Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

In passato abbiamo degustato diverse espressioni di Fiano d’Avellino, uno dei vini d’eccellenza della Campania e dell’intero Paese. È sovente prodotto da piccole realtà rurali come l’Azienda vitivinicola Colli di Lapio, condotta da Clelia Romano. Proprio il Fiano d’Avellino 2009 di Colli di Lapio era stato recensito su Wine at Wine, quando era stato degustato in abbinamento ad un risotto alla zucca.

L’azienda Colli di Lapio è stata creata nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. È situata nella vecchia masseria di famiglia in contrada Arianiello, piccola frazione del comune di Lapio. Il paese Irpino, situato a circa 550 metri sopra il livello del mare, si caratterizza per un clima secco e ventilato, per l’ottima soleggiatura estiva e per le forti escursioni termiche. E, più in generale, per offrire condizioni ottimali per la coltivazione della vite. Tanto che Lapio rappresenta il principale centro dell’areale del Fiano di Avellino, tra i 26 comuni dell’Irpinia dove è consentita la produzione di questo vino. E Arianiello è da considerarsi come un vero e proprio grand cru per il Fiano d’Avellino.

Rosa del Golfo, importante azienda del Salento che abbiamo recensito più volte, in grado di realizzare vini tipici, territoriali ma innovativi al tempo stesso. È il caso del Rosa del Golfo, il rosato fresco ed estivo che dà il nome all’azienda; o del Quarantale, vino a base Negroamaro e da lungo invecchiamento; o ancora del Vigna Mazzì, altro vino rosato, sempre da uve Negroamaro, uno dei pochissimi vini rosé che vengono affinati in legno.

Incontriamo questa volta l’azienda in occasione della degustazione di un altro dei suoi vini. Parliamo del Bolina, vino bianco vinificato con l’uva autoctona Verdeca. Vitigno a bacca bianca, la Verdeca è l’uva più diffusa non soltanto nel Salento, ma anche nell’intera Puglia e deve il nome al particolare colore verde degli acini. Il Bolina è un vino bianco, fruttato, affinato senza ausilio di alcun legno, moderatamente alcolico e dotato di una struttura agile.

Abbiamo incontrato qualche tempo fa la cantina piemontese Ferraris, una delle aziende vitivinicole di punta per la produzione di Ruché e di cui abbiamo già recensito il Ruchè Opera Prima e il Ruchè Clasic. Ma un’azienda del Monferrato che si rispetti non può non avere una produzione propria di Barbera, vitigno che giusto nel Monferrato trova il suo territorio d’elezione. E del racconto di una versione molto particolare di Barbera è quello di cui ci occuperemo oggi.

Siamo a Castagnole Monferrato, nell’area collinare che si trova a nord-est di Asti. L’azienda, che ora si estende su 37 ettari e che produce quasi 200.000 bottiglie, si distingue per possedere diversi cru, ossia vigneti che per le particolari esposizioni e per il pregio delle uve che vi si producono, danno vita a vini di qualità molto elevata.

E dal vigneto di San Marcellino, provengono le uve con cui viene prodotta la Barbera Birbetta, nome certamente evocativo della sua caratteristica distintiva: stiamo parlando di una Barbera frizzante, come nella tradizione del Monferrato. Il vigneto, impiantato su un terreno argilloso-calcareo e tufaceo, si trova a un’altitudine di 200 metri e presenta un’ottimale esposizione a sud-ovest. Il sistema di allevamento è il Guyot con una densità d’impianto di 5000 ceppi per ettaro.

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