A casa da amici mi sono imbattuto in una bottiglia-mito, il Brunello di Montalcino Biondi Santi 2001 che vi voglio raccontare. Un vino che dopo oltre 15 anni era ancora perfettamente integro, con sentori persino floreali ma non di fiori appassiti, fruttati ma non così maturi o soltanto in confettura.


Ma andiamo con ordine. La storia del Brunello inizia negli anni ’80 del XIX secolo proprio grazie alla famiglia Biondi Santi nella Tenuta del Greppo a Montalcino. Era il tempo in cui il Barone Ricasoli codificava la ricetta del Chianti come vino a base Sangiovese ma che non doveva mai presentarsi in purezza. Dove, anzi, nell’uvaggio trovavano spazio anche uve a bacca bianca.


Ferruccio Biondi Santi, invece, selezionò i migliori cloni di Sangiovese grosso, impiantandone le barbatelle su piede americano e li vinificò in purezza. Instaurò standard produttivi molto severi tagliando drasticamente le rese per ettaro del vigneto, tanto che la pratica della selezione manuale dei migliori frutti si è tramandata fino ai giorni nostri.

In una nazione, l’Italia, che produce vino da circa 3.500 anni, il Brunello di Montalcino puo’ essere considerato un’invenzione moderna. Non si tratta infatti di un vino prodotto in omaggio alle locali tradizioni, ma e’ il frutto degli studi di un singolo viticoltore, Ferruccio Biondi Santi. Intorno al 1870, Ferruccio Biondi Santi comincio’ a diffondere nei suoi vigneti un clone di Sangiovese, chiamato Brunello. Il giovane viticoltore aveva notato che una varieta’ di Sangiovese - chiamato “grosso” per distinguerlo da quello originario del Chianti, che aveva i grappoli piu’ piccoli - resisteva maggiormente agli attacchi di fillossera che tanto avevano flagellato i vigneti della zona. Alla fine, Ferruccio Biondi Santi reimpianto’ completamente i suoi vigneti e presto fu in grado di produrre con soddisfazione un vino ricavato da un solo vitigno. Ma fece di piu’, diede un taglio netto alle tradizioni del luogo: i toscani, al tempo, preferivano di gran lunga vini rossi giovani, rinvigoriti dalla pratica del “governo”, spesso addirittura frizzanti. Il Brunello veniva, e viene tutt’ora, invece, sottoposto ad un processo di affinamento di almeno quattro anni in botti di rovere, completato poi in bottiglia dove sviluppa nel corso del tempo le sue pregiate qualita’. Il Brunello comincio’ a far parlare di se’ a partire dal 1880. La prima grande annata” ufficiale” del Brunello fu il 1888, di cui esistono ancora cinque bottiglie, perfettamente integre, a riprova della sua grande longevita’: con il passare degli anni, acquista sempre maggiore fragranza, un sapore piu’ vellutato, una maggiore armonicita’ ed un profumo delicato e, allo stesso tempo, intenso. Ricordiamo a questo proposito un’affermazione del Barone Luigi Ricasoli, politico e grande produttore toscano (fu dettato da lui il disciplinare del Chianti), quando, nel 1930, assaggio’ del Brunello annata 1888: “Ecco, io a questo non ci arrivo”, disse, decretando cosi’ la qualita’ e la longevita’ di questo eccezionale vino. Nel 1988, e’ stato celebrato il Centenario di questo straordinario vino, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga.

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