Quando ho visto in video, nel quale Joe Bastianich raccontava il prodotto di cui sto per parlarvi ho pensato “Come ho fatto a non pensarci io?

Classica frase detta quando vedete una buona, per alcuni versi “semplice”, idea mi direte; beh stavolta non è così e per dimostrarlo faccio un breve passo indietro nel tempo raccontando un aneddoto collegato alla mia infanzia.

 

Nel 2010 fu ritrovato un relitto, a circa 50 metri di profondità sul fondo del Mar Baltico, contenente 168 bottiglie di quello che si rivelò essere Champagne. Quando i subacquei hanno rinvenuto il vino sono rimasti stupiti: “Ne abbiamo bevuta una, è ancora buono!” 

Una squadra di sommozzatori stava effettuando delle ricerche nel mar Baltico al largo delle isole Åland, in Finlandia, quando scopre la cantina sommersa senza riuscire a risalire al nome dell’imbarcazione.

Scarsissima la visibilità, meno di un metro, ma Christian Ekström, a capo della squadra di subacquei, riesce a scorgere una bottiglia e portarla in superficie: “Sul tappo c'era il simbolo di un'ancora e, dopo alcune ricerche, la Moët & Chandon ci ha detto che un tempo la Veuve Clicquot usava questo simbolo per i suoi prodotti ed era l'unica marca di Champagne a utilizzarlo.”

Recentemente parlavamo con Endris Tosi di quante persone si fingano esperti di vino ma in realtà ne capiscono ben poco. Endris, tra le tante tipologie di persone incontrate nel corso della sua lunga esperienza, ci ha raccontato delle situazioni più improbabili strappandoci una serie di sorrisi (talvolta un po’ amari se si pensa alla disinformazione presente in ambito enologico).

Uno dei casi che mi ha colpito di più è quello relativo al classico “ sa’ di tappo ”  tanto abusato spesso anche quando si è in presenza di un tappo in resina.

A tal proposito mi è venuto in mente quando, scherzosamente, rispondo a chi mi chiede un parere su una pietanza o sulle altre cose (non parlo di vino ovviamente) “sa’ di tappo”.
Dal sorriso è partita però una riflessione: bisogna far chiarezza ed informare sul ruolo del tappo!

Partiamo subito con una distinzione, i tappi possono essere:

  • interni: sughero, sintetici o in vetro
  • esterni: tappi a vite e a corona

 

Addio caro tappo di sughero: sono sempre più i consensi per il tappo a vite!

Addio al tappo di sughero, secondo un sondaggio condotto da IPSOS sono sempre più numerosi i consumatori che prediligono un’apertura delle bottiglie di vino pregiato con tappo in alluminio, richiamando così sempre più consensi soprattutto dai consumatori esteri.

Conservazione degli “Avanzi di Vino”

Nella nostra guida ABC del vino abbiamo parlato di conservazione nella GDO , vi abbiamo aiutato man mano nella lettura dell’etichetta e nella decisione, nell’apertura del vino e nella scelta del giusto bicchiere; ma cosa fare per conservare “gli avanzi di vino”?
Noi di WineatWine siamo convinti che la soluzione migliore sia sempre svuotare la bottiglia, ma all’occorrenza esistono alcune accortezze che mirano ad “allungare la vita” di un prodotto già aperto.
Il principale nemico del nostro vino è l’ossigeno responsabile dell’ossidazione che ne altera profumi e sapori.
Conservare un vino aperto si può, ma esistono ovviamente dei tempi “limite” entro i quali finire gli avanzi; ciò perché il processo di ossidazione ed acetificazione è inarrestabile.
Il nostro obiettivo sarà quindi limitare il contatto con l’ossigeno e gli effetti dell’ossidazione.
Sfatiamo subito i miti: il cucchiaino infilato nel collo della bottiglia serve praticamente a nulla!

Una delle cose che gradisco meno è quella di lasciare del vino avanzato in bottiglia!
Mi terrorizza il fatto che le sue qualità si possano alterare, specie se si tratta di un vino frizzante o di un vino spumante.

Ci sono tante soluzioni, tradizionali ed innovative, che partono dal fantomatico “cucchiaino” infilato nel collo della bottiglia come fosse un tappo, passando per il classico tappo di plastica arrivando al cellophane a strati sulla bocca del contenitore.

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