Sul sito dell'azienda, riguardo a questo vino, potrete leggere:

“Ah! Sì, son coste, son coste le piante, Ch’a l’han vdu j’ani d’mia vita pì bel” - El bòsch d’Vignòle A.Brofferio

Antonio Bellicoso dimostra grande maestria nella sua concezione e poi nella realizzazione dei vini da uve Barbera in purezza. Dopo aver raccontato la Freisa, vi parlo ora della Barbera d’Asti Amormio 2013

 

Ho ancora distintamente chiaro il brusio dei molti partecipanti che curiosi attorniano i banchetti dei produttori: nasi nel bicchiere, sorrisi, domande e scambio di battute; il tutto tra i profumi delle fantastiche forme di pecorino dell’azienda agricola Valle Scannese, che se in un primo momento lasciano pensare alla impossibilità di percepire qualsiasi altro odore, rendono solo l’atmosfera più gioviale e informale, tanto poi nel vino se la qualità c’è, si sente: eccome se si sente!

Si è conclusa da non molto a Roma la “Natural Critical Wine – Vignaioli Artigiani Naturali”, fiera dedicata ai vini naturali, una delle tante preziose eredità lasciateci da Luigi Veronelli che nel manifesto fondante il progetto scriveva: “Cercavamo il sapore della nostra sensibilità planetaria senza preoccuparci del suo sapere forse nella presunzione che un sapere l’avevamo già. E allora il primo atto di sensibilità planetaria è stato quello di interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita.

Sicuramente produrre un buon vino biologico o biodinamico richiede un sapere che è approfondita conoscenza dell’ecosistema viticolo per portare uva bella e sana in cantina e la capacità di trasformarla nel tanto amato vino nel modo più rispettoso possibile adottando, per esempio, lieviti autoctoni e una bassissima dose di solfiti aggiunti.

È con questa etica che lavora anche Daniele Saccoletto, uomo il cui volto sincero dagli occhi vispi e le gote rosse e le mani da esperto agricoltore parlano tanto quanto i sui “Vini pregiati del Monferrato Casalese” come tiene a specificare lui.

Lontano da enoteche e non avendo tempo per visitare cantine sono finito in un centro commerciale: posto che noi del settore non amiamo ma dove forse, buona parte dei consumatori acquistano.
Ne abbiamo parlato nella nostra guida ABC del vino, nella GDO le bottiglie non vengono trattate con cura ma spesso alla stregua di una qualsiasi scatoletta di tonno! Volevo quindi comprare prodotti non particolarmente dispendiosi ma comunque buoni.
Ho preso tre tipi di Barbera, una Freisa, un Ruchè, un Grignolino ed un Moscato d’Asti ed ho cercato (invano) un Alta Langa.
Quando ho scelto questo vino di cui sto per parlarvi ero alla ricerca di un prodotto semplice da poter bere in tranquillità con qualsiasi tipo di commensale; volevo qualcosa che si abbinasse a carni rosse e salumi, ma anche alle castagne di cui avevo gran voglia; ero in Piemonte e cercavo, ovviamente, qualcosa che fosse piemontese.

Quest’anno il freddo in Italia si è fatto un po’ attendere, ma alla fine è arrivato!
Non sono uno che preferisce una stagione all’altra, mi piacciono tutte nel loro alternarsi sereno ed amo i particolari di ciascuna di esse.
Dell’inverno mi piace dormire e stringere a me le coperte, sentire la pioggia battere sui tetti, l’odore dell’ambiente, il camino con la legna scoppiettante e tante altre cose tra le quali i piatti fumanti che ti riscaldano le serate.
Uno dei miei preferiti è il semplice brodo di carne preparato da mia madre.

Ingredienti utilizzati per 5 persone:

Bagna cauda accompagnato dal Barbera d’Asti Superiore Favà della Tenuta Garetto

La bagna cauda (salsa calda in italiano) è uno dei tanti piatti della tradizione regionale italiana che rendono unica la nostra cucina in tutto il mondo.
Una pietanza particolare e carica di personalità e proprio per questo è uno di quei piatti che già da subito o li si ama o li odia, non esistono le vie di mezzo.

Preparato con ingredienti “poveri” e rustici, ma che una volta miscelati e lasciati cuocere a fuoco lento rendono questa portata inimitabile.

La preparazione e la cottura richiedono molte ore, gli ingredienti base sono: aglio, acciughe e abbondante olio; anche se, nelle varie versioni e rivisitazioni moderne, sono comparsi ingredienti come la panna che hanno la sola funzione di rendere più delicati i sapori e mitigare gli effetti postumi.

Una cosa può saltare all’occhio è: perché tra gli ingredienti di un piatto tradizionale piemontese, ritroviamo le acciughe?

La risposta sta nel fatto che questo pesce azzurro si presta bene alla conservazione sotto sale e veniva largamente utilizzato come merce di scambio, moneta dell’epoca,  dai commercianti liguri che venivano a far provviste in Piemonte.

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