Lo Sforzato (o Sfurzat, come viene chiamato localmente) è il vino più caratteristico e particolare della Valtellina. Si ottiene dopo un lungo appassimento delle uve Chiavennasca (come chiamano i valtellinesi il Nebbiolo) che vengono lasciate su telai in legno ricoperti da canne disposte parallelamente e tenute unite da legature trasversali. Questi telai vengono sistemati in appositi locali sino a gennaio e, in qualche vendemmia, persino fino ai primi giorni di marzo. Il freddo asciutto dell’inverno fa perdere all’uva tra il 30 e il 40 per cento deli peso, concentrando il tannino, gli zuccheri e il corredo aromatico.

Se la Langa è l’indiscussa patria dove il nebbiolo spadroneggia in lungo ed in largo, non meno importanti sono le altre zone dove dei coltivatori tenaci e scrupolosi hanno saputo valorizzare ed addomesticare questo vitigno.


AL DI LA’ DEL FIUME TANARO . . .  IL ROERO

Varcando il naturale confine delle Langhe rappresentato dal fiume Tanaro ecco una serie di colline che danno origine ad  un altro importante vino che prende il nome dalla sua stessa zona di produzione, il Roero DOCG.
Vino meno conosciuto se paragonato ai suoi due cugini langaroli, ma non certo inferiore per suntuosità e piacevolezza. Qui il nebbiolo cresce su terreni spesso sabbiosi e ricchi di minerali che conferiscono al vino una straordinaria struttura accompagnata da un buon equilibrio. Il disciplinare in questo caso consente al nebbiolo di lasciare un piccolo spazio ad altre uve (max 5% di vitigni a bacca rossa non aromatici).
L’affinamento minimo richiesto è di un solo anno e questo fa si che il Roero possa essere apprezzato in tutta la sua briosa giovinezza,  con i suoi profumi prevalentemente fruttati e floreali.

 

Ho partecipato all’evento “La Lombardia presenta la sua carta dei vini” che è stato organizzato dall’Associazione Go Wine alcuni giorni fa a Roma. E ho avuto l’ennesimo personale riscontro del cammino che la regione lombarda sta compiendo nel solco dell’eccellenza produttiva e della qualità del vino. Risultato perseguito con l’impegno di un movimento di viticultori serio e determinato nonostante le divisioni territoriali e consortili talvolta indecifrabili.

Garda, Valtellina, San Colombano, Oltrepò .. e tante altre denominazioni locali, sotto il cappello dell’AS.CO.VI.LO (l’Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi) hanno presentato alcune etichette della loro offerta territoriale durante questa kermesse romana. Ovviamente non era presente l’intera offerta regionale né ho avuto modo di degustare tutti i campioni disponibili. Nonostante ciò ho riscontrato alcune sorprese davvero inaspettate.


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