Ho sempre amato la Sicilia, è una regione bellissima, suggestiva e piena di storia: una terra che ha fatto l’amore con tanti popoli che ne hanno lasciato tracce indelebili.

Ci sono ottimi vini siciliani, ma questa regione può fare ancora tanto specie in comunicazione ed in valorizzazione di un territorio meraviglioso.

C'è una terra che vive e freme nel profondo mare e si specchia, rispecchia nel sole che senza tregua batte. E scorre nel suo sangue, nella maestria delle genti, l'arte di fare vino. E dico “fare” perché c'è differenza accesa nel raffronto con il verbo produrre. Il fare è delle mani sapienti, e parlo di mani antiche, che forgiano l'uva come spade di difesa e non di conquista. Parlo della fatica che non si sottomette al nome in etichetta, il fare per se stessi ancor prima del baratto in soldi. Mi piace chi pianta e coglie, chi ci mette la passione. Chi alla terra sa dare ancor prima di pretendere.

Siamo nei pressi di Modica... Quasi quasi ci farei una scappata. La tentazione di saggiare al palato un bel pezzo di “ciucculatti murucanu” mi lascia affranto nel non voler portare a buon fine l'intento di viziarmi col gusto. Zuccheroso regalo, a quanto pare, degli Spagnoli e non troppo alla lontana degli Aztechi, in una specie di ciclo che claustrofobico non trova pace.

Vino e Cioccolato? Abbinamento dai difficili compromessi, confine labile fra azzardi e audaci contorsionismi, ma non è ancor giunta l'ora di palarne. Come al solito, son già preso da mille divagazioni sul tema, sublimi angherie a cui soccombere. 

Ci sarebbero botti intere da trascinare meco da queste brulle lande, ma nonostante le mie sbandate per i Rosati, non parlerò del Cerasuolo di Vittoria. Il Cerasuolo per me è quello d'Abruzzo e nulla stride in questo dire con la sua controparte siciliana; trattasi di mera infatuazione giovanile e non di alcuna sorta d'attaccamento esagerato e fazioso per un luogo, che sia nativo che sia d'elezione. 

Incastrato fra le dita, un grappolo di Frappato. Framezzi di violetto s'imbizzarriscono soggiogando un cremisi scarno, sembiante d'un Caravaggio.

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