Firriato è una cantina d’eccellenza, emblema di una Sicilia moderna che mostra il miglior volto. Sin dagli inizi degli anni ’80, la famiglia Di Gaetano ha migliorato la qualità dei vini e la presenza sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando, con la propria offerta, molti dei terroir dell’isola, spesso molto differenti tra loro.
In costante crescita ormai da un trentennio, oggi Firriato riunisce 6 tenute sparse per la Sicilia per un totale di 320 ettari di vigneto. L’azienda presenta ben 32 differenti etichette per un totale di 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte. Le molteplici morfologie dei territori dove si trovano i vigneti di proprietà, ha consentito di esaltare le diverse vocazioni produttive, con la valorizzazione non soltanto dei vitigni autoctoni ma anche di quelli internazionali.
Dai tre dei quattro possedimenti che si trovano nel trapanese vengono prodotti i vini che hanno fatto la storia della cantina. Da Borgo Guarini viene prodotto l’Harmonium, dalla Tenuta Pianoro Cuddia il Ribeca, da Baglio Sorìa il Camelot. La quarta tenuta del trapanese è Dagala Borromeo a cui si aggiungono la Tenuta Calamoni, proprietà che si trova nell’isola di Favignana e la Tenuta Cavanera a Castiglione di Sicilia sulle pendici dell’Etna.
Abbiamo visitato la cantina che si trova a Paceco, a due passi da Trapani. Abbiamo visto i locali che contengono i silos di acciaio, la barriccaia, l’impianto d’imbottigliamento. Abbiamo quindi degustato una dozzina di etichette preventivamente concordate con Federico Mammoli tra quelle dell’immensa offerta aziendale. Ringrazio anzi Federico per la gentilezza e la disponibilità che ha dimostrato guidando la visita in cantina.

Agosto 2013, dopo un lungo viaggio in treno, arrivo finalmente sulle pendici dell’Etna. Il vulcano, che sembra non abbia ancora perso il vizio, mi accoglie fumando. Il sole alto e caldo illumina con una vivissima luce le vigne etnee. Da qui inizia il mio breve racconto sui giorni in cui sono stato ospite del vulcano più alto d’Europa. Per gli spostamenti uso una vecchia, quanto indistruttibile panda bianca di primi anni ’90, senza autoradio, senza aria condizionata. Autovettura che nelle grandi metropoli trova spazio solamente nelle mostre e concorsi di auto appassionati, qui è uno tra i veicoli più diffusi e richiesti; sembra che il mercato di una panda old style si aggiri sui millecinquecento euro!...insomma un vero affare per chi non riuscendo a capire la grandiosità di una incrollabile meccanica, lascia arrugginire il modello più in voga nelle strade etnee, in scuri garage.

 

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