l vino di cui sto per parlarvi è stato acquistato online, sperimentando Wineverse ed approfittando di coupon Groupalia… peccato che l’ecommerce sia andato offline mantenendo attivo solo il blog (sul quale l’ultimo articolo è datato luglio 2015!)…

Grandi investimenti, giornali che tessevano le lodi di questa start-up ed alla fine il rumore di un tonfo…

Veniamo ora al vino, prodotto da Travaglini, azienda piemontese famosa per il Gattinara, il suo nome, romantico, è “Il Sogno”.

L’esperienza sensoriale del Nebbiolo, il bellissimo principe delle Langhe. 

Nebbiolo, uva straordinaria e complicata, esaltante ma di difficile coltivazione. Unisce scarsa produttività ad una difficile adattabilità a terreni diversi da quelli originari. Presenta una fioritura precoce, nella prima decade di aprile, e una maturazione tardiva, spesso ad ottobre inoltrato quando viene vendemmiata.

Avere amici piemontesi ha tanti vantaggi, anche se per un napoletano, mangiare alle 12:30 o anche alle 13 o’clock potrebbe essere un problema!
Il Piemonte è una regione che, da un punto di vista enologico, non ha bisogno di presentazioni, ma ci si può trovare spaesati se si è alla ricerca di un vino magari meno conosciuto dei soliti.
Questa chicca è stata degustata da esperti come Luca Maroni ed il compianto Veronelli, io, fino a poco fa non l’avevo mai degustata.
Parliamo di un Langhe Rosso prodotto da uve biologiche grazie al lavoro dell’azienda Cantina del Nebbiolo che ha sede in provincia di Cuneo.

Quella dell’azienda vinicola Torraccia del Piantavigna è una bella storia quasi quarantennale dell’Alto Piemonte. 38 ettari ai piedi del Monte Rosa coltivati a Nebbiolo, Vespolina e Erbaluce che permettono la produzione dei più grandi vini della valle del fiume Sesia.
Il Nebbiolo è senz’ombra di dubbio il vitigno principe del Piemonte. Ha una fioritura precoce (prima metà di aprile) e una maturazione tardiva (ottobre). Il lungo ciclo vegetativo, se da una parte favorisce l’evoluzione di un profilo olfattivo di straordinaria finezza e complessità, dall’altra rende il Nebbiolo un vitigno difficile da gestire e naturalmente sottoposto a numerosi rischi atmosferici. Siamo abituati a pensare che il suo territorio d’elezione sia nelle Langhe e nel Roero, anche se nell’Alto Piemonte ha trovato un habitat di assoluto favore. Fatto testimoniato dal pregio di alcuni vini della zona, come i Gattinara e i Ghemme.
Ed è il Ghemme 2005 di Torraccia del Piantavigna che raccontiamo oggi, un vino che ci ha sorpreso sì, ma soltanto fino ad un certo punto. Vino che nasce dall’uvaggio storico della zona: Nebbiolo (90%) e Vespolina, uva locale che conferisce zuccheri, profumi e una certa intensità cromatica.

Lo Sforzato (o Sfurzat, come viene chiamato localmente) è il vino più caratteristico e particolare della Valtellina. Si ottiene dopo un lungo appassimento delle uve Chiavennasca (come chiamano i valtellinesi il Nebbiolo) che vengono lasciate su telai in legno ricoperti da canne disposte parallelamente e tenute unite da legature trasversali. Questi telai vengono sistemati in appositi locali sino a gennaio e, in qualche vendemmia, persino fino ai primi giorni di marzo. Il freddo asciutto dell’inverno fa perdere all’uva tra il 30 e il 40 per cento deli peso, concentrando il tannino, gli zuccheri e il corredo aromatico.

L’azienda Triacca è una delle più importanti realtà della Valtellina, comprensorio della Lombardia settentrionale, dove il Nebbiolo – chiamato localmente Chiavennasca – trova uno dei suoi più suggestivi habitat.
Operando dal lontano 1897, recentemente la cantina è stata sottoposta a una radicale trasformazione, rivolta specialmente verso una maggiore implementazione tecnologica delle attrezzature. Di pari passo, anche il vigneto è stato oggetto di un ripensamento complessivo, con una più spinta ricerca clonale e la sostituzione dei più vecchi impianti.

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