31 Gen 2015

La storia, anche se oramai passata, è in costante evoluzione grazie agli studi, condotti di continuo, dagli storici che, come un esploratore con la sua torcia, fanno luce su fatti non chiari o dati semplicemente per scontati senza basi solide.
Stavolta è toccato al mondo del vino veder sfatato uno dei suoi miti; secondo il Centro per la Conservazione Biodiversità dell’Università degli Studi di Cagliari, la vite domestica introdotta nel bacino mediterraneo dai Sardi.

Né Fenici né Romani dunque!
Tutto è cominciato circa dieci anni fa quando fu rinvenuto, nella provincia Oristano, un reperto archeologico dell’epoca nuragica. Pozzi scavati nella roccia per conservare alimenti, degli antenati dei frigoriferi, nei quali sono stati rinvenuti resti organici vegetali ed animali, semi di vite, noci, legumi, carne, pesce.
Pare si trattasse di vitis vinifera a bacca bianca simile ad alcune varietà di vernacce e malvasie della zona.
In provincia di Cagliari è stato poi ritrovato un antico torchio dell’età del bronzo presumibilmente usato per fare vino.
A supporto di questa tesi ci sarebbero anche numerose anfore ritrovate in tutto il Mediterraneo provenienti dalla Sardegna (chiamate “zit a”) a testimonianza di una fiorente attività produttiva nell’isola italiana.

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