Anche oggi siamo in vena di bollicine!

La scelta è ricaduta su un’azienda Veneta: Col Vetoraz, che ha sede nel punto più alto del Cartizze, a S. Stefano di Valdobbiadene, a circa 400 metri sul livello del mare, in un angolo di paradiso dal quale è possibile ammirare questa fantastica zona zeppa di vitigni!

In questo posto meraviglioso la famiglia Miotto si è insediata già nel 1838 puntando da subito sulla coltivazione della vite; nel 1993 Francesco Miotto, assieme a Paolo De Bortoli e Loris Dall’Acqua, hanno dato vita a Col Vetoraz, una delle più interessanti e rinomate aziende della zona.

Il prodotto che degusteremo oggi è un'eccellenza all’interno della vasta scelta di Prosecco che potremmo andare a bere.

Sono una persona molto attenta ai dettagli, ai particolari ed alla presentazione dei prodotti; credo che il packaging faccia la sua parte, ma allo stesso tempo diffido di prodotti troppo studiati e fatti per piacere già dal primo impatto visivo.

E’ con questo background che mi sono avvicinato alla degustazione di questo prodotto dalla bottiglia molto accattivante, ideale per ristoranti, bar e discoteche.

Ho stappato la bottiglia cosciente che almeno, qualora non mi fosse piaciuto, avrei potuto ricavarci una bella lampada! 

D.O.C.G. Brut. Ruggeri, Valdobbiadene. Mai bevuto un prosecco “antico”?

Sono sdraiato in giardino. Davanti a me, su un vecchio tavolo in ghisa che sa di rococò, le “Odi Elementari” di Neruda, in un'edizione desueta che pare ancor più emaciata del mobiletto che le ospita, in questo tardo pomeriggio lungi dall'essere avvolto di calore estivo. 

Fra i rami d'un castagno, ch'era li ancor prima che nascessi, indovino a stento ciò che da qui mi convinco sia una flebile controprova d'un pensiero del cielo che potrebbe rivelarsi dichiarazione d'amore. Un confessarsi garbato che ha paura di farsi scoprire e che in docili colpi di luce si rivela.

E quei pochi raggi illuminano il testo d'una pagina che in passato ho più volte segnato... Ma non ho bisogno di leggere. A memoria ne ripasso i contorni, ridisegno le sagome d'ogni lettera che prende forma, ora e per sempre nella mente: «Vino color del giorno, vino color della notte, vino con piedi di porpora o sangue di topazio, vino, stellato figlio della terra...».

Cosa significa " RIVE " ?
In dialetto Veneto RIVA sta a indicare un appezzamento di terra o un vigneto situato sul lato della collina.
A tali RIVE viene spesso attribuito un nome, spesso particolare e locale, col fine di identificare il lotto preciso.
Enologicamente parlando le RIVE sono vigneti localizzati in aree difficili, contraddistinte da pendenze importanti ma con un terroir che dona una qualità eccelsa alle uve che rendono il vino ricavato “unico”.
La denominazione RIVE può essere usata solo per lo " spumante ", quindi non per i vini fermi, né bianchi né rossi.
La denominazione è stata per prima applicata al Cartizze, famosa area di produzione del famoso vino, primo e vero Cru di Valdobbiadene, che corre lungo i paesi di Santo Stefano, San Pietro e Saccol.

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