L’incontro di venerdi 22 maggio 2015 nella sede dell’AIS di Tivoli con il produttore Stefano Casadei è stata l’occasione per conoscere un personaggio del mondo del vino schivo ma determinato nel perseguire tre ambiziosi progetti, accumunati dalla stessa filosofia: Qualità dalla terra al vino.

Le tre aziende sono: - Castello del Trebbio, splendida tenuta del 1400’ di 350 ettari nel cuore del Chianti Fiorentino; castello conosciuto per essere stato teatro della Congiura dè Pazzi contro la famiglia de’ Medici; - Tenuta Casa Dei, a Suvereto (LI) nella Toscana Meridionale con i suoi 15 ettari a conduzione Biologica; - Azienda Agricola Olianas a Gergei in Sardegna a 60 Km da Cagliari dove nei 14 ettari di terreno i vitigni autoctoni Cannonau, Bovale, Carignano e Vermentino, Nasco e Malvasia la fanno da padrone.

Casadei, specializzatosi in Enologia presso le facoltà di Bordeaux e Montpellier, persegue quello che lui stesso definisce il metodo Biointegrale, un protocollo di agricoltura etica che ha nella tutela dell’ambiente il perfetto equilibrio tra recupero di metodi tradizionali e moderna ricerca scientifica. Ricerca che l’ha portato a riscoprire una antica pratica enologica come il vino in anfora, grazie alla quale un personaggio come Josko Gravner ha costruito la sua celebrità all’interno del mondo del vino. All’interno delle anfore l’uva si trasforma in vino in modo naturale, scevro da tecniche enologiche che rischiano di omologare il gusto esaltando, invece le caratteristiche del terroir. 

Chianti: la storia nel bicchiere

Quando si parla della Toscana, si pensa ad un territorio straordinariamente ricco di storia e cultura: basta passeggiare anche solo con la mente tra quei meravigliosi borghi e colline dove si rincorrono i vigneti, favolosi panorami da cartolina.
Il vino, che rappresenta a sua volta cultura e passione, ha reso ancora più celebre questa regione italica nel mondo; oltre alle favolose perle paesaggistiche, la Toscana in ogni angolo del pianeta, viene associata alla produzione di grandi vini rossi in particolare il Chianti. Questo celebre vino deve la sua fama alla dedizione e passione ma anche alle intuizioni di grandi uomini che, susseguendosi nel corso del tempo, lo hanno forgiato. Il terroir poi fa il resto!

Sangiovese dalle origini al Chianti

Fin da tempi remoti in Toscana si coltiva la vite, installandosi poi nel corso degli anni nelle zone più interne fino a conquistare vescovi, abati e monaci che la cominciano a piantare intorno ad abbazie, conventi e monasteri.
Il Sangiovese, di origine probabilmente Etrusca, prospera nel territorio toscano nelle due varietà cosiddette Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo. Un tempo le due varietà venivano accomunate sotto il nome" i Sangiovese ", ma oggi sappiamo che il Grosso corrisponde al Brunello per esempio, ed il Piccolo soprannominato Morellino, contiene una importante spalla acida.
Le varie zone del Chianti sono così variegate che il Sangiovese, assorbendone il carattere, da’ vita a vini diversi; oltre al vino assistiamo ad un mutamento del vitigno stesso , presentandosi con la buccia più o meno spessa. Questa fu anche un'osservazione di Clemente Santi, che studiando la varietà del Montalcino, con vere selezioni clonali, arriva ad ottenere il Sangiovese con l'acino piccolo e la buccia più spessa, permettendo così una maggiore concentrazione di polifenoli.

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