Oggi vi porteremo a fare un piccolo viaggetto nel vino del Friuli!

Degusteremo uno dei bianchi che, se lavorati in un certo modo, si fanno preferire al mio palato: un Sauvignon.

Il Sauvignon monferrino di Guido Zampaglione

Ci sono vini che prima di stapparli mi convinco che debbano avere l'interlocutore giusto con il quale riuscire a parlare la stessa lingua, ci sono, mie, false convinzioni che mi spingono spesso a fare un passo indietro se non sono sicuro che ciò che ritengo sublime per il mio palato possa esserlo anche per gli altri e non solo per una questione di presunzione, ma all'opposto come forma di rispetto verso gli altri, evitando di mettere in difficoltà chi ha delle aspettative gustative differenti dalle mie, in un determinato momento e per uno specifico sorso.
Così quando due amici mi sono venuti a trovare a casa per un progetto sul quale lavorare insieme, mi sono domandato se potevamo dissetarci con il Sauvignon Monferrino di Cascina Grillo in accompagnamento a un po' di salame piccante prodotto nella zona di Battipaglia, della soppressata calabrese e del Reggiano 30 mesi.
Guido ed Igiea Zampaglione di  Tenuta Grillo sono viticoltori, e non solo (anche produttori di riso e co.), in Monferrato; conosco i vini di Giudo da oltre 10 anni e nel corso del tempo ho apprezzato sempre di più la sua filosofia produttiva e lo spirito libero da schemi precostituiti, producono in una vigna di circa 17 ettari (Freisa, Dolcetto, Barbera, Merlot, Cortese, Chardonnay e Sauvignon) dal terreno sabbioso, limoso e non particolarmente ricco di minerali, seguono i dettami dell'agricoltura biologica ma sono soprattutto produttori nei quali l'assenza di temperature controllate in fermentazione, la presenza di lieviti autoctoni e le lunghe macerazioni sulle bucce sono l'elemento discriminante dei loro prodotti.

Mi avevano parlato del Tiare, il Sauvignon blanc dell’omonima azienda vinicola condotta da Roberto Snidarcig. Tuttavia non mi era mai capitato di degustarlo. L’occasione si è presentata pochi giorni fa ad un evento organizzato dall’AIS di Roma, quando Sandra – moglie di Roberto – mi ha introdotto al vino di punta dell’azienda. Ed eccomi a recensire ancora un grande Sauvignon del Friuli, che, come mi è capitato già di dire , è senz’ombra di dubbio il territorio d’elezione per questo vino in Italia.

 

Il Sauvignon blanc è un vitigno che tradizionalmente si considera originario della zona del fiume Loira, in Francia. Celeberrimi i Sauvignon di Sancerre e Puilly Fumé, dove i terreni argillosi e calcarei e i particolari microclimi caratterizzano gli stessi per la complessità dei profumi e l’acidità. Terroir particolarmente vocati ma anche uve che contengono alcuni composti, come i Tioli e le Pirazine, che connotano in modo inconfondibile il profilo gusto-olfattivo dei vini prodotti.

Il Sauvignon italiano ha trovato il suo territorio d’elezione in Friuli Venezia Giulia. Troppo ghiotta l’occasione che ci si è presentata al Vinitaly. Girando tra i produttori abbiamo scelto quelli che a nostro parere rappresentano meglio le peculiarità di questa grande uva, divertendoci a sottolineare differenze e punti di contatto.

 

Non possiamo non passare dallo stand di Collavini, dove ci accolgono con simpatia e attenzione Manlio e Anna. Partecipiamo ad una straordinaria e inattesa verticale di quattro annate del Bianco Broy, uno dei fiori all’occhiello di questa bellissima realtà.
L’azienda di trova a Corno di Rosazzo in provincia di Udine, anche se le uve provengono dai comuni di San Floriano e Cormòns nel Collio. I terreni marnosi e calcarei sono particolarmente adatti alla produzione delle uve a bacca bianca tipiche della zona. Da questo terroir nasce quindi il meraviglioso Collio Bianco Broy, da uve Friulano e Chardonnay in prevalenza e, infine, da un 20% di Sauvignon blanc. Il Friulano e lo Chardonnay subiscono un breve appassimento in fruttaio a 6-8°C prima della vinificazione.


Facciamo parlare i vini.

Newsletter/Iscriviti







Metti Mi Piace e segui la tua passione per il Vino