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Essere sapiente è avere vino

2016

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Il nome Donnafugata – letteralmente "donna in fuga" – è legato alla regina Maria Carolina di Borbone che, durante l’invasione napoleonica, si rifugiò in Sicilia dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, a chiamare così questo territorio.

In passato abbiamo degustato diverse espressioni di Fiano d’Avellino, uno dei vini d’eccellenza della Campania e dell’intero Paese. È sovente prodotto da piccole realtà rurali come l’Azienda vitivinicola Colli di Lapio, condotta da Clelia Romano. Proprio il Fiano d’Avellino 2009 di Colli di Lapio era stato recensito su Wine at Wine, quando era stato degustato in abbinamento ad un risotto alla zucca.

Sgombriamo subito il campo da equivoci che possano indurre in errore. I vini macerati non sono vini bianchi né vini rossi né tantomeno rosati o spumanti.
Sono semplicemente vini diversi.
Sicuramente di qualità, ma nulla hanno da spartire con altre tipologie.
Non sono vini all’ultima moda ma la loro origine si perde nella notte dei tempi, a 5 mila anni fa. Le uve bianche, nella vinificazione, vengono macerate ( contatto prolungato del mosto con le bucce ) dai 15 a 20 giorni ad alcuni mesi a secondo delle scelte dei singoli produttori, prima di essere affinati in botte o in anfora per un periodo compreso tra i 2 e i 5 anni.

Rosa del Golfo, importante azienda del Salento che abbiamo recensito più volte, in grado di realizzare vini tipici, territoriali ma innovativi al tempo stesso. È il caso del Rosa del Golfo, il rosato fresco ed estivo che dà il nome all’azienda; o del Quarantale, vino a base Negroamaro e da lungo invecchiamento; o ancora del Vigna Mazzì, altro vino rosato, sempre da uve Negroamaro, uno dei pochissimi vini rosé che vengono affinati in legno.

Abbiamo incontrato qualche tempo fa la cantina piemontese Ferraris, una delle aziende vitivinicole di punta per la produzione di Ruché e di cui abbiamo già recensito il Ruchè Opera Prima e il Ruchè Clasic. Ma un’azienda del Monferrato che si rispetti non può non avere una produzione propria di Barbera, vitigno che giusto nel Monferrato trova il suo territorio d’elezione. E del racconto di una versione molto particolare di Barbera è quello di cui ci occuperemo oggi.

Abruzzo, terra antica dove la produzione viticola si fa risalire sin dall’età del ferro. Come scrisse Ovidio, nativo di Sulmona, “terra ricca del dono di Cerere e ancor più feconda di uve”. Uve come Montepulciano e Trebbiano, che sono indissolubilmente legate a questa terra.

Oltre che nel vestirsi, ci si "alleggerisce" anche nel mangiare , prediligendo pietanze a base di pesce (spesso crudo), crostacei, ortaggi e verdure, per via del caldo . Le alte temperature oltre che influenzare la scelta del cibo, condizionano anche la scelta del cosa bere e cosa abbinare a questi piatti estivi e colorati.
I vini bianchi in questo periodo dell'anno la fanno da padrone, per la "leggerezza" con cui affrontano il palato anche se non si accompagnano a cibi.
Giovani, freschi, aromatici o secchi, dal colore paglierino con riflessi verdolini, al dorato, sono vini di pronta beva legati al territorio di provenienza.

Giunta in Valle d’Aosta dalla Savoia a metà del diciottesimo secolo, la famiglia Charrère si è sempre distinta per il suo spirito operoso e lungimirante al tempo stesso, esercitando diverse attività legate all’agricoltura e contribuendo alla storia e all’evoluzione della viticoltura nella regione. Obiettivo perseguito osservando da sempre il massimo rispetto del territorio con il continuo miglioramento dei suoi prodotti: tanto che Les Crêtes è oggi un punto di riferimento imprescindibile della viticultura della Valle.

Le dolci colline ed i suggestivi borghi medievali, accompagnano alla scoperta di colture e tradizioni risalenti ad antiche epoche.

Imparare dal vino è quello che ho sempre fatto, si scoprono territori, filosofie aziendali, vitigni diversi, come diverse sono le impronte che tracciano quando li si degusta.

Avevo sentito parlare della cantina di Chiara Ziliani, sebbene, colpevolmente, non ne avevo mai assaggiato i Franciacorta. Trovandomi al Vinitaly, quale migliore occasione per colmare questa lacuna? Sono quindi passato dallo stand degustando i diversi Franciacorta prodotti. Ho avuto quindi la possibilità di riscontrare una qualità media molto elevata insieme a una bellissima piacevolezza di beva. Un’esperienza sorprendente che merita essere riportata.

C'è chi non lo considera vino poiché deriva dall'incrocio tra Vitis Riparia e Vitis Lambrusca e non Vinifera, e c'è chi lo ricorda con piacere come il vino di famiglia.

In Italia cresce il successo dei vini rosati. Di solito, questi vini si caratterizzano per leggerezza alcolica, freschezza e facilità di beva. Parliamo, quindi, di caratteristiche che vanno nella stessa direzione dei nuovi trend di consumo del vino, incontrando il gradimento generale dei consumatori specialmente nella stagione estiva.

Ancora Vinitaly e ancora una verticale, che definire sbalorditiva non mi sembra esagerato. Così è successo che, girando per gli stand, mi sia fermato presso l’azienda Aurelio Settimo. Qui ho conosciuto Tiziana, la figlia del fondatore, che ha preso le redini dell’azienda dalla scomparsa del padre.

Girando per il padiglione della Campania, mi sono fermato presso lo stand dell’azienda irpina Perillo, dove, in modo inatteso, ho avuto modo di assaggiare diverse annate di Taurasi e Taurasi Riserva.

Al Vinitaly si ha la straordinaria opportunità di incontrare, in un tempo ragionevolmente breve, personaggi del vino conosciuti nel corso del tempo e che operano in territori distanti da casa tua anche a molte centinaia di chilometri. Sono così passato dallo stand dei Marchesi di Barolo, cantina di proprietà della famiglia Abbona che si trova nel comune di Barolo e che, come ho già avuto modo di raccontare, ho avuto il privilegio di visitare un anno fa.

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

Girando per i padiglioni del Vinitaly, non abbiamo potuto non sostare presso lo stand dell’azienda Terredora di Paolo Mastroberardino, azienda irpina che quasi due anni fa ho avuto la fortuna di visitare a Serra di Montefusco. Abbiamo quindi degustato le nuove annate della Falanghina, del Lacryma Christi, dei Greco, dei Fiano prima di passare agli Aglianico, ai Taurasi e all’ultimo nato, il passito rosso. I vini si confermano di altissimo livello, molto territoriali e caratteristici. Mi sono poi soffermato su un grande vino bianco, il Fiano d’Avellino Campore del millesimo 2011.

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