Alzi la mano chi non ha approfondito il discorso dei senza solfiti e chi non sarebbe desideroso di poterli "togliere" dal vino!

Sulla piattaforma Indiegogo è appena stato raggiunto il 157% circa degli investimenti necessari a finanziare Ullo: il dispositivo che dichiara guerra ai solfiti nel vino. 

Tra le informazioni che possiamo reperire in etichetta su un vino biologico in vendita si è aggiunto,dal 2012, questo piccolo logo:

logo eurofoglia biologico

Rappresenta l’Eurofoglia, il logo Europeo che contraddistingue tutti i prodotti biologici, tra cui il vino.
A oltre vent’anni dalla prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa, nel 2012, è stato finalmente pubblicato il nuovo regolamento comunitario che permette di inserire,in etichetta, la definizione “Vino Biologico”. Precedentemente, si parlava esclusivamente di vini ottenuti da uve biologiche come a spiegato all’interno dell’articolo (vino biologico facciamo chiarezza). La differenza non è di poco conto, poiché la certificazione di biologico era, in passato, limitata al solo lavoro in vigna, mentre adesso si estende al tutto il processo produttivo che investe anche il lavoro in cantina stabilendo quali additivi e sostanze possono o non possono essere impiegati nella vinificazione biologica.
L’etichetta e la contro etichetta, oltre a riportare le diciture obbligatorie previste dalla normativa vigente devono riportare le seguenti informazioni:

etichetta:

  • vino biologico
  • numero di codice attribuito all’operatore controllato
  • logo comunitario

Vino, solfiti ed indicazione in etichetta

Per proseguire il nostro percorso sulle informazioni presenti sull’etichetta di una bottiglia di vino di un Supermercato occorre fare attenzione a due paroline: CONTIENE SOLFITI.
I Solfiti sono una sostanza sempre presente nel vino, perché sono prodotti in modo naturale dalla fermentazione alcolica attivata dai lieviti. Oltre ad essere prodotti naturalmente sono aggiunti dall’uomo sotto forma di biossido di zolfo, sodio solfito o metabisolfito di potassio per accelerare la fermentazione, proteggere il vino da eventuale crescita batterica e in definitiva come conservante.

Bisogna sempre ricordarsi che il processo naturale della fermentazione alcolica del mosto porta all’aceto.
Solo con l’intervento dell’uomo ci possiamo permettere di bere un vino di 15 o 20 anni. Abbiam già parlato con approfondimento e tabelle comparative, sulla ormai iper discussa dicitura contiene solfiti.

Spesso si discute riguardo all’utilizzo di solfiti nel vino, ci sono molti spunti interessanti ma certamente c’è una tendenza alla demonizzazione di questo additivo.

Sicuramente ci sentiamo di propendere per la corrente che vorrebbe qualcosa in più rispetto al generico “Contiene solfiti” riportato sulle etichette. Certamente sarebbe più corretto indicare il quantitativo di solfiti sia per informare meglio il consumatore, sia per dare evidenza a chi riesce a contenerne l’uso facendo un buon lavoro in vigna ed in cantina.

Ma cosa è la solforosa?

E’ probabilmente il più antico disinfettante impiegato nel mondo del vino, essa viene ottenuta per combustione di zolfo in presenza di ossigeno; il nome chimicamente esatto è “diossido di zolfo” o SO2.
Veniamo però al punto di partenza: perché si usano i solfiti?

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