Ho sempre amato la Sicilia, è una regione bellissima, suggestiva e piena di storia: una terra che ha fatto l’amore con tanti popoli che ne hanno lasciato tracce indelebili.

Ci sono ottimi vini siciliani, ma questa regione può fare ancora tanto specie in comunicazione ed in valorizzazione di un territorio meraviglioso.

Una breve, ma importante premessa: Vino biologico non vuol dire “migliore” ne’ con meno solfiti; è semplicemente la definizione legale di un prodotto che rispetta alcune regole ed un determinato processo produttivo.
Fino al 9 febbraio 2012 la normativa europea non prevedeva la definizione di vino biologico, ma era possibile indicare in etichetta “vino con uve biologiche”; in questa cosa paesi come USA, Cile, Australia e Sud Africa hanno preceduto, di molto, la vecchia Europa.
Per i vini vinificati prima di agosto 2012, la normativa autorizza la commercializzazione con la vecchia menzione.
L’agricoltura biologica è un sistema di coltivazione che ha l’obiettivo di produrre senza l’impiego di prodotti realizzati sinteticamente, senza l’ausilio di OGM (Organismi geneticamente Modificati) e servendosi unicamente della fertilità del suolo e prodotti organici.
Quindi fertilizzanti organici, rotazioni colturali e mantenimento della composizione del suolo sono i fulcri di questo tipo di coltivazione.

Nella lotta a parassiti e malattie l’optimum sarebbe utilizzare strumenti “biologici” (come ad esempio l’utilizzo di organismi che “puliscano” dai parassiti) ma sono consentiti prodotti tradizionali.
Il compito di verificare il rispetto delle apposite normative, con le quali non ci va’ di tediarvi, è affidato ad organismi privati.

Territorio, aria, vigneto, acqua questi i parametri per una viticoltura sostenibile.

Sempre più l’attenzione dei consumatori è rivolta alla sostenibilità ambientale, nasce così qualche anno fa l’iniziativa V.I.V.A., un progetto nazionale avviato dal Ministero dell'Ambiente con la collaborazione di centri di ricerca, università specializzate che in sinergia valuta i prodotti e aiuta a ridurre l’impatto per ottenere una certificazione di vino sostenibile.

Fare vino è un’arte, sono tante le dinamiche e le strategie da valutare e adottare.
Vino biodinamico è sinonimo di vino ottenuto da uve prodotte con la tecnica dell’agricoltura biodinamica, i disciplinari che definiscono un vino biodinamico sono ancora in fase di definizione, in quanto ogni paese, ha un clima diverso e una diversa tradizione enologica, l’associazione che se ne occupa è la Demeter International.
La biodinamica studia le forze che governano gli esseri viventi, le influenze astrologiche che hanno i pianeti e luna, sulle piante e sul terreno. Lo scopo è quello di creare la giusta interconnessione tra cielo e terre, e la consultazione di calendari lunari.
Si creano dei preparati, fertilizzanti e concimi naturali, il più famoso è il “ Preparato 500 ” o cornoletame;
esso viene realizzato utilizzando del letame di vacca messo all’interno di un corno, sempre di vacca. Il preparato viene  poi seppellito e lasciato fermentare sotto terra per un intero inverno. Trascorsa la stagione viene miscelato con acqua tiepida o piovana per circa un’ora creando dei vortici e finita questa operazione è pronto per essere utilizzato sul terreno.
Secondo i fautori della biodinamica, con questi metodi si ottiene la massima espressione della pianta e quindi del frutto.
Risultati? Vini con un carattere estremamente marcato.

 

In questo articolo vorremmo parlarvi di una storia fuori dal coro, estranea alla massa che riguarda un vignaiolo biodinamico francese.
Il nome del “nostro uomo” è Emmanuel Giboulot e rischia una multa di 30.000 euro e 6 mesi di reclusione.
Emmanuel conduce 10 ettari di vigne nel comune di Beaune, nella Cote-d’Or, in Borgogna; questa regione è nota proprio per la qualità e quantità dei vini prodotti ed ovviamente su questo settore si regge buona parte dell’economia.
Gibolout è un viticoltore biologico che da quindici anni si ispira ad i principi della biodinamica.

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