Livia è il nome della mamma di Enrico Marramiero, titolare dell’omonima azienda abruzzese che abbiamo già incontrato altre volte. È un vino cotto, vino della tradizione della regione che va indietro nel tempo per molti secoli. Storicamente veniva prodotto e conservato fino alla nascita del primo figlio maschio o addirittura fino al suo matrimonio. Il Livia è un vino prodotto con uve Montepulciano ed è adatto ad accompagnare il dessert, ma in grado di esaltare anche i formaggi stagionati e, come vedremo, anche erborinati.

Questa specialità abruzzese non poteva non far parte della gamma dei vini Marramiero, accanto agli altri grandi vini del territorio come il Montepulciano Inferi, il Dante Marramiero, il Trebbiano Altare o il Pecorino d’Abruzzo, vini che abbiamo già raccontato.

Al Vinitaly, ho avuto la fortuna di partecipare ad un evento in cui il Livia era proposto in abbinamento con ben sei differenti formaggi. Oltre alla presenza del titolare dell’azienda Enrico e dell’Enologo Romeo Taramborrelli, il tasting ha visto la partecipazione della giornalista Rosa Capece ed è stato guidato da Francesco D’Agostino Direttore di Cucina & Vini. Ma prima di raccontare la degustazione, proviamo a capire come viene realizzato tecnicamente il vino cotto targato Marramiero.

Ho avuto la fortuna di recensire più volte la Riserva Inferi del Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Marramiero. Inizialmente le prime due annate, risalenti alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, il 1993 e il 1994. In queste circostanze ho commentato l’attitudine di questo vino ad attraversare il tempo e il sorprendente modo con cui evolve sotto il profilo organolettico. Più di recente, in occasione dell’anteprima del Montepulciano d’Abruzzo, ho degustato l’Inferi Riserva 2013, giovanissimo e non ancora in commercio.

Come in commercio è invece il millesimo 2012 della Riserva Inferi, il vino che proverò a raccontare oggi. Le uve provengono dai vigneti aziendali situati a 270 metri di altezza presso la Masseria Sant’Andrea di Rosciano in provincia di Pescara, tra il mar Adriatico e il Massiccio delle Maiella. Uve prodotte tramite la pergola abruzzese, forma di allevamento della vite che riduce l’irradiamento solare sui grappoli, favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi.

Abruzzo, terra antica dove la produzione viticola si fa risalire sin dall’età del ferro. Come scrisse Ovidio, nativo di Sulmona, “terra ricca del dono di Cerere e ancor più feconda di uve”. Uve come Montepulciano e Trebbiano, che sono indissolubilmente legate a questa terra.

A fine giugno ho avuto il privilegio di partecipare alla quarta edizione dell’AMA, l’Anteprima del Montepulciano d’Abruzzo, manifestazione che si è tenuta a Chieti nella splendida cornice del Museo archeologico La Civitella. Ho potuto assaggiare molti Montepulciano, oltre che altri vini di questa regione così importante nel panorama ampelografico nazionale.

L’Abruzzo si caratterizza per la presenza di estesi e elevati rilievi, tra cui le più alte montagne degli Appennini appartenenti al Gran Sasso e al Massiccio della Maiella. Nel complesso la regione è occupata per quasi due terzi dei suoi 10.798 kmq di estensione da montagne e la restante parte da colline che declinano dolcemente verso il mar Adriatico.

Il clima della regione è condizionato dall’altitudine e dalla disposizione dei monti. Si presenta più mite sul versante appenninico rivolto al mare Adriatico, con una temperatura media di 12-16°C. Se si escludono alcune zone siccitose del basso Abruzzo, la regione presenta una ragguardevole piovosità. Le precipitazioni sono scarse sulla costa, poi aumentano nelle parte più elevate, per diminuire nuovamente nelle conche interne riparate dai venti. Buona la ventilazione per un clima che rimane nel complesso benevolo. Anche la luminosità è molto favorevole.

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

E a Vinitaly mi è proprio capitato di partecipare ad una verticale di Trebbiano Altare degli anni ’90. Quattro annate, dal 1994 (la prima di sempre) al 1997, sono state proposte unitamente a due Trebbiano da solo acciaio sempre risalenti a quel periodo, l’Anima 1996 e il Dama 1997. La degustazione condotta da Francesco d’Agostino - direttore di Cucina & Vini – assieme ad Enrico Marramiero e all’enologo Romeo Taramborrelli, si è conclusa con una specialità aziendale, il vino cotto Livia.

Il Trebbiano con cui viene fatto l’Altare, proviene da viti anche di 50 anni di età, impiantate a un’altitudine di oltre 200 metri s.l.m. e ben salvaguardate dal massiccio del Gran Sasso. Il vigneto ha un’esposizione a sud-ovest, con considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni.

Sono stato a cena presso il ristorante romano Piero & Francesco e con i Fusilloni di Gragnano con calamari spillo, asparagi e ricotta salata hanno servito lo spumante Metodo Classico Brut Rosé della cantina abruzzese Marramiero.

INGREDIENTI per 2 persone

* 220 g di Fusilloni di Gragnano;
* 250 g di Calamari spillo;
* 8 Asparagi;
* 1 Spicchio d'aglio;
* 2 Cucchiai di Olio extravergine d’oliva;
* 30 g di Ricotta salata;
* 3/4 piccoli pomodorini;
* pepe q. b.

PREPARAZIONE

I Fusilloni di Gragnano sono stati lessati in abbondante acqua salata. Nel frattempo, i calamari spillo ben puliti, sono stati soffritti in una padella con aglio e olio non appena l’aglio ha iniziato a dorarsi. Quindi sono stati aggiunti i pomodorini e le 8 punte d'asparago tagliate crude a piccole rotelle. Il condimento è stato cotto per per circa 2-3 minuti fino a quando gli asparagi non si sono ammorbiditi.

Siamo in Abruzzo, a Villamagna (CH) a metà strada tra le montagne e il mare.

L’azienda Cascina del Colle sorge nel luogo dove fu ritrovata una zanna di Mammut, famoso e poderoso animale preistorico che da’ il nome al Montepulciano che stiamo per degustare!
La famiglia D’Onofrio lavora in biologico i quindici ettari di vigneto; e, da quello di San Severino, 215 metri sul livello del mare, nascono le uve che danno a loro volta vita a questo vino fuori dagli schemi.

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