Ho avuto la fortuna di recensire più volte la Riserva Inferi del Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Marramiero. Inizialmente le prime due annate, risalenti alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, il 1993 e il 1994. In queste circostanze ho commentato l’attitudine di questo vino ad attraversare il tempo e il sorprendente modo con cui evolve sotto il profilo organolettico. Più di recente, in occasione dell’anteprima del Montepulciano d’Abruzzo, ho degustato l’Inferi Riserva 2013, giovanissimo e non ancora in commercio.

Come in commercio è invece il millesimo 2012 della Riserva Inferi, il vino che proverò a raccontare oggi. Le uve provengono dai vigneti aziendali situati a 270 metri di altezza presso la Masseria Sant’Andrea di Rosciano in provincia di Pescara, tra il mar Adriatico e il Massiccio delle Maiella. Uve prodotte tramite la pergola abruzzese, forma di allevamento della vite che riduce l’irradiamento solare sui grappoli, favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi.

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

E a Vinitaly mi è proprio capitato di partecipare ad una verticale di Trebbiano Altare degli anni ’90. Quattro annate, dal 1994 (la prima di sempre) al 1997, sono state proposte unitamente a due Trebbiano da solo acciaio sempre risalenti a quel periodo, l’Anima 1996 e il Dama 1997. La degustazione condotta da Francesco d’Agostino - direttore di Cucina & Vini – assieme ad Enrico Marramiero e all’enologo Romeo Taramborrelli, si è conclusa con una specialità aziendale, il vino cotto Livia.

Il Trebbiano con cui viene fatto l’Altare, proviene da viti anche di 50 anni di età, impiantate a un’altitudine di oltre 200 metri s.l.m. e ben salvaguardate dal massiccio del Gran Sasso. Il vigneto ha un’esposizione a sud-ovest, con considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni.

Sono stato a cena presso il ristorante romano Piero & Francesco e con i Fusilloni di Gragnano con calamari spillo, asparagi e ricotta salata hanno servito lo spumante Metodo Classico Brut Rosé della cantina abruzzese Marramiero.

INGREDIENTI per 2 persone

* 220 g di Fusilloni di Gragnano;
* 250 g di Calamari spillo;
* 8 Asparagi;
* 1 Spicchio d'aglio;
* 2 Cucchiai di Olio extravergine d’oliva;
* 30 g di Ricotta salata;
* 3/4 piccoli pomodorini;
* pepe q. b.

PREPARAZIONE

I Fusilloni di Gragnano sono stati lessati in abbondante acqua salata. Nel frattempo, i calamari spillo ben puliti, sono stati soffritti in una padella con aglio e olio non appena l’aglio ha iniziato a dorarsi. Quindi sono stati aggiunti i pomodorini e le 8 punte d'asparago tagliate crude a piccole rotelle. Il condimento è stato cotto per per circa 2-3 minuti fino a quando gli asparagi non si sono ammorbiditi.

Ci siamo visti presso l’enoteca Achilli, a due passi dal Parlamento. Questa volta, il gravoso compito era quello di capire come evolve nel tempo il Montepulciano d’Abruzzo Dante Marramiero Riserva, un vino che vede gli scaffali dell’enoteca dopo che siano trascorsi almeno dieci anni dalla vendemmia.
L’occasione è ghiotta, anche perché è prevista la degustazione di tutte le annate finora in commercio, sin dalla prima, la 1998. Tuttavia, vista la lunghissima gestazione del vino, che tra l’altro non vede la luce tutti gli anni, alla fine la verticale si riduce a soli cinque millesimi. Oltre al già citato 1998, parliamo del 1999, del 2001, del 2003 e del 2005.
Abbiamo già incontrato l’azienda Marramiero raccontando il Trebbiano Altare 1996 e i Montepulciano di Abruzzo Inferi 1994 e Inferi Riserva 1993. Abbiamo quindi compreso quali sono gli orizzonti temporali che i vini Marramiero sono in grado di contemplare. Ma il Dante Marramiero è un vino diverso, pensato sin dalla sua concezione per viaggiare nel tempo. Un vino ricco, potente, capace di sviluppare 14,5° alcolici. Ma facciamo un passo indietro, da dove tutto ha origine. Partiamo dal vigneto.
Le uve provengono da un vigneto di circa 50 anni in contrada Sant’Andrea a Rosciano, esposto a sud e caratterizzato da un suolo ricco di argilla. Le vecchie viti e il grande lavoro in vigna consentiranno ad ogni singola pianta di contribuire al vino con un solo chilo di uva. I grandi estratti e i componenti polifenolici li ritroveremo integralmente nel bicchiere.
In cantina, la vinificazione viene condotta con una lunga macerazione delle bucce a contatto con il mosto a una temperatura compresa tra 25 e 30 °C. La fermentazione viene eseguita per metà in tini di legno e per metà in acciaio. Quindi le masse vengono assemblate per riposare 18 mesi circa. La maturazione avviene in piccole botti per almeno 24 mesi per poi affinare lungamente in bottiglia.

Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1993

Torno a parlare di Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva. Questa volta vi racconterò la prima edizione di questo vino, il millesimo 1993. Vino che ho avuto il privilegio di degustare durante una cena organizzata dal produttore e durante la quale si è tenuta la presentazione dell’ultimo nato della cantina: il vino cotto Livia.
La cornice non poteva essere migliore. L’evento si è tenuto presso il Ristorante Imàgo, all’ultimo piano dell’Hotel Hassler in via Sistina a Roma.
Atmosfera incantevole. Le luci soffuse del ristorante esaltavano la vista che si godeva dalle finestre panoramiche. Avvicinandosi ai vetri si vedeva tutto il centro storico illuminato della capitale, dove spiccava la maestosità della cupola della Basilica di San Pietro. Guardando in basso, ecco la meravigliosa scalinata di Trinità dei Monti.
Pochi commensali, una dozzina in tutto; oltre ad Enrico Marramiero e ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ho riconosciuto alcuni personaggi da sempre legati al mondo del vino.
Sorvolo sull’ottima cena, nonché sull’impeccabile servizio del ristorante. Appena un cenno sugli altri splendidi vini dell’azienda, degustati prima e durante la cena: il metodo classico, da uve Chardonnay e Pinot nero, con 36 mesi di affinamento sulle fecce; il Trebbiano d’Abruzzo Altare 2011 e 1994 (il 1994 da due diverse bottiglie), Trebbiano di cui non posso che confermare lo stupore per la complessità, l’acidità e la bellezza del millesimo ventennale (avvalorando quanto scritto a proposito del Trebbiano d’Abruzzo Altare 1996); il Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 2010 (l’annata in corso, nella foto contenuto nel secondo bicchiere) e il Montepulciano d’Abruzzo Dante Marramiero 2003; e infine il vino cotto Livia, ultimo nato e motivo che l’azienda ha individuato per riunirci attorno al tavolo.
Mi soffermo invece sul Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1993, come detto la prima annata del vino. Descrivendo il Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1994 , ci eravamo lasciati dicendo che avremmo dovuto attendere ancora del tempo per degustare al meglio quel campione. Al Vinitaly, con la frenesia che ne contraddistingue i ritmi, non era stato possibile.

Abbiamo già parlato della cantina abruzzese Marramiero. L’abbiamo fatto raccontando uno strepitoso Trebbiano d’Abruzzo Altare di 18 anni, un vino incredibile per profumi e vividezza, dall’acidità ancora sorprendente e dalla notevole persistenza gustolfattiva avvertita dopo la deglutizione.
Pensavamo fosse una splendida eccezione, quasi un caso, un colpo di fortuna, un episodio. Evidentemente ci sbagliavamo. Non perché nel nostro panorama vitivinicolo non esistano bottiglie dalla simile longevità – anche se, specialmente per i vini bianchi, queste non siano così frequenti – ma piuttosto perché sembrava a noi impossibile che la stessa azienda potesse annoverare, tra le proprie creazioni, un altro vino monumentale. Monumentale e longevo.

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