Premetto che non sono un amante del Lambrusco.
Ho vissuto, nei primi anni Ottanta, tutta la parabola di questo vino destinato, in container, verso gli Stati Uniti, dove veniva chiamato “Red Cola”.
Erano i tempi bui del lambrusco venduto a due soldi in Autostrada, il tappo in plastica e dal sapore dubbio con anidrite carbonica addizionata. Sicuramente, tale politica, a permesso a molte aziende di fatturare e di crescere, ma la qualità del prodotto si è mantenuta, per decenni, a livelli medio-bassi pur rimanendo una dei prodotti italiani più esportati nel mondo. Tutti i miei preconcetti sul Lambrusco si sono dissipati quando, alcuni anni fa, mi è capitata tra le mani una bottiglia di Lambrusco Otello Nero di Ceci, che mi ha impressionato per peso, aspetto curato e forma.

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