In Italia cresce il successo dei vini rosati. Di solito, questi vini si caratterizzano per leggerezza alcolica, freschezza e facilità di beva. Parliamo, quindi, di caratteristiche che vanno nella stessa direzione dei nuovi trend di consumo del vino, incontrando il gradimento generale dei consumatori specialmente nella stagione estiva.

In particolare, la Puglia è la regione italiana che contribuisce maggiormente alla realizzazione di questi vini, visto che vi si produce ben il 45% dei rosati nostrani. E Rosa del Golfo è un’azienda salentina all’avanguardia in questo particolare segmento, con vini di assoluto interesse.

Abbiamo conosciuto questo produttore pugliese recensendo il vino rosato che dà anche il nome all’azienda, il Rosa del Golfo 2014, classico rosato del Salento che si caratterizza per freschezza e profumi prevalentemente floreali e fruttati. Abbiamo quindi raccontato il Quarantale 2010, vino a base Negroamaro di grande struttura e complessità aromatica. Vino da lasciar riposare in cantina preferibilmente per qualche anno, in modo che possa ulteriormente affinare e aumentare la propria ampiezza e articolazione sensoriale.

Abbiamo già incontrato l’azienda vitivinicola Rosa del Golfo in occasione della degustazione dello splendido rosato del Salento che riporta il nome della cantina stessa. L’azienda si trova nell’entroterra della penisola salentina, il lembo estremo della regione pugliese, zona di grande tradizione nella produzione del vino. È un territorio collinare argilloso-calcareo che si caratterizza per le tipiche placche di terra rossa ricca di ferro, mentre il clima temperato è ideale per la vite e l’ulivo. I vini di Rosa del Golfo affondano le loro ultrasecolari radici nella storia della Terra d’Otranto.

Quarantale, nome del vino che abbiamo degustato questa volta, è una parola del dialetto salentino antico che indica il solco scavato per piantare una nuova vigna. È uno dei prodotti di punta dell’Azienda, nato dal desiderio di creare un grande vino rosso tipico, realizzato nel rispetto della tradizione. Si voleva tra l’altro che il vino fosse frutto dei vitigni autoctoni del Salento: Negroamaro in prevalenza, poi Aglianico, Primitivo e Malvasia Nera Leccese.

A chi poco si intende di vino, bere un rosso sul pesce può sembrare un'eresia! In effetti è consigliato (e consigliabile) generalmente abbinare dei bianchi su piatti di questo tipo; sono regole base che grosso modo sono note a tutti.

Ci sono poi delle eccezioni, dei rossi con determinate caratteristiche che ben si abbinano laddove usi e costumi imporrebbero un bianco (e viceversa); è il caso del vino che vi stiamo per descrivere.
Non è una coincidenza che questo Negroamaro si chiami Fish; è la stessa cantina a suggerirci infatti, anche sul retro della bottiglia, con cosa berlo!
Il produttore è Teanum, un'azienda che ci è piaciuta molto e della quale abbiamo già recensito il Gran Tiati ed il loro spumante metodo classico; fanno, tra le altre cose, anche un ottimo olio!
Fish è un Puglia IGT, fatto da uve di Negroamaro allevate a spalliera 150 metri sopra il livello del mare e raccolte manualmente.

Rispondiamo alla famosa domanda: " Un bicchiere di vino rosso al giorno toglie il medico di torno? " 

Una trasmissione del 1991 della CBS analizzò la correlazione tra mortalità e malattie cardiovascolari ed il consumo di grassi saturi; il tasso era elevato in tutti i paesi la cui alimentazione portava ad abusarne a parte la regione di Tolosa; tale questione è nota come “Il Paradosso Francese”.
Fu così che, analizzando le abitudini della popolazione, si trovò una spiegazione nel moderato ma regolare e quotidiano consumo di vino rosso.
A seguito di questa indagine si cominciarono ad analizzare i componenti del vino in modo da provare ad isolarne gli effetti preventivi sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Si giunse alla conclusione che il resveratrolo (fitoalessina con attività antimircobica), contenuto nelle bucce dell’uva, fosse l’elisir contro i “problemi di cuore”.

Un pranzo di famiglia ed un camino acceso: così comincia la degustazione di oggi.
Il prodotto che mi accingo a descrivervi nasce dall’impegno dei lavoratori di Taurosso, azienda Salentina che fa dei vitigni autoctoni e della raccolta a mano dei marchi di fabbrica.
Il vino che andremo a bere, abbinato semplicemente con una arrosto di carne bianca e rossa, è “Pilu Niuru” 2013 Numerato Salento IGT.
Questa è una bottiglia che seduce, soprattutto per il nome particolare che lascia trapelare un’alea di mistero. Fa pensare alla taranta ed un vino particolarmente corposo.
Il fascino è innegabile, ve lo dirà anche l’azienda a più riprese sia sul sito che in ogni comunicazione relativa al prodotto.
Torniamo al nome del nostro vino: “Pilu Niuru”; secondo una leggenda il Negroamaro (niurumaru), vino tipico della zona, veniva ricavato da uve raccolte e pigiate a piedi nudi esclusivamente da affascinanti donne salentine dai lunghi capelli neri.
Le donne salentine, tra le più belle di sicuro!

Tiella Barese, riso patate e cozze abbinato al vino Negramaro: Sapori di Puglia

Chi è stato a Bari e non ha provato la “Tiella Barese” posso dire che è come se non ci fosse mai stato realmente!
Molti la chiamano la Paella italiana, ma il suo sapore è decisamente diverso così come la preparazione, una delle poche cose in comune è l’utilizzo del riso e delle cozze.
Gli ingredienti sono reperibili nella zona di Bari ed il nome deriva da “tieèd”, che in barese significa tegame.
Il segreto di questo piatto sta nel posizionare gli ingredienti in modo che il riso si insaporisca grazie all’apporto di ciascuno di essi; e nello stare attenti alla cottura.
Ingredienti:

  • 200 gr. Di riso giallo o per risotti sciacquato con acqua corrente
  • 3 cucchiai di formaggio Rodez grattugiato (o pecorino romano)
  • 1 cucchiaio di parmigiano reggiano
  • sale
  • olio evo
  • 6-7 pomodorini ciliegini tagliati a metà
  • ½ aglio
  • 1 cipolla bianca affettata
  • 1 zucchina tagliata a rondelle
  • 6-7 patate tagliate a rondelle
  • 600 gr. Di cozze
  • prezzemolo tritato
  • pepe nero q.b.

Per la cottura consiglio tegami in terracotta, magari se ne avete di piccoli potreste già cuocere le porzioni separatamente e servirle così!

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