Le persone, i metodi di lavorazione, la filosofia aziendale e la voglia di distinguersi tornando alle origini, valorizzando il territorio e puntando sugli autoctoni (anche trascurati come la Granazza) hanno suscitato il nostro interesse verso la Cantina Giuseppe Sedilesu. Oggi degusteremo i loro Cannonau. Quando si parla di Cannonau in purezza non possono non venirmi in mente le parole di mio padre “E’ difficile trovarne di buoni, ma quando ci riesci ti fanno impazzire”; secondo Giuseppe Sedilesu è per via della mole di prodotto “di pianura” e con alta resa che viene riversato sul mercato.

Vi parleremo oggi di tutti i loro Cannonau, eccezion fatta per il Eressia, il rosè. 

Vi ricordiamo che Sedilesu usa pochi solfiti, coltiva col sistema dell’alberello, non filtra, usa solo lieviti autoctoni e non è amante dei travasi; parte dell’uva, circa il 40% di quella in lavorazione viene acquistata in zona ed i vitigni arrivano a superare anche i 100 anni d’età e sono tutti collocati a circa 6.-700 metri sul livello del mare.

Oggi vi parleremo di due gemelli diversi: Perda Pintà e Perda Pintà sulle bucce della Cantina Giuseppe Sedilesu.

Prima però vi introduciamo un vitigno non troppo conosciuto, un autoctono sardo dal quale sono ottenuti entrambi i vini: si tratta della Granazza (o Granatza).

Un vitigno bianco sovrastato dal più conosciuto (rosso) Cannonau e tenuto da questo sempre in secondo piano. Le viti crescono soprattutto a Mamoiada, zona della cantina Sedilesu, ma anche a Orgosolo ed Oliena.

Un vitigno antico definito troppo spesso come “adatto a preti e donne” per via del suo gusto amabile.

Il vitigno è stato riscoperto proprio dai Sedilesu che dal 2002 vinificano queste uve in purezza, con e senza buccia; mentre molti produttori sardi, usavano questo nettare per rendere il Cannonau “non D.O.C.” più leggero e beverino.

Una storia iniziata trent’anni fa quella dell’azienda di Giuseppe Sedilesu e dei suoi figli.

Quindici ettari a Mamoiada, nel centro della regione della Barbagia, a circa seicentocinquanta metri sul livello del mare e 16km di distanza da Nuoro; siamo vicini al Gennargentu ed al Supramonte.

I terreni sono sabbiosi, granitici e talvolta argillosi; ricchi di potassio e fosforo.

Il clima qui è temperato, d’inverno c’è la neve; d’estate fa molto caldo! Come è ovvio che sia le escursioni termiche conferiscono ai vini particolari caratteristiche.

Ci troviamo in un posto suggestivo, di grande interesse archeologico-religioso.

Giuseppe e la moglie Grazia sono il germoglio dell’azienda, oggi hanno oltre settant’anni e ci lavorano ancora con amore e passione; per fortuna la natura è stata con loro generosa e gli ha donato tre figli: Antonietta, Francesco, enologo ed agronomo della cantina, e Salvatore, responsabile commerciale; che hanno fatto tesoro dei valori dei genitori ed oggi, con le loro famiglie aggiungono tasselli a questo puzzle fatto di sudore e amore.

Dopo un inizio come produttori di vino sfuso è col nuovo millennio che cominciarono ad imbottigliare il Cannonau Sedilesu! Che, Francesco ci tiene a dirlo a gran voce, “Non è un Cannonau di pianura!

Mi ero totalmente scordato di questa notizia, del Cannonau, della vite più vecchia del Mediterraneo. Succede tutto qualche giorno fa, mentre leggo un magazine che parla di vino. Sono quelle notizie che ti riaprono la memoria dei tuoi studi passati, come quando si dialoga di vino con un esperto o si apre un libro o si leggono notizie dai vari siti internet che trattano la questione del Wine Business. Da scavi effettuati molto tempo fa, cominciati nel 2002 per la precisione, come per esempio a Borore nel sito nuragico ‘Duos Nuraghes’, sono stati ritrovati semi di vite risalenti dal 1300 avanti Cristo al 300 dopo Cristo, quindi più di 3000 anni fa!

I semi erano carbonizzati e fossilizzati, ma in un buon stato di conservazione. Sono stati fatti anazlizzare da laboratori enologici e il risultato fu sorprendente: Il vinacciolo apparteneva ad un'uva che a tutti gli effetti era il Cannonau, risalente a MOLTO prima che gli spagnoli, nel 1500 circa, arrivassero sull'isola importando ( come molti ancora credono ) la prima uva da coltivare, che come tutti sanno fu la Garnacha.

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