Dell’azienda San Salvatore abbiamo parlato spesso, con articoli su Jungano, Vetere e Pino di Stio.

Si tratta di un’azienda molto giovane, ma che ha cominciato davvero bene. Il perno fondamentale è Peppino Pagano, già impreditore di successo nel settore alberghiero, che ha fondato l’azienda. Entusiasmo, voglia di emergere ed eccellere e soprattutto di portare in alto lo splendido territorio del cilento.

"Tu che sei un estimatore di Cantina San Salvatore, non hai ancora bevuto il Pinot Nero?"

"Perché si sono messi a fare anche quello?"

"Si, IO lo sono andato a bere in cantina da loro!"

Non potevo resistere a questa provocazione!

Il Pinot Nero non è certo un vitigno campano, metterlo lì nella terra dell’aglianico potrebbe essere una semplice scelta commerciale, come hanno fatto tanti altri con i vitigni internazionali; ma non San Salvatore, loro quando si muovono fanno le cose con cura, ci mettono impegno e sono dei perfezionisti; non sarà il solito Pinot del Sud.

Dell’azienda agricola San Salvatore abbiamo già parlato recensendo l’ottimo Jungano che ci aveva impressionato per la sua qualità.
Recatomi in enoteca già da tempo ero stato affascinato dal colore tenue ed elegante del Vetere, altro prodotto della cantina di Peppino Pagano.
Ho resistito all’acquisto per un po’, vista la cantina piena!
Ma quel giorno non ho resistito, quel menù a base di pesce ed il caldo torrido di quella mattina mi hanno liberato da ogni inibizione ed ho deciso di comprarlo.
Si tratta di un aglianico biologico nato dalle terre salernitane che non è il frutto, come spesso accade, dell’impiego forzoso di vino per produrre anche la gamma rosé.

Un pranzo domenicale è spesso un momento molto atteso durante la settimana, ma stavolta lo era ancor più.
Il motivo? La pregiata carne dell’amico Filiberto allevata nella zona del beneventano ed allevata alla vecchia maniera, macellata nei paraggi e consumata a qualche kilometro di distanza.

Da amante della carne rossa la bistecca più corposa spetta a me, come deciso da mio padre, vista la soddisfazione che prova nel vedermela divorare.

Cotta sulla brace di legno di quercia non chiede null’altro che incontrare qualcuno che renda onore al sacrificio dell’animale allevato.

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