Luca Tadeu Ghiara

Luca Tadeu Ghiara

Luca Tadeu  Ghiara, 29 anni . Laureato in Filosofia. Laureando in Tecnologie Alimentari ed Enologiche presso l’Università degli Studi della Tuscia. Corsista e iscritto alla Fondazione Italiana Sommelier.

Ho ancora distintamente chiaro il brusio dei molti partecipanti che curiosi attorniano i banchetti dei produttori: nasi nel bicchiere, sorrisi, domande e scambio di battute; il tutto tra i profumi delle fantastiche forme di pecorino dell’azienda agricola Valle Scannese, che se in un primo momento lasciano pensare alla impossibilità di percepire qualsiasi altro odore, rendono solo l’atmosfera più gioviale e informale, tanto poi nel vino se la qualità c’è, si sente: eccome se si sente!

Si è conclusa da non molto a Roma la “Natural Critical Wine – Vignaioli Artigiani Naturali”, fiera dedicata ai vini naturali, una delle tante preziose eredità lasciateci da Luigi Veronelli che nel manifesto fondante il progetto scriveva: “Cercavamo il sapore della nostra sensibilità planetaria senza preoccuparci del suo sapere forse nella presunzione che un sapere l’avevamo già. E allora il primo atto di sensibilità planetaria è stato quello di interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita.

Sicuramente produrre un buon vino biologico o biodinamico richiede un sapere che è approfondita conoscenza dell’ecosistema viticolo per portare uva bella e sana in cantina e la capacità di trasformarla nel tanto amato vino nel modo più rispettoso possibile adottando, per esempio, lieviti autoctoni e una bassissima dose di solfiti aggiunti.

È con questa etica che lavora anche Daniele Saccoletto, uomo il cui volto sincero dagli occhi vispi e le gote rosse e le mani da esperto agricoltore parlano tanto quanto i sui “Vini pregiati del Monferrato Casalese” come tiene a specificare lui.

Se mi passate la definizione di terroir come il connubio tra l’uomo, profondo conoscitore del proprio territorio e le uve attraverso le quali riesce a veicolarne le peculiarità e farne esprimere tutto il potenziale, in questo caso siamo sicuramente di fronte ad una grande espressione di terroir .
Il vitigno in questione , veicolo di eleganza, è il Trebbiano giallo , menzionato per la sua qualità dal naturalista Giuseppe Acerbi e descritto come uva dalla “polpa duracina e zuccherina”.
Coltivato in molte regioni come Lazio, Lombardia, ma anche Puglia, Umbria e Veneto, trova nella provincia di Viterbo , precisamente nella zona di Montefiascone, il suo terreno d’elezione.
Da queste parti è meglio conosciuto come Roscetto a causa del colore “ quasi rosso” che prende la buccia dell’acino una volta maturo ed è parte integrante insieme al Trebbiano toscano e alla Malvasia puntinata della DOC più rappresentativa della zona : l’Est Est Est di Montefiascone , nella quale è previsto in una percentuale che va dal 25 al 40 % .

Una naturale sensazione di entusiasmo: vermentino nero

E‘ questa la principale emozione che mi ha accompagnato nel tragitto di ritorno per la stretta strada che discende i declivi delle colline, immersa come è tra i profumati boschi e i fitti vigneti coltivati su terrazzamenti interamente inerbiti a rendere elegante e antropizzato un paesaggio già sontuoso.
Siamo sulla Strada del vino dei Colli di Candia: alle nostre spalle le Alpi Apuane svettano bianche e solenni, su tutte il monte Sagro, picco solitario dove l’antico popolo dei Liguri celebrava il culto della pietra; di fronte a noi il Mar Tirreno e in mezzo le colline e poi la pineta che accoglie la riviera versiliese e le vicine province di Massa e Carrara.

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