Ho partecipato a una degustazione sui vini della Tenuta di Fiorano organizzato da Athenaeum presso l’Hotel St. Regis di Roma. Il Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi ci ha raccontato le principali vicende dell’azienda di famiglia, presentando poi la produzione aziendale, con una chicca. Assieme a una selezione dei vini realizzati dall’attuale proprietario, era in degustazione un vino ultraventennale, prodotto durante la precedente gestione.

La batteria di vini prevedeva tre vini bianchi e tre rossi. Il Fioranello bianco 2014, da uve Viognier e Grechetto, vinificato e maturato in acciaio, giocato su caratteristiche di prontezza e piacevolezza di beva; due annate di Fiorano bianco, il 2013 e il 2012, vino prodotto con lo stesso uvaggio del Fioranello, ma affinato il legno per un anno e dotato di una struttura materica differente; il Fioranello rosso 2013, da uve Cabernet Sauvignon in purezza, affinato per un anno in legno, giovane ma molto interessante. E due annate del vino più importante in azienda, il Fiorano rosso: il 2010, già degustato da me alcuni mesi fa e il 1990, fatto quando l’azienda era condotta da Alberico Boncompagni Ludovisi, zio dell’attuale proprietario.

La Tenuta di Fiorano, situata nelle vicinanze della Via Appia Antica, è un angolo particolarmente bello della campagna romana ai piedi dei Castelli Romani. I terreni di origine vulcanica, di buon drenaggio e ricchi di minerali e la distanza relativamente prossima al mare rendono questi luoghi ideali per la coltivazione della vite.

L’azienda ha origine nella prima metà del secolo scorso grazie al Principe Alberico Boncompagni Ludovisi, il quale come Mario Incisa della Rocchetta in Toscana – il creatore del Sassicaia – e con la consulenza di Tancredi Biondi Santi – di Tenuta il Greppo a Montalcino – decise di impiantare Cabernet Sauvignon e Merlot per produrre il Fiorano Rosso, il primo vino della cantina.

Successivamente entrò in contatto con Luigi Veronelli che decantò i suoi vini e su tutti il Fiorano Rosso. Un vino rosso di struttura molto elegante e complessa, capace di sostenere l’invecchiamento arricchendosi in finezza. L’azienda divenne presto un modello di prima grandezza del vino capitolino, una delle poche cantine dove effettivamente si faceva altissima qualità nell’intero Lazio.

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