suolo ricco di argilla. Le vecchie viti e il grande lavoro in vigna consentiranno ad ogni singola pianta di contribuire al vino con un solo chilo di uva. I grandi estratti e i componenti polifenolici li ritroveremo integralmente nel bicchiere.
In cantina, la vinificazione viene condotta con una lunga macerazione delle bucce a contatto con il mosto a una temperatura compresa tra 25 e 30 °C. La fermentazione viene eseguita per metà in tini di legno e per metà in acciaio. Quindi le masse vengono assemblate per riposare 18 mesi circa. La maturazione avviene in piccole botti per almeno 24 mesi per poi affinare lungamente in bottiglia.

Montepulciano d’Abruzzo DOC di Fattoria Teatina

Jamè dal dialetto abruzzese significa: dai su, andiamo! Il nome nasce da una discussione tra il titolare di Fattoria Teatina Pierluigi De Lutiis ed il suo enologo Vittorio Festa; infatti, quando il Montepulciano d’Abruzzo era già pronto per l’imbottigliamento, i due non avevano ancora pensato al nome che avrebbe avuto. “Jamè!! L’hai trovato il nome a ssu vin?”

L’azienda Fattoria Teatina nasce negli anni ‘60 quando la famiglia De Lutiis acquista un appezzamento di terreno nelle colline teatine; nel ‘99 l’azienda passa a Pierluigi che insieme a sua moglie Antonella inizia a vinificare qualche anno dopo, dando vita ad una nuova realtà fatta di tanta passione e amore.
Al centro del progetto la voglia di trasferire la loro passione ai consumatori attraverso i prodotti della loro amata terra.
I vitigni godono di un’esposizione ideale e sono situati in un posto magnifico: tra mare e montagne. In un posto del genere non si può non produrre una materia prima eccellente che, però, in questo caso è anche frutto di una scelta aziendale: sacrificare le rese e quindi la quantità in favore della qualità.

Il processo si conclude ovviamente in cantina dove Piergiorgio, Vittorio, Pierluigi, Antonella ed il piccolo Francesco concludono il lavoro finalizzando l’ottimo processo produttivo.

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