Finalmente l'estate, una delle stagioni più attese in assoluto, si allungano le giornate così come il tempo libero e rilassarsi con un bel aperitivo lungomare diventa essenziale.

Oltre che nel vestirsi, ci si "alleggerisce" anche nel mangiare , prediligendo pietanze a base di pesce (spesso crudo), crostacei, ortaggi e verdure, per via del caldo . Le alte temperature oltre che influenzare la scelta del cibo, condizionano anche la scelta del cosa bere e cosa abbinare a questi piatti estivi e colorati.
I vini bianchi in questo periodo dell'anno la fanno da padrone, per la "leggerezza" con cui affrontano il palato anche se non si accompagnano a cibi.
Giovani, freschi, aromatici o secchi, dal colore paglierino con riflessi verdolini, al dorato, sono vini di pronta beva legati al territorio di provenienza.

Les Crêtes, la Valle d’Aosta eroica e del progresso

Giunta in Valle d’Aosta dalla Savoia a metà del diciottesimo secolo, la famiglia Charrère si è sempre distinta per il suo spirito operoso e lungimirante al tempo stesso, esercitando diverse attività legate all’agricoltura e contribuendo alla storia e all’evoluzione della viticoltura nella regione. Obiettivo perseguito osservando da sempre il massimo rispetto del territorio con il continuo miglioramento dei suoi prodotti: tanto che Les Crêtes è oggi un punto di riferimento imprescindibile della viticultura della Valle.

L’azienda vinicola Les Crêtes si trova ai piedi del Monte Bianco nei pressi del comune di Aymaville, in un ambiente tipicamente alpino caratterizzato da terrazzamenti, dalle forti pendenze dei vigneti e, nel complesso, da condizioni della viticultura definite "eroiche". Il clima è continentale con brevi estati calde e notevoli escursioni termiche tra estate e inverno e tra notte e giorno, a tutto vantaggio dello sviluppo dei precursori aromatici nelle uve. Il clima è in genere secco e ventilato e si registrano precipitazioni atmosferiche tra le più basse d’Europa. Per queste ragioni, i vigneti della Valle d’Aosta subiscono raramente gli attacchi delle muffe che si formano normalmente con l’umidità.

Monterossa è una cantina storica della Franciacorta: sede a Bornato, 75 ettari di terreni vitati, 500 mila bottiglie annue, 4,5 milioni di euro di fatturato.

Controllata da Emanuele Rabotti, figlio del fondatore Paolo, “vanta” anche la presenza, nella proprietà, di Oscar Farinetti che possiede il 33% della società.

Campagne marketing accattivanti negli slogan e nel packaging sono alla base del look moderno di quest’azienda.

 

Abbiamo degustato uno dei vini di punta dell’azienda vinicola Planeta. Questo produttore siciliano opera di fatto soltanto dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, nonostante la tradizione agricola della famiglia risalga addirittura al ‘500. Tanto che la proprietà dell’azienda è condivisa tra una quindicina di cugini.

Il vino degustato, in realtà, nel corso del tempo è diventato uno dei simboli più noti della rinascita enologica dell’isola: parliamo dello Chardonnay del millesimo 2005, annata ormai non più in commercio da tempo.

Oggi Planeta rappresenta una dei principali protagonisti del movimento vinicolo della Sicilia con oltre 360 ettari di vigneti distribuiti in sei differenti tenute situate nelle zone più vocate dell’isola: Ulmo a Sambuca di Sicilia, Dispensa a Menfi, Dorilli a Vittoria, Buonivini a Noto, Feudo di Mezzo sull'Etna a Castiglione di Sicilia e La Baronia a Capo Milazzo. Tutti i vigneti sono stati piantati direttamente dalla famiglia successivamente alle varie acquisizioni. Oltre due milioni le bottiglie prodotte, più della metà esportate.

In Italia lo sappiamo tutti, ci sono varietà d'uva molto differenti tra loro e che mantengono la loro tipicità , rispecchiando il territorio da dove provengono con livelli di qualità che raggiunge in certi casi l'eccellenza. Sono uve spesso nate da viti autoctone che hanno sopravvissuto al duro attacco della fillossera e che, riscoperte ultimamente, prima dell'estinzione definitiva, ritornano con forza a parlare delle nostre origini, riscoprendo quel bagaglio culturale ricco di storia ma soprattutto di sapori e profumi che altrimenti sarebbero andati persi. Tuttavia la temutissima fillossera ha favorito l'introduzione in Italia di vitigni internazionali che ben si sono acclimatati alle nostre latitudini anche grazie agli innesti fatti su "piede franco" di vite americana molto più resistente al terribile insetto, di quelle europee. Un esempio quasi scontato è il vitigno Chardonnay che possiamo trovare in quasi tutte le regioni vitivinicole del pianeta ma che riesce sempre a regalare emozioni qualche volta anche grandi.

Come il titolo di questo articolo dice e dopo la piccola introduzione, descriverà una degustazione, aprendo una parentesi storica, basata su vini diversi ma nati dalla stessa uva: lo Chardonnay. Non vuole pertanto essere una descrizione accademica, ricca di tecnicismi ma piuttosto un viaggio dal Nord al Sud d'Italia, dove questo vitigno riesce ad esprimersi in modo diverso pur mantenendo (quasi sempre), le sue caratteristiche principali: finezza ed eleganza.

 

Il Manti 2010 è un vino bianco laziale da uve Chardonnay, fatto nella Tenuta Ronci di Nepi, un vino davvero poco pubblicizzato. Non lo conoscevo prima della settimana scorsa quando ho aperto la bottiglia che conservavo in cantina. E siccome sono rimasto veramente colpito dalla sua importanza, adesso ve lo racconto.

La Tenuta Ronci di Nepi si trova nella bassa Tuscia, a ridosso della riserva naturale del parco della Valle del Treja. L’azienda iniziò l’attività una trentina di anni fa conducendo un paio di ettari di vigneto: oggi gli ettari vitati superano la ventina, in continua lenta crescita.

La zona è prevalentemente collinare, con un clima che favorisce gli sbalzi termici, sia tra le stagioni che tra notte e giorno. In genere, infatti, la temperatura tende ad essere fredda d'inverno e calda d'estate. Il Manti viene prodotto da uve coltivate a circa 400 metri sul livello del mare con un’ottima esposizione a sud-est.
Il territorio è di origine vulcanica, con un elevato contenuto di argilla e tufo. Parliamo di una tipologia di terreno particolarmente adatto per la coltivazione dell’uva. Il sistema di allevamento della vite è il Cordone Speronato, con una densità d’impianto di 4000 ceppi per ettaro. La resa per ettaro delle uve è particolarmente contenuta, non superando i 60 quintali.

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