Alzi la mano chi non ha mai comprato il vino all’ipermercato!

Che sia Ipermercato, Supermercato o negozio specializzato, il modo in cui viene trasportato, stoccato ed esposto il vino influenza molto ciò che finirà nel nostro bicchiere e talvolta alcuni comportamenti “pericolosi” potrebbero vanificare l’ottimo lavoro in vigna ed in cantina.
Ovviamente i problemi di conservazione si amplificano quanto più è il tempo che una bottiglia resta a scaffale!
Purtroppo nella GDO (Grande Distribuzione) e nella DO (distribuzione organizzata) si è spesso poco attenti a questi aspetti ed un incauto compratore può imbattersi in un acquisto infelice!

Saper leggere l’etichetta di un vino

Lungi dal voler fare un trattato sulla legislazione dei vini, scopo di questo articolo è dare, ai nostri winelovers, alcuni consigli nel momento in cui si trovano  di fronte allo scaffale del supermercato e non sanno decidersi quale vino acquistare.
Occorre ricordarsi che lo scopo dell’etichetta è presentare al consumatore il vino contenuto in bottiglia; pertanto, senza ripetere le classificazioni dei vini, tema già affrontato in maniera impeccabile dal nostro collega Endris, vorrei focalizzarmi su un attore importantissimo per tutta la filiera del vino: l’imbottigliatore.
Questa figura è determinante perché può incidere sulla qualità del vino e sul prezzo finale.
La legge prevede che tutti i vini imbottigliati, dal Vino da Tavola al vino Docg, indichino, obbligatoriamente in etichetta, nome o ragione sociale dell’imbottigliatore, la sua sede e il suo numero di codice, pertanto potremmo trovare, stampigliato sull’etichetta o anche sulla retro etichetta queste diciture:

Imbottigliato all’Origine o imbottigliato dal viticoltore.

Imbottigliato nella zona di produzione.

Imbottigliato fuori regione o addirittura fuori nazione.

 

GDO, Privat Label e vino

L’acquisto di vino nella GDO ( Grande Distribuzione Organizzata ) è oramai un aspetto da tenere in considerazione, tanto che il nostro Pasquale Testardi ha deciso di dedicare il primo articolo della sua guida conservazione del vino, proprio agli aspetti derivanti da questa tendenza.

Ma sapete cosa è una Private Label?

Le Private Label o marche private sono le “etichette” appartenenti ai distributori, siamo certi che anche voi avrete acquistato qualcosa a marchio Coop, Auchan o Esselunga!

Novità piuttosto recente in Italia sono cresciute molto negli anni fino a consolidarsi su buoni livelli di vendita grazie al rapporto qualità prezzo spesso ottimo.

All’estero sono molto più forti che in Italia grazie anche ai mercati meno frammentati ed abitudini di consumo meno variegate, ma anche qui, oramai, sono da tenere in considerazione.
Grazie alla crisi ed ad una qualità crescente oggi si parla di veri e propri competitor delle aziende di “marca”.

Spesso dietro le Pivate Label si “nascondono” aziende blasonate e produttrici di beni di qualità che, per tamponare volumi di vendita che tardano ad arrivare, decidono di impiegare la produzione come co-packer dei distributori.

Vino, solfiti ed indicazione in etichetta

Per proseguire il nostro percorso sulle informazioni presenti sull’etichetta di una bottiglia di vino di un Supermercato occorre fare attenzione a due paroline: CONTIENE SOLFITI.
I Solfiti sono una sostanza sempre presente nel vino, perché sono prodotti in modo naturale dalla fermentazione alcolica attivata dai lieviti. Oltre ad essere prodotti naturalmente sono aggiunti dall’uomo sotto forma di biossido di zolfo, sodio solfito o metabisolfito di potassio per accelerare la fermentazione, proteggere il vino da eventuale crescita batterica e in definitiva come conservante.

Bisogna sempre ricordarsi che il processo naturale della fermentazione alcolica del mosto porta all’aceto.
Solo con l’intervento dell’uomo ci possiamo permettere di bere un vino di 15 o 20 anni. Abbiam già parlato con approfondimento e tabelle comparative, sulla ormai iper discussa dicitura contiene solfiti.

Una breve, ma importante premessa: Vino biologico non vuol dire “migliore” ne’ con meno solfiti; è semplicemente la definizione legale di un prodotto che rispetta alcune regole ed un determinato processo produttivo.
Fino al 9 febbraio 2012 la normativa europea non prevedeva la definizione di vino biologico, ma era possibile indicare in etichetta “vino con uve biologiche”; in questa cosa paesi come USA, Cile, Australia e Sud Africa hanno preceduto, di molto, la vecchia Europa.
Per i vini vinificati prima di agosto 2012, la normativa autorizza la commercializzazione con la vecchia menzione.
L’agricoltura biologica è un sistema di coltivazione che ha l’obiettivo di produrre senza l’impiego di prodotti realizzati sinteticamente, senza l’ausilio di OGM (Organismi geneticamente Modificati) e servendosi unicamente della fertilità del suolo e prodotti organici.
Quindi fertilizzanti organici, rotazioni colturali e mantenimento della composizione del suolo sono i fulcri di questo tipo di coltivazione.

Nella lotta a parassiti e malattie l’optimum sarebbe utilizzare strumenti “biologici” (come ad esempio l’utilizzo di organismi che “puliscano” dai parassiti) ma sono consentiti prodotti tradizionali.
Il compito di verificare il rispetto delle apposite normative, con le quali non ci va’ di tediarvi, è affidato ad organismi privati.

Tra le informazioni che possiamo reperire in etichetta su un vino biologico in vendita si è aggiunto,dal 2012, questo piccolo logo:

logo eurofoglia biologico

Rappresenta l’Eurofoglia, il logo Europeo che contraddistingue tutti i prodotti biologici, tra cui il vino.
A oltre vent’anni dalla prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa, nel 2012, è stato finalmente pubblicato il nuovo regolamento comunitario che permette di inserire,in etichetta, la definizione “Vino Biologico”. Precedentemente, si parlava esclusivamente di vini ottenuti da uve biologiche come a spiegato all’interno dell’articolo (vino biologico facciamo chiarezza). La differenza non è di poco conto, poiché la certificazione di biologico era, in passato, limitata al solo lavoro in vigna, mentre adesso si estende al tutto il processo produttivo che investe anche il lavoro in cantina stabilendo quali additivi e sostanze possono o non possono essere impiegati nella vinificazione biologica.
L’etichetta e la contro etichetta, oltre a riportare le diciture obbligatorie previste dalla normativa vigente devono riportare le seguenti informazioni:

etichetta:

  • vino biologico
  • numero di codice attribuito all’operatore controllato
  • logo comunitario

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