Ho sempre amato la Sicilia, è una regione bellissima, suggestiva e piena di storia: una terra che ha fatto l’amore con tanti popoli che ne hanno lasciato tracce indelebili.

Ci sono ottimi vini siciliani, ma questa regione può fare ancora tanto specie in comunicazione ed in valorizzazione di un territorio meraviglioso.

Il Veneto è una gran bella regione, spesso penalizzata da pregiudizi e gente che, millantando un grande attaccamento alla propria terra, non fa altro che lederne l'immagine.
Il Veneto è anche la terra di grandi vini, legata soprattutto all'Amarone ed al Prosecco, ma non sono soli.

Appetito che bussa allo stomaco, auto nei pressi di uno dei tuoi ristoranti preferiti della zona: ti fermi.

Sono da Mamma Perdonami, in provincia di Padova, il clima è caldo ma reso piacevole dal venticello, le aiuole sono verdi e ben curate ed affiancate dalle erbette aromatiche usate in cucina: deciso ci sediamo all’esterno!

Il menù varia spesso oggi però mi va una bella grigliata di pesce, semplice ed efficace! Da bere? Stranamente non penso: Sauvignon scegli tu quale!

Abbiamo incontrato l’ultima volta la cantina Marramiero quando abbiamo raccontato la verticale di Dante Marramiero, il Montepulciano Riserva e vino di punta dell’azienda.

Oggi invece parliamo del Pecorino, vino bianco prodotto con l’omonima uva autoctona che ricorda l’evento fondamentale della vita abruzzese della Transumanza. Quando cioè i pastori favorivano la migrazione stagionali delle greggi di pecore su largo raggio territoriale, percorrendo particolari vie naturali (tratturi), dalle zone collinari e montane verso i litorali marini nella stagione invernale e per il tragitto opposto in quella estiva cibandosi dell’uva ”pecorino”.

Abbiamo già detto che la cantina si trova a circa 200 metri s.l.m, in una posizione protetta dai 3.000 metri del massiccio del Gran Sasso. Ne abbiamo parlato quando abbiamo raccontato il Trebbiano Altare 1996, vino bianco che ha attraversato magnificamente il tempo. Scopriamo oggi che Marramiero riesce a fare grande qualità anche nei vini bianchi pensati per essere bevuti giovani. Ed è proprio il caso dell’Abruzzo Pecorino 2014 in degustazione.

 

Rosa del Golfo è il nome di un vino e di una cantina al tempo stesso. Cantina che fu fondata un paio di secoli or sono in Salento, quando il capostipite Leopoldo Calò cominciò a coltivare un piccolo appezzamento di terreno condotto a vigneto e ulivi. Iniziando così questa storia.

Il territorio in cui si trova la cantina Rosa del Golfo vanta una lunga storia nella produzione del vino. La terra del Salento è nota da sempre per la produzione del vino, in particolar modo del vino rosato, vino in degustazione. Tipologia di vino – il rosato – che per troppo tempo è stato ingiustamente mal considerato, ma che negli ultimi anni sta trovando i riconoscimenti che merita. Grazie anche alle aziende come Rosa del Golfo che abbiamo il piacere di incontrare.

Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, il nome dell’azienda fu cambiato associandolo definitivamente al vino prodotto forse più rappresentativo dell’azienda e del territorio: Rosa del Golfo, emblema della continua ricerca di qualità, necessaria in una vitivinicultura moderna. Ma anche dell’antica tradizione che è propria di questa cantina e di questo territorio.

 

Elio Ottin, originario di Saint Denis, perito agrario, frutticoltore e viticoltore come molti in Valle d’Aosta è dal 2007 che grazie alla qualità dei suoi vini riesce a farsi notare sempre più.

Etichette curate, fini, senza troppi fronzoli ma belle.

Vitigni autoctoni e Pinot Nero, concimazioni minime e trattamenti ridotti all’osso, giusto il necessario per evitare oidio e peronospora. 

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