Antonello Baglioni

Antonello Baglioni

Sono Antonello, ho 37 anni e da quando ne ho 14, fin dai tempi della scuola, lavoro nel mondo alberghiero e della ristorazione collezionando esperienze importanti e molto formative, fino a raggiungere una soddisfacente preparazione. L'interesse nutrito poi per il vino mi ha spinto a fare dei corsi e prendere il diploma dell' A.I.S. Ho lavorato come sommelier in un ristorante stellato e ho avuto la possibilità di stappare e assaggiare grandi etichette. La passione per il vino deve essere cullata e non lasciata morire, ecco perchè mi piacerebbe continuare a parlare e scrivere sul vino, oltre che ovviamente a degustare

In Italia lo sappiamo tutti, ci sono varietà d'uva molto differenti tra loro e che mantengono la loro tipicità , rispecchiando il territorio da dove provengono con livelli di qualità che raggiunge in certi casi l'eccellenza. Sono uve spesso nate da viti autoctone che hanno sopravvissuto al duro attacco della fillossera e che, riscoperte ultimamente, prima dell'estinzione definitiva, ritornano con forza a parlare delle nostre origini, riscoprendo quel bagaglio culturale ricco di storia ma soprattutto di sapori e profumi che altrimenti sarebbero andati persi. Tuttavia la temutissima fillossera ha favorito l'introduzione in Italia di vitigni internazionali che ben si sono acclimatati alle nostre latitudini anche grazie agli innesti fatti su "piede franco" di vite americana molto più resistente al terribile insetto, di quelle europee. Un esempio quasi scontato è il vitigno Chardonnay che possiamo trovare in quasi tutte le regioni vitivinicole del pianeta ma che riesce sempre a regalare emozioni qualche volta anche grandi.

Come il titolo di questo articolo dice e dopo la piccola introduzione, descriverà una degustazione, aprendo una parentesi storica, basata su vini diversi ma nati dalla stessa uva: lo Chardonnay. Non vuole pertanto essere una descrizione accademica, ricca di tecnicismi ma piuttosto un viaggio dal Nord al Sud d'Italia, dove questo vitigno riesce ad esprimersi in modo diverso pur mantenendo (quasi sempre), le sue caratteristiche principali: finezza ed eleganza.

 

In Italia spesso si pensa che i vini bianchi non abbiano la stessa importanza dei grandi rossi che oramai sono diventati famosi nel mondo, ci sono però delle realtà che dimostrano il contrario e fanno conoscere i loro prodotti d’eccellenza riscuotendo importanti consensi, come la cantina Quintodecimo.

Quintodecimo è l’antico nome di Mirabella Eclano, appunto perché il luogo dista 15 miglia da Benevento.
L’azienda è gestita dai Signori Luigi Moio e la moglie Laura, entrambi appassionati del loro lavoro e orgogliosi di quello che hanno creato sino ad oggi.

IL SAGRANTINO DI ROMANELLI

E’ arrivata un’altra occasione per fare una piccola fuga dalla monotonia di tutti i giorni e approfittare dei giorni liberi dal lavoro per fare un week end fuori regione. Dalla Toscana decido di andare in Umbria, direzione: Città di Castello in provincia di Perugia, una cittadina davvero ricca di storia, arte e tradizioni, e anche uno dei più importanti centri di produzione di tabacco in Italia. Oltre a questo ovviamente, non mancano le prelibatezze culinarie, i salumi, i formaggi i tartufi ed il buon vino.

Passeggiando per le vie del centro ho trovato un’enoteca dal nome che la diceva lunga “Syrah”, non mi restava quindi che entrare e assaggiare un buon vino accompagnato da una bella selezione di salumi e formaggi.

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